Amici ed amiche di Zonawrestling.net, un saluto dal vostro Dario Rondanini, di nuovo con voi per un nuovo appuntamento settimanale. Quest’oggi sono qui per portarvi un argomento che mi tocca particolarmente, per diversi motivi. Sia per un discorso etico, di moralità, ma anche per un discorso puramente da fan e fruitore del prodotto da ormai oltre vent’anni. Vorrei parlare con voi della questione dei ritiri, e provare a capire insieme quali sono le motivazioni del perchè c’è un problema con essi.

Partiamo da un qualcosa che fa molto Capitan Ovvio: il wrestling fa male. E farlo per tanti anni, specialmente a ritmi assurdi come quelli della WWE, obbliga i wrestler a fare una scelta dolorosa prima o poi, ossia appendere gli stivali al chiodo. Ovviamente, quando si tratta di esseri umani, i ritiri possono essere dovuti a molti fattori, ma quelli più comuni sono due: gli infortuni e l’invecchiamento.

Se parliamo di quelli per motivi di salute, quelli che saltano subito in mente sono quelli di Daniel Bryan, Edge e Paige. Ho preso questi tre apposta perchè quando furono annunciati, i tre wrestler in questione avevano delle problematiche di salute molto importanti, e tutti potremmo dire accomunati da un unica parte del corpo che aveva particolarmente risentito dei colpi subiti negli anni: il collo. Personalmente, Edge è da anni il mio wrestler preferito in assoluto, e quando fu costretto a ritirarsi mi crollò il mondo addosso. Anche con Daniel Bryan fu lo stesso, dato che la sua Road to WrestleMania fu quella che più di tutte mi aveva emozionato nei miei anni da fruitore del prodotto (e ho letto il libro e visto il documentario che la WWE realizzò in seguito, delle piccole perle da recuperare se siete appassionati). Con Paige, chi mi conosce lo sa, Saraya è sempre stata la mia “celebrity crush”, al punto che ce l’avevo come sfondo del pc tanti anni fa, un po’ come le ragazzine che avevano i poster dei cantanti in cameretta.

A parte la terribile sfortuna che hanno tutti e tre, dato che appena inizio ad appassionarmi a loro questi si fanno male in maniera gravissima, le loro vicende, fortunatamente culminate nel migliore dei modi e con dei ritorni, ci fanno capire che sebbene il wrestling sia doloroso e non sia qualcosa alla portata di tutti, quando il corpo ha il giusto tempo e modo di riposarsi, può attivare processi che permettono di ristabilirsi, e infatti Bryan fu il primo a tornare, regalandoci la bellissima parentesi da “Planet Champion”, prima di continuare a impressionare in AEW e regalarci dei match che hanno confermato la sua grandezza. Anche Edge e Paige sono riusciti a tornare, e tutti ci ricordiamo il grande ritorno di Edge alla Royal Rumble del 2020, quando ormai ci eravamo rassegnati a non vederlo più lottare. L’insegnamento che possiamo trarre da tutto ciò è che, quando c’è di mezzo la salute, nulla può impedire al wrestler di ritornare qualora ci siano i presupposti, e soprattutto che possiamo essere felici che possano essere in grado di riprendere, e chiudere, la carriera a modo loro e non perchè si è stati costretti a farlo.

Fin qua tutto bene, no? Beh, sì, i problemi iniziano a vedersi quando il ritiro avviene perchè il wrestler dice basta. Anni di sacrifici, di bump, di infortuni, alla fine verrebbe naturale smettere, no? In teoria sì, ma sotto questo aspetto il wrestling è del tutto inebriante come un ottimo vino, è passione, coinvolgimento, come una storia d’amore molto intensa, se vogliamo. Quando si smette, c’è sempre la voglia di ritornare, di volerne ancora. Se è vero quindi che il wrestling un po’ ti porta a volerne sempre di più, dall’altra parte è vero che esso si poggia su delle regole non scritte che a mio avviso sono fondamentali per conservarne il senso e la “purezza”. Una di queste è, appunto, la sacralità della parola “ritiro”. Se da un lato si può giustificare e anzi, incoraggiare, il wrestler che si ritira per motivi di salute, quindi indipendenti dalla sua volontà e che perciò vuole tornare a fare ciò che ama, dall’altra parte quando un wrestler decide di sua sponte di ritirarsi, a mio avviso non dovrebbe più tornare a lottare.

