Dopo aver visto l’ultima puntata dello show blu ci tengo a fare alcune precisazioni, su più fronti. La prima è che l’esperienza, nel wrestling, può fare la differenza. Può persino rendere un match sgradevole una chicca, può far diventare un apatico segmento al microfono, un “promo” storico. E la mancanza di essa, della esperienza sul ring, così come può innalzare un momento verso le stelle, può comprometterne la riuscita in maniera rovinosa. Mi riferisco al virale, e nondimeno tanto criticato, momento della “parrucca” di Jade Cargill; La lottatrice, visibilmente in difficoltà con la tenuta della sua parrucca sul capo, ha deciso di proseguire il match tenendola con la mano sulla sua testa, attirando l’attenzione dei fan più sul suo capo che sul match in corso. Ciò ha reso anche “finto” l’incontro, con la Cargill più preoccupata di non sfigurare con la testa spoglia che di affrontare le nemiche, danneggiandone irreparabilmente il finale.
Altra considerazione obbligatoria che faccio riguarda Trick Williams sul quale, ad onor del vero, non nutrivo grandi speranze. Come la maggior parte dei wrestler usciti da NXT, anche lui mi sembrava, dal punto di vista del lottato, uguale agli altri, dunque anonimo. Almeno fino a quando non ha preso il microfono in mano, dove credo che lui dia il massimo di sé. Mostra di avere confidenza in sé stesso, sguardo fisso e mai ridondante nelle parole. Ha un atteggiamento sicuro sul ring, il che non è cosa scontata, anzi, irraggiungibile a tratti se non lo si possiede per natura. Come Stone Cold nel famoso promo di King of the Ring, anche questo promo (perlomeno per me) ha contribuito a creare una stella. Oggi, dopo Smackdown, confido nel futuro di questo atleta. Passando ad altro, ma questa resta una semplice provocazione, non riesco a digerire il modo in cui Charlotte Flair tira le sue “chop”. Capisco l’importanza del cognome, che molti obbliga ad omaggiare il più illustre parente, ma che senso ha eseguire una mossa di tuo padre se l’esecuzione è mal riuscita ? Siamo sicuri che più che un omaggio, questo, non risulti un dileggio ?
Infine giungo alla gestione di Sami Zayn da parte del team creativo di Smackdown. L’atleta canadese ha sofferto di un periodo confuso, burrascoso. Si è visto diseredare giocoforza dai suo fan, a causa, più che per suo demerito, per i meriti dei suoi avversari, più osannati di lui. Oggi compare sul ring non come “cattivo”, ruolo che in verità non gli si addice mai, ma come antipatico, dove ha sempre dato il meglio di sé. Non sembra aver effettuato definitivamente il passaggio, ma inizia a dare segnali di schizofrenia (del personaggio si intende, che a tratti assume caratteri contrapposti), ora recitando la parte del perdente piagnucolone, ora rinsavendo e tornando ai suoi classici modi di buontempone generoso. Questa rappresenta una novità degli ultimi anni, dove spesso si preferisce un lento e graduale cambiamento del lottatore, evitando quindi i repentini cambi di personaggio degli anni d’oro della WWE, che consente al pubblico di entrare nella parte, viverla passo dopo passo ed emozionarsi, sia in negativo che in positivo, quando questa fase raggiunge il suo naturale epilogo. Che sia questa la volta buona per Sami ? Io ci credo, e ci spero, vivamente.








