Un procedimento giudiziario destinato a far luce sulla fusione tra WWE e UFC è improvvisamente scomparso dai radar a poche ore dal suo inizio. Brandon Thurston di Wrestlenomics ha confermato che il processo sugli azionisti della WWE è stato cancellato, mentre Bloomberg Law ha riferito che il caso non figura più nel calendario della Delaware Court of Chancery. Restano però molti punti interrogativi su cosa abbia davvero portato a questa decisione.
Cosa ha riferito Brandon Thurston
Stando a quanto riportato da Brandon Thurston di Wrestlenomics, gli è stato confermato che il processo è stato cancellato. Al momento della sua segnalazione non erano disponibili dettagli aggiuntivi sui motivi che hanno portato alla rimozione del procedimento dal calendario dei tribunali. Thurston ha inoltre precisato di non essere riuscito a confermare se le due parti abbiano raggiunto un accordo transattivo o se ce ne sia uno attualmente in fase di trattativa. Il processo era inizialmente previsto per il via l’8 giugno, con una durata di quattro giorni.
Secondo un report di Bloomberg dello scorso venerdì, l’avvocato Greg Varallo dello studio Bernstein Litowitz Berger & Grossmann LLP, che rappresenta gli azionisti della WWE, ha spiegato che il processo di quattro giorni, fissato per questo lunedì, non risulta più nel calendario della Delaware Court of Chancery. Il motivo della rimozione non è stato rivelato immediatamente e l’avvocato ha rifiutato di fornire ulteriori informazioni.
Di cosa si trattava: il processo che puntava il dito contro i dirigenti, non contro la WWE
Per capire la portata di questa cancellazione bisogna chiarire bene cosa fosse in ballo. La causa, intitolata In re World Wrestling Entertainment, Inc. Merger Litigation, era stata depositata nel novembre del 2023 contro Vince McMahon, Nick Khan, Triple H, George Barrios e Michelle Wilson. Da notare un dettaglio fondamentale: la WWE e la TKO non figurano tra gli imputati, anche se con tutta probabilità si stanno facendo carico delle spese legali degli imputati diversi da McMahon. In altre parole, il bersaglio non era la federazione in sé, ma le persone che sedevano nel suo consiglio di amministrazione.
L’accusa mossa a questi dirigenti è quella di aver violato i propri doveri fiduciari nei confronti degli azionisti. Il nodo centrale è questo: la fusione con la TKO avrebbe danneggiato gli azionisti della WWE sottovalutando la compagnia. Secondo i ricorrenti, Vince McMahon avrebbe manovrato l’intero processo di vendita a Endeavor per il proprio tornaconto personale, mentre l’indagine interna della WWE sulle accuse di cattiva condotta sessuale a suo carico sarebbe stata una “farsa”.
La vendita “a sconto” che avrebbe lasciato McMahon al comando
Il cuore della questione economica è proprio quello che bisogna afferrare. Quando la WWE si è fusa con la UFC per dare vita a TKO Group Holdings, gli azionisti della WWE hanno ottenuto il 49% del nuovo colosso. Ma secondo i ricorrenti quella quota era troppo bassa: sostengono di poter dimostrare in giudizio che gli azionisti della WWE avrebbero dovuto ricevere almeno il 52,8% del capitale di TKO Group Holdings, invece del 49% concordato.
Perché allora si è accettata una fetta più piccola? La tesi dell’accusa è che la scelta non rispondesse all’interesse degli azionisti, bensì a quello di McMahon. Accettare una quota di minoranza avrebbe accelerato la conclusione dell’operazione e tutelato il valore della UFC, e secondo i ricorrenti la fusione sarebbe stata tempisticamente orchestrata da McMahon, Ari Emanuel e Raine Group in modo da avvantaggiare Endeavor. In particolare, l’operazione sarebbe stata fatta scattare prima delle più recenti trattative sui diritti televisivi, che avrebbero fatto lievitare il valore della WWE e avrebbero imposto, di conseguenza, una quota di maggioranza per gli azionisti della WWE anziché la quota di minoranza decisa.
In sostanza: invece di puntare al massimo guadagno per gli azionisti, si sarebbe scelta una strada che lasciava Vince McMahon in una posizione di potere. La vendita sarebbe stata concepita per garantire che McMahon restasse al comando e, secondo l’impianto accusatorio, per coprire le accuse di cattiva condotta sessuale a suo carico. A rafforzare questa lettura, il pre-trial briefing depositato venerdì scorso sostiene che Khan, Triple H e Frank Riddick III fossero “fedelissimi” di McMahon, premiati con bonus rispettivamente da 15 milioni di dollari (Khan) e da 5 milioni di dollari (Triple H e Riddick).
Le cifre in ballo e i big che avrebbero dovuto testimoniare
Non si parlava di spiccioli. Un report degli esperti dei ricorrenti stimava che i danni complessivi per gli azionisti oscillassero tra i 446 milioni e i 949 milioni di dollari.
Il processo, inoltre, prometteva di portare sul banco dei testimoni alcuni dei nomi più pesanti del settore. Erano attesi a testimoniare diversi dirigenti ed ex dirigenti della WWE, tra cui McMahon, Khan, Triple H e molti altri. Al momento non ci sono notizie su un eventuale accordo raggiunto, su un semplice rinvio del processo o su un’altra ragione che ne abbia determinato la rimozione dal calendario.








