La notizia ha sconvolto un po’ tutti, ed è di quelle epocali: la Insane Championship Wrestling, massima esponente del wrestling europeo, sbarca in Italia con un accesso televisivo in chiaro.

L’accordo è stato siglato assieme a Nuvolari e consentirà alla promotion scozzese di essere irradiata da venerdì 8 aprile in Italia, San Marino, Svizzera italiana, Malta, Capodistria, Vaticano e Principato di Monaco. Per la prima volta arriva sugli schermi italiani un prodotto fuori dai canoni americani, con una fortissima componente adulta, dove si bada molto al sodo delle storie e meno agli orpelli da fanfara a cui siamo stati abituati per oltre vent’anni. Ne parlo con quello che sarà il commentatore ufficiale del programma “ICW Fight Club”: MARCO PIVA, già noto per le sue telecronache in italiano degli show ICW sul loro canale on demand e per quelle in inglese degli show ASCA.

Partiamo dal principio di tutto: quando nasce e cos’è la Insane Championship Wrestling per coloro che ancora non la conoscessero o la conoscono poco?

La Insane Championship Wrestling nasce nel 2006 a Maryhill, un quartiere popolare di Glasgow, da un’idea di Mark Dallas, che al periodo aveva 21 anni. Nostalgico della ECW e della Attitude Era, Dallas (tutti lo chiamano così, anche la sua compagna) decide di creare la sua compagnia di wrestling. Il primo show, che si tiene il 15 ottobre, si chiama Fear & Loathing e si svolge in quella che si può paragonare al salone del consiglio di quartiere di fronte a poco più di 70 persone. Inizialmente la ICW fatica a decollare, tanto che tra il luglio 2007 e il febbraio 2010 organizza un solo show. Ma da lì comincia la crescita. Per definire la federazione in breve, la ICW organizza show di pro wrestling (che nessuno parli di “sports entertainment”, per favore) in cui tutti i match sono no-DQ. Non sono spettacoli indirizzati ai bambini, diciamo che è più facile vedere un dito medio alzato che un sorriso. Ci si concentra sulla qualità degli atleti sul ring e sulle storyline.

Come si è arrivati al punto attuale di una promotion scozzese che riesce a competere in casa propria con la WWE e a proporre uno spettacolo con 4 mila persone? Dove è avvenuta la svolta e cosa ha contato secondo te?

Non credo ci sia stato un singolo momento in cui la ICW ha fatto il salto di qualità, ma una serie di passaggi. Il filo conduttore di tutto è comunque Mark Dallas con il suo sogno e la sua incapacità a mollare il colpo. I momenti chiave, secondo me, sono lo show di esordio che ho nominato prima; il ritorno del febbraio 2010, con ICW Payback; il trasferimento degli show in centro città, in una zona più facilmente raggiungibile anche da fuori Glasgow (novembre 2010, Fear & Loathing 3); il primo show fuori da Glasgow (Tramspotting, a Edimburgo, nel febbraio 2013); il primo show con più di 1.000 persone di pubblico (Fear & Loathing VI, ottobre 2013..).

Pensi che la sua unicità permetta alla ICW di fare breccia in una fetta di pubblico che un tempo si sarebbe detta “di nicchia” e che ora si ritrova sempre più vasta? Perché piace così tanto?

In patria, direi proprio di sì: non è uno show per bambini, per nulla (tanto che l’ingresso è vietato ai minori poiché nel locale si vende alcol, secondo una legge vecchia ma ancora valida). Il pubblico della Insane è fatto di gente che segue fedelmente il wrestling, che ama andare a tutti gli show per non perdersi nulla delle varie storyline, delle peripezie dei vari personaggi. Per la maggior parte è gente tra i 20 e i 25, quelli che magari altrove e senza un prodotto simile avrebbero perso l’amore per la disciplina, ma ci sono anche persone con i capelli bianchi tra i fedelissimi.

Secondo me la Insane ha in più rispetto al molte altre federazioni un’attenzione speciale alle storyline, ad assicurarsi che tutto abbia senso (e le poche cose che possono creare dubbi vengono sempre spiegate o risolte). L’entusiasmo dello “zoccolo duro” poi porta sempre più persone a voler vedere almeno uno show. Questo ha aiutato la ICW a fare il tutto esaurito al SECC a novembre scorso (4.000 biglietti) e ha convinto Dallas a osare: Fear & Loathing IX si terrà all’Hydro, con 11.000 biglietti in vendita.

Se dovessi focalizzare la tua attenzione sul roster, quali sono secondo te le stelle polari sui cui corpi è marchiato lo stile ICW?