Di esempi se ne possono fare diversi, tutti a loro modo eclatanti. Uno dei nomi che subito vengono in mente è quello di Terry Funk, che per quanto sia e sempre resterà una leggenda indimenticabile del business, con gli anni si è rivelato una inesauribile fonte di meme perchè ha lottato una quantità incredibile di “match di ritiro” che poi non si sono mai rivelati veramente tali. Ma nella mia personale esperienza di fruitore del prodotto, il primo nome a fare ciò è stato Ric Flair. Tutti ricordiamo il match indimenticabile di WrestleMania 24 contro Shawn Michaels (il match del “I’m sorry, I love you”), che aveva per stipulazione il ritiro di Flair qualora questi avesse perso. Perdendo, tutti credevamo che una delle più grandi carriere della storia del wrestling si fosse conclusa (vi ricordate anche la commovente cerimonia tributata al Nature Boy a RAW?). Tutti abbiamo salvato nelle nostre playlist “Leave The Memories Alone”, non mentite! Immaginate la mia delusione, quando tempo dopo, ho visto Flair apparire in TNA. Se poi pensiamo che Flair in TNA non ha fatto poi tantissimo, salvo regalarci uno dei meme più belli di sempre, la mitica battaglia a suon di “Wooo” con Jay Lethal, la cosa fa ancora più male.

Per ironia della sorte, anche l’altro protagonista di questo iconico match, Shawn Michaels, è coinvolto in questa mia invettiva contro i “finti” ritiri. Per quanto anche lui ci abbia salutato con un autentico capolavoro contro Undertaker a WrestleMania 26, purtroppo anni dopo ce lo siamo ritrovati di nuovo sul ring, e ahimè il risultato è stato assolutamente incommentabile (ci ricordiamo tutti quello sfacelo che fu DX vs Brothers of Destruction in Arabia, no?). Se già il solo fatto di vederlo invecchiato e senza più la lunga chioma faceva male, il match che ne venne fuori fu una vera e propria lettera d’amore all’INPS. Assolutamente inguardabile, e se pensiamo che questo giudizio è riservato a un match che ha al suo interno quattro protagonisti assoluti del miglior periodo della storia del wrestling, non possiamo fare altro che sentirci male. E come non citare anche la scena di Undertaker stesso a WrestleMania 33, che dopo aver perso in malomodo con Roman Reigns lascia l’iconico attire sul ring, storico e provato simbolo di ritiro, solo per tornare a lottare dando però chiara impressione di essere solo la eco dello straordinario performer che tutti abbiamo amato?

Come ultimo esempio, non posso fare altro che portarvi quello più recente: Brock Lesnar. Quello che abbiamo visto a WrestleMania con Oba Femi è stato emozionante a dir poco. Un match durato sì poco, ma che nella sua brevità ha elevato in maniera indicibile Oba Femi, che si candida ad essere uno degli atleti di punta della federazione per gli anni a venire. La scena di un Lesnar che si toglie guanti e stivali lasciandoli sul ring, che saluta il pubblico e abbraccia Heyman commuovendosi è una scena che pensavamo di non vedere mai, che ridà grande umanità ad un performer che per anni è stato tutto tranne che umano, una vera e propria macchina da combattimento che non guardava in faccia nessuno. Tutto bellissimo, ma ahimè vanificato da un ritorno poche settimane dopo. Vero è che questo ci ha portato a Clash In Italy dove abbiamo visto Lesnar in Europa dopo oltre 20 anni, e non nego che anche questo sia stato emozionante, dato che anche io ero presente, ma è l’ennesimo ritiro finto, sacrificato per vendere dei biglietti ad un evento che probabilmente si sarebbe riempito comunque, data la storicità.

Il punto è che si sono creati dei pericolosi precedenti, e tutti con un unico comune denominatore: il denaro, e in certi casi probabilmente anche l’ego. Certi personaggi avrebbero avuto l’occasione di ritirarsi perfettamente e rimanere degli eroi immortali agli occhi dei fan, ma invece hanno preferito guadagnare ancora e fare un “ultimo match” dove svengono più volte e causano il panico tra tutti i presenti. Che dire, contenti loro. Anche Lesnar, aveva realizzato il ritiro ideale: mandato over un giovane elemento molto futuribile, andato via da eroe amato dalla folla, per poi tornare per motivi legati al guadagno. Mi direte che è un lavoro, e che essendo tale bisogna guadagnare, ma il wrestling dura da anni anche perchè si è ritagliato un posto nel cuore della sua fanbase per avere poche regole, ma ben radicate e immutabili. Se si riducono anche queste poche regole ad un gioco di potere e di soldi, si rischia grosso per il futuro, a mio avviso.

Per fortuna, vi sono altri wrestler ritirati molto di recente che stanno mantenendo la sacralità del ritiro, vedi Batista, Sting in AEW, e perchè no, mettiamoci anche un John Cena e un AJ Styles, sebbene per questi ultimi sia passato troppo poco tempo e lo spettro del ritorno continui ad aleggiare prepotente, soprattutto su Styles, corteggiato inevitabilmente dalla All Elite Wrestling.

Sperando di non essere sembrato troppo catastrofico, per questa settimana mi fermo qui. Ringraziandovi ancora per la lettura, vi auguro buon proseguimento sulle pagine di Zonawrestling.net e vi do appuntamento alla prossima occasione!

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