Successe in maniera strana, per certi versi ragionata ma anche fuori controllo. Più volte quella storyline è stata riproposta in ogni federazione, la stessa WCW provò a farne una parodia con Sid Vicious e la sua interminabile streak di powerbomb. Ma niente è stato così devastante come quella di “Da Man”, Bill Goldberg. Quattordici mesi vissuti col piede sull’acceleratore per vedere che effetto fa l’adrenalina.

L’adrenalina la sentì tutta addosso. Il 22 settembre 1997 debuttò a Nitro senza neanche beneficiare dell’ingresso televisivo, a differenza del suo sfidante Hugh Morrus. Doveva essere il classico jobber, ma quando uscì dal moosault del suo avversario, in molti capirono che stava succedendo qualcosa di inaspettato. Goldberg vinse con una Jackhammer fatta con difficoltà, eppure efficace per convincere il pubblico a seguirlo con interesse.

La corsa fu inarrestabile. Le statistiche dicono 173-0, la leggenda parla addirittura di un possibile 185-0 mai verificato. Nel giro di pochi mesi non solo distrugge in pochi minuti tutti quelli che si ritrova davanti (in genere lowcarder o midcarder come Steve McMichael o Perry Saturn) ma si prende anche il titolo americano dalla vita di Raven. E il pubblico lo supporta, lo ama. Non vuole sentirlo parlare, vuole vederlo menare. Poi se lo fa bene o male, poco importa. Interessa che rappresenti qualcosa di vero in una federazione fin troppo abusata dalla NWO.

Ha troppe vittorie e persino un titolo con sé per non spaventare proprio l’NWO. La WCW è già in difficoltà nei ratings, sta perdendo da troppe settimane ma l’ascesa di Goldberg sta lì a dimostrare come si debba guardare altrove dai soliti 3/4 main eventer visti ripetutamente per due anni. Il 6 luglio la popolarità è così alta che sarebbe un peccato non sfruttarla: batte prima Scott Hall ad inizio Nitro e poi Hulk Hogan nel main event. Ci sono 41 mila persone ad Atlanta, è tutta una bolgia per lui.

La decisione venne presa all’ultimo minuto da Eric Bischoff. In realtà il match sarebbe dovuto andare in onda al ppv successivo, ma le continue vittorie di Raw lo convinsero – per una notte – a cambiare strategia. I numeri furono positivi: Nitro vince nei ratings 4.8 a 4.0, con un picco di 6.91 (circa 10 milioni di telespettatori) proprio nel main event.

Una follia venuta bene, ma che rimane comunque una follia. Infatti Goldberg fruttò appena 6 vittorie su 24 confronti con Nitro. La puntata del 26 ottobre è stata l’ultima in cui abbiamo visto lo show della WCW sopravvanzare Raw. Da quel momento in poi la tv americana assistere ad un lungo monologo che dura ormai da 22 anni. Ci pensarono Kevin Nash e Scott Hall a mettere fine a quella corsa, con Hulk Hogan gran burattinaio nel dietro le quinte. Poche settimane dopo vedremo il Fingerpoke of Doom.

Il regno di Da Man, alla faccia di chi dice che non sapesse lottare, ebbe anche dei momenti fortunati. Il match con DDP di Halloween Havoc permane ancora oggi come uno dei migliori della storia della WCW. Ma fu uno dei pochissimi picchi in un percorso che lo vide battere soprattutto scarti o pochi uppercarder perché nessuno dei precedenti main eventer voleva jobbare al pivellino che nel backstage si comportava anche da primadonna. Ecco perché dovette fare i conti con Raven, Meng, The Giant, Curt Hennig e Scott Putski, non certo il gotha del roster WCW.

Simone Spada
Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.