Questa è una domanda difficile, perché la ICW ha uno stile variegato. Secondo me però non si può evitare di nominare Chris Renfrew: presente ai primi show, aveva deciso di lasciare il wrestling proprio quando la ICW era andata in crisi. Dallas l’ha convinto a combattere un’altra volta, un ultimo match, e Renfrew ha accettato per amicizia. Lo show è andato benissimo, il che ha dato a Dallas la forza di continuare e a Renfrew la voglia di ricominciare ad allenarsi. Da quando la ICW ha accelerato la sua scalata vertiginosa verso le vette del pro wrestling, Renfrew si è messo in perfetta forma fisica (prima era un omone con la pancetta da birra) ed è migliorato incredibilmente sul ring. È “brutto, sporco e cattivo”, amato anche quando si comportava in maniera intollerabile, è uno che non te la manda mai a dire…

Ma poi bisogna anche nominare BT Gunn, il suo compagno nella NAK e amico fraterno, che è ormai uno dei migliori wrestler in UK; Jack Jester, il primo a portare la ICW a livelli di extreme paragonabili a quelli della vecchia ECW; Mikey Whiplash, un tecnico sopraffino che sa anche ricorrere alla violenza più efferata; Noam Dar, uno che è cresciuto nella e con la federazione… anche qui potrei andare avanti per ore, ma sì, Chris Renfrew ha avuto un percorso simile a quello della compagnia stessa.

La svolta decisiva, credo, si sia avuta col ritorno di Galloway in patria. Tu che ne pensi? Quanto ha inciso l’ex McIntyre nell’economia della promotion?

Big Drew ha portato un’altra fetta di appassionati alla Insane, quelli che l’avevano visto come Drew McIntyre e volevano sapere cosa stesse facendo in Scozia, a casa sua. E, come ha detto Chris Renfrew una volta in un’intervista, ha mostrato agli altri wrestler come dev’essere e che aspetto deve avere un vero pro wrestler. Ovvio che non possono essere tutti alti 1.95 e con gli addominali a tartaruga, ma quanto meno ha dato a tutti un obiettivo cui puntare, un esempio da seguire. Il suo ritorno poi ha dato alla ICW un po’ di attenzione internazionale. E non possiamo negare che ci abbia anche regalato una serie di match pazzeschi.

Sono contento che tu abbia specificato che si tratta del ritorno di Galloway, che è stato il primissimo campione della ICW, perdendo la cintura solo dopo aver firmato il contratto che l’ha portato negli USA.

Il focus del 2015 però è stato su Grado, sulla crescita progressiva di un midcarder verso il main event. Ce la puoi raccontare? Grado ha unito tante persone in una storia unica…

Be’, direi che sulla crescita di Grado è stata concentrata solo la seconda metà dell’anno, appunto fino a Fear & Loathing. Grado è sempre stato un personaggio strano. È arrivato sulla scena a sorpresa nel 2012, diventando in dieci minuti un beniamino del pubblico, tanto che il suo primo match in singolo è stato per il titolo di Red Lightning. Dopo, è rimasto sempre ai margini del Main Event, combattendo in qualche occasione di nuovo per il titolo senza mai avere successo. Nel 2014 ha detenuto il titolo di coppia con Colt Cabana, in Irn Jew.

Alla fine dell’estate del 2015 ha lanciato una sfida al campione Drew Galloway, che nel frattempo si era schierato con quel verme di Red Lightning; Colt Cabana, con il quale aveva tentato (fallendo) di riconquistare il titolo di coppia, per dargli una scossa l’ha lasciato solo contro The 55, che l’hanno riempito di botte. Pian piano, Grado ha cominciato ad abbandonare il suo personaggio pacioccone per diventare sempre più duro, più aggressivo. Ne è simbolo un volo da diversi metri su Bram. Il match di Fear & Loathing è stato un capolavoro de “nuovo Grado”, che è riuscito a sconfiggere Galloway venendo incoronato campione nientemeno che da Mick Foley. Il suo atteggiamento si è mantenuto durante i suoi due mesi con la cintura alla vita, fino al match della Square Go contro Chris Renfrew alla fine del quale ha perso il titolo. E non ha cambiato stile, perché… lo vedrete su ICW Fight Club!

Pensi che la sfida di Fear & Loathing possa dare risultati eccezionali (sold out) oppure si tratta di un azzardo di Dallas? So che manca tanto, ma 11 mila posti vanno riempiti. Inoltre è già attiva la prevendita dei biglietti? Se sì, dove?

Undicimila biglietti sono roba da far tremare i polsi. Non so se sarà possibile riempire l’Hydro, ma sicuramente si supereranno i numeri del SECC. Anche perché lo show sarà aperto a sedicenni e diciassettenni. La prevendita è attiva ormai da novembre, su TicketMaster (http://goo.gl/BMzwDy). Chi viene?

Leggevo diverso tempo fa come vi sia in Uk la sensazione di come la ICW sia l’unica promotion, dai tempi della WCW, a poter competere con la WWE. Paragone un po’ azzardo, ma è anche vero che i numeri dicono tutto e dicono che in Uk le due promotion sono quasi allo stesso livello. Che ne dici? Concordi o hai altri argomenti da portare rispetto all’entusiasmo dei britannici?

Competere con la WWE è ormai impossibile, Dallas stesso dice che, se McMahon volesse, potrebbe far chiudere la ICW, come qualunque altra federazione, nel giro di due giorni. Sì, in UK si fanno numeri paragonabili, l’Hydro sarà il grande test, perché è la stessa arena dove la WWE organizza i suoi show. Ma la WWE è un carro armato. No, la ICW non può competere con la WWE. Ma con qualunque altra federazione americana o europea, la competizione è aperta.

