Nella seconda parte del 1998, il regno di Goldberg aveva trascinato Nitro. Non era stato di chissà quale valore, in realtà. Gli avversari era stati in principal modo di medio-basso livello, se si eccettua gli scontri con Sting, DDP e The Giant. Ma in quel momento storico l’ex giocatore di NFL bucava lo schermo, era praticamente la salvezza di una WCW che stava soccombendo da tempo alla WWF negli ascolti. Anche in maniera sonora.

Così Eric Bischoff pensò che l’unico modo per ritornare in auge sarebbe stato quello di rilanciare tutti quei nomi che erano stati messi nelle retrovie dall’esplosione di Goldberg, che da tempo spingevano per rivedere la luce. Così capita che nel giro di nove mesi si succedono la bellezza di nove cambi titolati. Uno al mese, alle volte anche uno nella stessa giornata. Perché? Per dare maggiore imprevedibilità agli show, almeno così sperava. In realtà dal gennaio del ’99 all’agosto dello stesso anno si vivrà il momento più confusionario della storia della WCW.

Non si tratta solo di cambi titolati, ma di continui turn completamente a caso, incoerenza narrativa, ritorni di stable (NWO) che sfumano dopo pochi mesi, sempre i soliti match ripetuti più volte (Hogan-Flair, Hogan-Savage, DDP-Sting, Nash-Flair). Se c’era un segnale che il pubblico americano aveva dato l’anno prima era che aveva bisogno di vedere qualcosa di nuovo, non di imprevedibile. Qualcosa di sensato, che potesse durare nel tempo, non qualcosa di già visto e stravisto. Voleva volti nuovi, non l’usato garantito. Ci si avvicinava al 2000, al Millennium Bug, all’era digitale. Mentre la WWF aveva compreso come il passato dovesse essere lasciato alle spalle, la WCW vi rimaneva ancorata chiudendo gli occhi. E si sa, quando chiudi gli occhi, vai a sbattere.

Si inizia il 4 gennaio con il famosissimo Fingerpoke of Doom di Hogan a Nash che segna il ritorno della NWO. Due mesi dopo tocca a Flair conquistare il WCW Heavyweight Title in un First Blood Steel Cage in cui il Nature Boy vince con l’inganno. Dopo 28 giorni è DDP a vincere un po’ a sorpresa il titolo in un Four Way con lo stesso Flair, Hogan e Savage. Ci possiamo evitare un doppio title change in una sola serata? Ovviamente no: il 26 aprile, Sting batte DDP nell’opener di Nitro e conquista la cintura; due ore dopo, nel main event, perde un Four Way con presenti Goldberg, Nash e DDP – quest’ultimo ritorna in possesso dell’alloro dopo una interferenza di Randy Savage ai danni di Nash.

Passano 13 giorni, al ppv Slamboree (9 maggio) accade il sesto cambio titolato in meno di cinque mesi con Nash che supera DDP. Big Sexy è in feud con Randy Savage e Sid Vicious, cosa potrà mai accadere? Sì, avete capito: due mesi dopo i due battono il campione e Sting in un tag team match, e Randy si aggiudica il titolo. Penserete ora che ci sarà stato un regno in grado di durare più di due mesi, no? E no! Il giorno dopo a Nitro Hogan batte Savage nel main event e diventa un sei volte campione WCW.

Hulk Hogan, tornato coi consueti colori giallorossi, ha la fortuna di avere un bel regno di almeno 62 giorni. Poco più di due mesi. Ed ecco il gran finale: Sting turna heel e batte con l’inganno Hogan, dopo esser stato spinto alla trasformazione da Lex Luger. E’ il nono cambio titolato in nove mesi dove è davvero accaduto di tutto. Dove davvero si è visto di tutto. Quello che seguirà sarà l’inizio del duplex formato da Russo e Ferrara, firmati al posto di Bischoff. Non avranno fortuna e anche loro non sembreranno così tanto lucidi in diverse scelte. Ma questa è un’altra storia.

Simone Spada
Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.