Quante volte in questi anni ci siamo ritrovati a lamentarci del fatto che le federazioni non sfruttano i nostri wrestler favoriti? Quante volte ci siamo lamentati della poca esposizione, dei match mancati, delle occasioni perse. E magari ci diciamo che la cosa migliore sarebbe se ne andasse altrove, a trovare nuovi stimoli. Provo a rigirare il concetto: immagina che questa cosa accada davvero e che nella nuova realtà non riesca a trovarsi. Cosa penseresti? Colpa di chi lo gestisce o colpa sua?

Bret Hart non è mai stato un uomo facile, e il tempo e i fallimenti e i lutti hanno reso il suo carattere via via più rognoso, duro. Però quel giorno, quel 15 dicembre 1997 era davvero il migliore al mondo. Non c’entra quanti titoli avesse vinto o per quanto tempo li avesse tenuti. Era il migliore, punto e basta. L’unico in grado di fare sempre un bel match, di elevare gli avversari, di garantire spettacolo con una pulizia nel modo di portare i colpi e di sellarli invidiabile. Senza timore di smentita: non c’era nessun Shawn Michaels che tenesse, era di gran lunga superiore all’Heartbreak Kid (e ancora oggi lo è, sebbene abbia ottenuto molta meno gloria).

Bret aveva deciso di accogliere l’offerta WCW anche su invito di Vince McMahon che, finanziariamente, non poteva più sostenere il suo contratto. Era stato presentato come una star, ma poi inglobato in una logica di scrittura terribile. Sì, la scrittura di Bischoff e Sullivan e tutta quella cricca che nel wrestling ha fatto più danni che altro. E se il buongiorno si vede dal mattino, la prima mossa è stata quella di farlo partecipare al ppv Starrcade per fargli fare da arbitro speciale (sic!) alla sfida tra Bischoff e Zbyszko e poi inventarsi arbitro (sic!) nel main event tra Hogan e Sting. Come se oggi la WWE prendesse Okada per fargli da… arbitro speciale di The Miz vs Bad Bunny e subito dopo agevolasse la vittoria del titolo di McIntyre contro Lashley. Totalmente a caso.

Eppure gli inizi non erano stati male. Un bel feud con Ric Flair, un gran bel match con Curt Hennig memori delle interazioni passate. L’idea è quella di materializzare un feud per il titolo del mondo tra Hogan e Hart, un po’ il sogno di tutti visto che non si era mai tenuto. Però, esattamente come accadde qualche anno prima, Hogan si rifiutò di portare lo scontro in tv per non dover jobbare al canadese. A quel punto che fai? O gli consenti di proseguire da face vivacchiando nel midcarding o gli consenti di girare heel per.. vivacchiare nel midcarding.

Succede proprio questo: The Hitman gira heel ad aprile ’98 e si allinea, seppur da indipendente, alla NWO. Ha un feud così così con Randy Savage, rimane nelle retrovie senza molti stimoli e deve attendere un altro anno prima di ricevere una stiracchiata title shot al titolo mondiale e un po’ di considerazione. In pratica il migliore del mondo viene trattato come uno qualunque in nome di un equilibrio precario nel locker room dove due fazioni si fronteggiavano per accapparrarsi i posti migliori in card.

In pratica una stella da 3 milioni di dollari l’anno finisce per essere equiparato ad un midcarder. Non è più il migliore. E nel momento in cui il wrestling dall’altra parte evolve, lui regredisce assieme a tutta la truppa con continui turn sempre più insensati e qualche vittoria che sa di contentino. Quando esce fuori la sua luce? In quello che in maniera ingenerosa ritiene sia stato uno dei peggiori momenti della sua carriera. Chiaramente influisce l’infortunio patito da Goldberg. Ma l’ultimo barlume della sua stella arriva soltanto quando Vince Russo decide di farne il simbolo della rinascita della WCW. Nasce la NWO 2000, inizia il suo regno e mette in piedi uno dei match più belli dell’epoca contro l’amico Chris Benoit.

Per definire il suo stint nella federazione di Atlanta basterebbe ripetere la frase che Eric Bischoff scrisse nel suo libro “Controversy creates Cash”: non sapevamo come usare Bret Hart. Lo stesso canadese ha ammesso qualche anno fa che Vince McMahon lo ammonì sull’incapacità di Bischoff di saper trattare i wrestler a differenza di quanto accadeva in WWF. Alla fine, in maniera deludente, quella stella si è spenta. E il migliore non è mai più stato tale.

Simone Spada
Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.