Nasce oggi una rubrica che il sottoscritto attendeva da tanti anni. “WCW History” sarà un modo per ridare interesse e dignità ad un brand e a una storia che è stata marchiata negli anni di facili ironie, critiche, mistificazioni garantite dalla narrativa propinata dalla WWE in questi vent’anni.

Ecco perché è giusto ripartire dalla fine, dal 26 marzo del 2001, quando a Panama City si tenne l’ultima puntata di Nitro. Senza i social di mezzo, l’intervento della famiglia McMahon nel programma fu un vero e proprio shock per i fan, che accolsero in maniera tiepida questa inaspettata invasione. L’atmosfera divenne piuttosto surreale, ravvivata solo da un promone di Ric Flair e dal suo match, nel main event, contro Sting – buono solo per lo starpower messo sul ring, meno per la sua fattibilità.

A dire che nel gennaio del 2001, la Fusient Media (gruppo di imprenditori capitanati da Eric Bischoff) aveva indetto una conferenza stampa per annunciare l’acquisizione della WCW. Un passo decisamente più lungo della gamba perché la AOL aveva sì accettato la proposta di 60 milioni di dollari, ma poi aveva deciso di levare la possibilità di trasmettere Nitro sui suoi canali (TNT o TBS). Senza una copertura televisiva, a quel punto la trattativa è saltata, e Vince McMahon si è tuffato come uno squalo: offerta di 7 milioni di dollari, comprendente 4 milioni per la libreria video e altri 3 per la rilevazione di una trentina di contratti e per il pagamento delle spese burocratiche.

Perché AOL voleva vendere? La WCW non sarebbe fallita se l’azienda avesse continuato a investirci. Ma con minori ascolti e circa 200 wrestler a libro paga con contratti pluriennali, aveva un rosso di bilancio spaventoso. Inoltre le principali superstar sarebbero rimaste a loro libro paga invece che del marchio WCW. Perciò mollare un peso al primo che passava era l’unica scelta possibile, ancora a costo di svendere (cosa che è accaduta).

Prima durante e dopo quel 26 marzo successero diverse cose. Ad esempio, DDP era stato l’unico wrestler a cui era stato detto che la WWF aveva acquisito il contratto. Chavo Guerrero invece aveva passato le ore antecedenti quella puntata a chiamare lo zio Eddie per chiedergli di intercedere con i McMahon per avere un contratto. Booker T si abbracciò a lungo con il fratello Stevie Ray e l’amico Scott Steiner, certo che si sarebbero separati. In diretta televisiva, invece, Vince McMahon aveva licenziato l’ex Luger, Buff Bugwell, Dustin Rhodes, Road Warrior Animal e soprattutto Jeff Jarrett: tutti avevano fatto o detto qualcosa che il Chairman della WWE non aveva mandato giù.

Nello stesso momento si sommavano le paure. Matt Hardy ha raccontato che nel locker room della WWF ci fosse la chiara paura che questa acquisizione significasse nuovi arrivi e dunque dei licenziamenti. Stesso pensiero nel locker room WCW, come raccontato invece da Shane Helms (al tempo campione cruiserweight della compagnia di Atlanta): era chiaro che pochi fortunati avrebbero trovato spazio nella nuova realtà mentre tanti altri avrebbero dovuto reinventarsi nelle indy del tempo. Nel frattempo, nel backstage, Arn Anderson e Jimmy Hart della WCW e Gerald Brisco e John Laurinaitis della WWF lavoravano a stretto contatto per la messa in onda dell’ultimo Nitro.

Eppure la storia non si sarebbe dovuta fermare lì. Seppur riluttante, Vince McMahon era stato convinto a proseguire il percorso della federazione rivale. Prima della Invasion, la WWF aveva organizzato un tour celebrativo in partenza in estate che avrebbe dovuto portare ad un programma televisivo di un’ora al sabato dedicato alla fu WCW. La prima data, il 27 giugno, sostenuta da alcuni video promo, si era rivelata un flop di vendite e non venne mai messa in scena.

Purtroppo, senza la presenza dei grandi nomi del passato e con un Booker T che non rappresentava il prototipo del perfetto main eventer, il prodotto non risultava abbastanza appetibile per poter rappresentare un business. La WWE ha poi imparato che per fare un rilancio devi affidarti alle vere stelle: nel 2005 One Night Stand, omaggio alla ECW, è stato un successo senza precedenti.

Simone Spada
Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.