Il wrestling professionistico sembra più interessato a produrre monologhi da venti minuti che match memorabili. Eppure, in mezzo a questo mare di chiacchiere, emerge una figura che se ne infischia allegramente delle convenzioni: Will Ospreay. Mentre l’industria continua a misurare il talento più per i decibel al microfono che per la magia sul ring, Ospreay rappresenta quella che gli esperti chiamerebbero “un’anomalia statistica”, ma che sfida le convinzioni più solide di chi pensa di aver capito come funziona davvero questo business.
Un anno fa, quando Ospreay scelse di firmare con la AEW, il wrestling web è andato in cortocircuito. La WWE, con Triple H al timone, gli aveva praticamente steso un tappeto rosso fino a Stamford. Tanto che il prossimo Hall of Famer della WWE aveva lanciato una frecciatina a Will dicendo -sostanzialmente- che alcuni wrestler mancano di ambizione e sacrificio. Perché -certo- bisogna fare sentire gli altri in colpa se scelgono di passare più tempo con la famiglia invece di fare grinding 300 giorni l’anno in giro per il mondo. Come se nel 2024 mettere il lavoro davanti a tutto il resto fosse ancora un segno di “vera ambizione”. Scusate ma ci tengo a questi temi.
È facile liquidare Ospreay come “l’ennesimo acrobata che fa le mosse fighe”. È la stessa superficialità con cui si potrebbe descrivere Michelangelo come “quello che dipinge i soffitti”. Quello che rende Ospreay speciale è come ha preso la figura del classico “lad” britannico – quello che normalmente troveresti al pub a urlare per una partita di calcio – e l’ha trasformata in uno dei personaggi più autentici del wrestling moderno. E mentre tutti erano impegnati a contare le stelle delle sue performance, lui stava silenziosamente costruendo qualcosa di molto più interessante: un personaggio che non ha bisogno di fingere di essere qualcosa che non è.
Lo so che le recensioni di Dave Meltzer valgono quanto le previsioni del tempo a lungo termine, ma quando hai 15 match a cinque stelle e 38 match sopra le quattro stelle solo nel 2024, numeri che fanno sembrare le valutazioni dell’Observer un grafico dell’inflazione venezuelana, beh, qualcosa vorrà pur dire. Eppure Ciò che rende Ospreay un caso di studio affascinante non è solo la sua eccezionale abilità atletica, ma la sua capacità di trasformare ogni incontro in un evento imperdibile che lo rende davvero speciale. Potrebbe letteralmente lottare contro un manichino e farvi credere che quel manichino meriti una title shot.
La AEW, con tutto il suo booking a volte caotico quanto le feste di Natale in casa McCallister, ha trovato in Ospreay un punto fermo: un performer che eleva ogni segmento in cui appare. E non serve essere un esperto di wrestling per capirlo: basta avere due occhi e la capacità di distinguere l’eccezionale dal discreto.
Certo, magari non è MJF al microfono – ma quando riesci a far sembrare ogni match un main event di WrestleKingdom, chi ha bisogno di monologhi da venti minuti? Il suo accento distintivo e il suo modo unico di porsi gli donano già quel carisma naturale che non può essere insegnato, non può essere prodotto in laboratorio, e sicuramente non può essere scritto da un team creativo.
Il ‘problema’ di Ospreay – se così vogliamo chiamarlo – è che sta rendendo il wrestling così dannatamente bello che rischia di far sembrare tutto il resto… beh, solo wrestling. Quando ogni tuo match è potenzialmente quello dell’anno, quando ogni performance è un evento, cominci a creare un paradosso interessante: come fai a costruire una card quando uno dei tuoi performer fa sembrare tutti gli altri mortali? È come avere Gordon Ramsay che cucina alla mensa aziendale – improvvisamente anche i vecchi cari tortellini panna e prosciutto degli altri cuochi sembra un po’ tristi. Ma forse è proprio questo il punto: non si tratta di raggiungere il suo livello, si tratta di essere ispirati a trovare il proprio. Ispirati dalla sua storia unica, di un ragazzo autistico e dislessico europeo che diventa il più grande wrestler del mondo.
La vera vittoria non è stata di Ospreay nell’ottenere un contratto “soft” e ben pagato con la AEW, ma della AEW nell’assicurarsi un talento che fa sembrare tutti gli altri un po’ meno “Elite”. In un’industria ossessionata dal trovare “il prossimo grande nome”, forse dovremmo semplicemente goderci il fatto che lo abbiamo davanti agli occhi. Davvero è Ospreay che ha perso l’opportunità di andare in WWE? O è la WWE che ha perso l’opportunità di avere uno dei più grandi performer della sua generazione e che non potrà goderselo per chissà quanti anni prima di un ravvedimento? E mentre a Stamford continuano a chiedersi cosa sarebbe potuto essere, la AEW si gode quello che è: puro, semplice, innegabile talento.
E mentre il dibattito tra WWE e AEW continua a infiammare i social media come se non ci fossero problemi più importanti nel mondo, Will Ospreay continua a fare quello che sa fare meglio: rendere il wrestling un’arte. E in quello spazio tra le corde, dove le chiacchiere stanno a zero e conta solo quello che sai fare, lì siamo magicamente tutti d’accordo.
Non illudiamoci: con tutta probabilità, un giorno Will Ospreay farà le valigie e andrà a fare le sue magie a Stamford. E quel giorno la AEW avrà perso uno di quei talenti che ti fanno dimenticare persino i siparietti sempre più cringe di Chris Jericho. Ma fino ad allora – che siano mesi, anni o un’intera carriera – ogni suo match sarà come un piccolo promemoria per qualcuno a Stamford. Un promemoria che compare puntuale su Twitter dopo ogni sua performance, che si materializza nei trending topic dopo ogni suo capolavoro, che risuona nelle classifiche dei “match of the year”. Un promemoria che dice: “Ehi, vi ricordate quando pensavate che fosse lui ad aver perso un’opportunità?”. E sapete qual è la cosa che mi consola, da fan della WWE? Che quando finalmente accadrà, Ospreay sarà ancora più forte, ancora più completo, ancora più speciale. Scopriremo un nuovo Will, come abbiamo scoperto un nuovo AJ Styles ai suoi tempi. Perché a volte, per diventare davvero grandi, bisogna prendere la strada più lunga. O forse, semplicemente, quella giusta per te.








