La prima volta in cui vidi Toni Storm combattere lo ricordo. Era il 2015, ottobre per la precisione. Sul network della Progress misero lo show Endvr di settembre, un progetto che consentiva ai giovani atleti di esibirsi davanti a pochi spettatori (poco più di 100). In quel caso perse contro Jinny, che era già nome più noto nel circuito britannico.
Da lì la strada si è fatta particolare. Perché nel giro di 4 anni è diventata una stella della Progress, ha vinto titoli in Germania, dominato in Scozia. Prima di passare in Giappone e anche lì fare bene, in particolare nella trilogia con Mayu Iwatani. Poi la chiamata della WWE, il ritorno al circuito Uk prima di perdersi nel main roster.
A essere sinceri non ha mai avuto le caratteristiche per essere una atleta di punta di una major. Ma neanche una uppercarder, nonostante le qualità siano sempre state indiscutibili. Ma si notava la difficoltà nel lottare in un ring più grande, con spazi diversi rispetto al solito. Perdeva ritmo, senso della posizione. E poi non aveva un personaggio che la facesse risaltare particolarmente. Nessuno ha voluto lavorare su di lei, seriamente, per farle spiccare il volo.
Oggi abbiamo a che fare con una wrestler diversa. Che magari lascia per strada qualcosa in termini di spettacolo, rispetto al passato. Ma ha acquisito tutto ciò che serve per dominare la categoria femminile americana. Non solo della AEW. È indubbio che oggi, sia per prestazioni che per il personaggio, sia insieme a Rhea Ripley la principale risorsa del wrestling femminile in salsa major.
Certamente il merito va a RJ City, che rispetto a Kenny Omega e a Stokely Hathaway ha una scrittura più focalizzata e più profonda sulle donne. Non c’è solo la cura Storm, ma anche la crescita di Harley Cameron e l’impacchettamento di Megan Bayne e Mariah May.
Toni ci sta mettendo e ci ha messo molto del suo nel lavorare al personaggio del Timeless che l’ha resa nota e ha dato risalto alle sue caratteristiche. Che sapesse lottare lo sapevamo. I match recenti con Lady Frost, Miyu Yamashita, Mariah May e Megan Bayne ne sono una ulteriore conferma. Lo scatto è stato dato nel personaggio, diventato popolare, amato, supportato, atteso, applaudito.
No, almeno io non mi aspettavo una crescita del genere. Non mi aspettavo una Storm in grado di elevarsi senza avere il cappello e la copertura di una federazione più grande. Ha fatto un super lavoro che gli va riconosciuto e a cui la AEW deve continuare a dare sostanza. Anche in previsione di uno scontro con Mercedes Monè che, ormai, appare inevitabile. La paura è che perda il titolo? Se dovesse funzionare la storyline e il match, non importa. È lo spettacolo, quello che meritiamo.








