Più guardo gli episodi di Smackdown, più rimango perplesso. C’è qualcosa che mi stranisce, qualcosa che non mi convince. Fatico ad appassionarmi alla trama (alle volte dispersiva quando non ripetitiva). Partendo dalla rivalità che dovrebbe essere “principale”, ossia quella che riguarda il titolo massimo dello show. È un corso la faida tra Cody Rhodes e Drew McIntyre, che tutto trasmette tranne originalità. È appena iniziata eppure puzza già di “vecchio”. I due hanno imperniato il loro scontro su un terzo incomodo, Jimmy Uso che però è già in una tribolata situazione col fratello Jey, rispetto alla quale proprio non si capisce dove la Compagnia voglia andare a parare. Sarà propedeutica al turn Heel di Jey? Oppure servirà ad imporre Jey come “buono” ma tenace, in grado di sacrificare anche i rapporti familiari per ottenere il titolo massimo ?
Credo, piuttosto, che servirà a ben poco, e che tutta questa manfrina sia stata messa in piedi per tenere lo spettatore incollato alla Tv per qualche settimana. Passando in rassegna le stranezze, c’è Tiffany Stratton che sembra aver perso lo smalto iniziale. È visibilmente dimagrita e lotta con meno ardore di prima, anche se questa può essere impressione personale. Eppure nulla è cambiato per lei; Detiene ancora il titolo femminile e continua a vincere su tutte. Ciò che però risulta oggettivo, è il ritardato turn Heel di Jade Cargill. Questo doveva avvenire un anno fa, durante la storyline con Bianca Belair. Oggi sa di posticcio e raffazzonato. Gli MFT non riescono ad imporsi, nonostante un make Up nuovo e temibile. Tama Tonga, il più quotato di tutti, è tornato visibilmente appesantito, ed è l’unico che da questo face painting ne verrà penalizzato. La sua mimica, i suoi versi, erano stati il suo punto di forza. Attitudini che con il nuovo look verranno irrimediabilmente depotenziati.
Proseguendo nel carosello delle incongruenze c’è la rivalità tra Priest e Aleister Black, trascinata ad oltranza da diversi mesi. Questi due portano avanti il loro odio a suon di aggressioni nel backstage, senza mai giungere a scontri fatidici su grandi palcoscenici. Insomma, un racconto che non sembra avere un fine e neppure un mordente. Unica nota positiva il ritorno, e la conquista del titolo U.S., di Dragunov, assente dalle scene da quasi un anno per via di un infortunio. Dragunov è tornato più robusto, il che è sempre un bene per chi vuole lanciarsi nel Main event. Ciò abbinato ad una naturale connessione col pubblico, e ad indubbie capacità sul ring, lo porterà più in alto in breve tempo. Uno Smackdown, dunque, che sembra scritto di malavoglia, all’interno del quale molte rivalità sono tirate per i capelli, mentre altre paiono inconcludenti quando non noiose addirittura. Un netto calo di qualità che non può essere imputato solo agli atleti, ma che deve essere ricondotto ad un periodo dell’anno in cui c’è carenza di originalità e pure di voglia di sorprendere.