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Un programma 18+ che non risparmia le donne sul ring, ma qui non fanno da tappezzeria. Come vengono trattate le donne in ICW e come reagisce il pubblico al loro cospetto?

In ICW non ci sono uomini e donne, ci sono wrestler. Ovviamente esiste un titolo femminile, ma che nessuno venga a parlarci di “Diva”, di “Knockout” o roba del genere. Come per gli uomini, ci sono quelle più tifate e quelle che fanno scaldare di meno il pubblico, e non è una questione di essere più o meno attraenti (anche se, consentimi di dirlo, ci sono gran belle donne nel roster – come sono certo ci siano anche gran begli uomini, ma qui servirebbe il giudizio di una donzella): conta il wrestling, contano le storyline, conta come viene coinvolto il pubblico.

Abbiamo visto alcuni match intergender, ultimo Carmel contro Liam Thompson alla Square Go, e alcuni a coppie miste durante i quali può tranquillamente capitare che un uomo e una donna si trovino sul ring a massacrarsi; abbiamo avuto il titolo di coppia difeso da una donna quando, al tempo dei Bucky Boys, Davey Boy era infortunato e Stevie Boy è stato affiancato da Key Lee Ray,che in quell’occasione è stata la prima donna in un Main Event in ICW; abbiamo visto donne intervenire in match maschili per aiutare o danneggiare qualcuno; abbiamo visto un paio di Last Woman Standing violentissimi…

Arriviamo ai giorni nostri: come nasce la pagina italiana della ICW e il tuo rapporto con la compagnia? Che obiettivi ha Dallas in merito alla fidelizzazione di un team Italy corposo?

Sono un tifoso regolare sin dall’inizio del 2012, regolarmente in prima fila agli show e molto attivo sui social network, e avevo già costruito un certo rapporto di cordialità, se non di amicizia, con Dallas e con alcuni dei wrestler, in particolare avendone intervistati alcuni per il sito per il quale scrivo (We The Wrestling, nda). Un giorno, Dallas mi ha mandato un messaggio chiedendomi di passare nel suo ufficio; pensavo avesse bisogno di un aiuto per qualcosa in italiano, invece mi ha proposto di essere “la voce italiana” della ICW, commentando gli show più importanti: parliamo di Fear & Loathing, Square Go, Barramania e Shug’s House Party. L’idea della pagina Facebook è stata mia. Da lì sono nati i contatti con le televisioni e… ICW Fight Club. Portare appassionati dall’Italia a Glasgow non è facile – o meglio, è dispendioso, quindi nessuno si aspetta grandi gruppi di tifosi “in trasferta”; sicuramente uno “zoccolo duro” di appassionati che guarda tutti gli show e magari attiva un buon passaparola potrebbe portare… chi lo sa?

Cosa vedremo su Nuvolari, quando come è perché arriva questo show? Quanto sarà importante il tuo ruolo da commentatore dopo aver dato la tua voce per gli show ICW sul canale on demand della promotion (e anche agli eventi ASCA)?

Su Nuvolari vedremo episodi di Friday Night Fight Club (il fatto che andrà in onda proprio di venerdì è un caso, il giorno della settimana è stato scelto dall’emittente), spesso riveduti e risistemati per aggiungere contenuti e per aiutare il nuovo appassionato curioso a capire cosa sta succedendo. Come tutti i commentatori, il mio ruolo sarà di aiutare chi guarda ad appassionarsi a ciò che vede e a capire cosa sta succedendo. Dietro consiglio di Billy Kirkwood, commentatore in inglese della ICW ormai dal 2011, cercherò il più possibile di raccontare “perché, non cosa”, cercando di far capire per che motivo ciò che vedrete sullo schermo accada. L’esperienza fatta commentando altre promozioni è preziosissima (e non verrà interrotta), ma fare telecronache in italiano è profondamente diverso dal farle in inglese, anche solo perché dovrò non dico tradurre ma almeno spiegare cosa dicono i vari personaggi quando prendono la parola. Ovviamente commetterò errori, e non parlo solo di lingua che si attorciglia, spero mi possiate perdonare. Prometto di sforzarmi per migliorare ogni settimana

Quindi siete pronti per un nuovo adrenalinico programma televisivo sul wrestling? Ecco tutte le coordinate: ICW Fight Club, dall’8 aprile ogni venerdì alle 21 su Nuvolari, canale 61 del digitale terrestre.

Nella prima puntata avremo: Il debutto del team Local Fire (Joe Hendry e il campione ZeroG Davey Boy) contro Lionheart e Liam Thompson; Noam Dar contro Wolfgang; BT Gunn contro Kenny Williams; e nel Main Event, il campione del mondo dei pesi massimi Chris Renfrew difenderà la sua cintura contro Mikey Whiplash. E poi interviste, dichiarazioni esclusive e segmenti dal backstage.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".