Può capitare nella storia del wrestling che un atleta non particolarmente bravo possa avere successo. Basta solamente azzeccare il personaggio giusto, la posizione giusta nella card, ed ecco che tutto cambia e il pubblico inizia a tifarlo. Si tratta di un azzardo che paga, soprattutto se una federazione non sta brillando negli ascolti.

The Cat era un motivo atteso in tutte le arene degli Stati Uniti. Non era molto capace, sapeva fare cinque mosse in croce ripetute per dare un senso al match. Il suo superkick non era particolarmente letale eppure gli consentì di vincere parecchi match. Sì, perché pur essendo dotato di un fisico e di caratteristiche da jobber, vinceva parecchio. Ciò che gli permise di svettare rispetto ai propri colleghi fu l’abilità di connettere col pubblico, supportato da una theme song riconoscibile e apprezzata.

Così nella seconda metà degli anni 90 divenne addirittura commissioner della WCW. Sì, avete capito bene. Superate le follie di Vince Russo, lo stesso decise di puntare sul consueto scontro tra il CEO face (Ric Flair) e il commissioner heel (Mike Sanders). Cat si inserì nella disputa sfidando Sanders, strappandogli – dopo una lunga rincorsa – il ruolo a Millenium Final in novembre. Di seguito perse e riconquistò la posizione contro Lance Storm, con il quale aveva già avuto un discreto feud

Poteva essere una scelta strana, e invece si rivelò perfetta. Nel momento in cui Ric Flair decise di passare heel fondando i Magnificent Seven, Cat si schierò prontamente a favore di tutti i face di punta della WCW: Kevin Nash, DDP, Sid Vicious, Dustin Rhodes, Booker T. Lottò assieme a loro, vinse dei match, riuscì a strappare condizioni vantaggiose per alcuni title match, uno toccò proprio a lui contro Scott Steiner. E il pubblico impazziva per lui, impazziva per i suoi balletti, attendeva che si presentasse col suo completo lunghissimo e i suoi occhialini da solo per contrastare Flair e dare una speranza ai buoni.

Nell’ultimo ppv, Greed, vinse ancora. Kanyon dovette cedere il passo all’ultimo sussulto del commissioner. Che, ovviamente, sparì nell’ultima puntata. La WWF lo prese per un breve periodo per utilizzarlo solo negli house show, poi lo lasciò andare. Finì qui la sua carriera, anche se di tanto in tanto ha lottato qualche match nelle indy sfruttando i bei tempi andati.

Simone Spada
Giornalista professionista ed esperto di comunicazione, dal dicembre del 2006 è redattore di Zona Wrestling. Negli anni è stato autore di rubriche di successo come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Il primo giornalista in Italia ad aver parlato diffusamente di TNA ed AEW su un sito italiano di wrestling.