CJ Perry, conosciuta dai fan del wrestling come Lana, ha raccontato uno dei momenti più scomodi della sua esperienza in WWE: quando un semplice tweet, scritto rigorosamente in character, scatenò attriti nel backstage e fece credere al team creativo che avesse oltrepassato il limite.

Durante la sua apparizione a Ring the Belle, Perry ha spiegato che tutto ebbe origine dal suo match titolato televisivo contro Naomi. Riguardando l’incontro, si accorse che la sua spalla non era completamente a terra al momento dello schienamento. Fedele al suo personaggio heel, decise di portare la questione su Twitter, convinta di stare semplicemente arricchendo la storyline:

“Sono andata su Twitter come facevo sempre, da heel. Ragazzi, dovete capire: io ero sempre una heel su Twitter. Quella non era CJ, era Lana che andava rogue” ha spiegato. Nel tweet scrisse qualcosa del tipo:
“Ehi WWE” “Ehi Shane McMahon” che all’epoca era il General Manager “guardate che la sua spalla non era giù”.

Un solo tweet e scoppia il caos

Secondo Perry, non c’era alcun secondo fine. Non stava cercando di ottenere un rematch né di influenzare il booking reale. Nella sua testa, stava semplicemente interpretando alla perfezione il ruolo di una manager heel rumorosa, polemica e fastidiosa. Nel backstage, però, la reazione fu molto diversa da quella che si aspettava. Il tweet venne visto come un tentativo di intromettersi nelle decisioni creative: “Non stavo cercando un rematch. Non pensavo davvero che me ne avrebbero dato uno. Stavo solo facendo la Lana piagnucolona” ha chiarito.
“Ma al team creativo non piacque. Pensarono che stessi facendo business per conto mio”.

La situazione si fece abbastanza seria da spingere una figura di spicco dello show a contattarla direttamente. Perry ha raccontato che anche Vince McMahon era convinto che il tweet fosse un atto deliberato di politicking: “Ho ricevuto un messaggio dal capo showrunner che diceva: ‘Non puoi farlo. Vince pensa che tu l’abbia fatto apposta’”.

Invece di lasciare che la tensione crescesse, Perry decise di affrontare subito la questione e spiegare personalmente il suo punto di vista a Vince. Fortunatamente, il confronto chiarì tutto: “Ho spiegato tutto a Vince. Lui mi disse: ‘Va bene, va bene. Basta che la prossima volta queste cose le chiarisci prima’”.

Col senno di poi, Perry ha descritto l’episodio come l’ennesimo esempio di quanto fosse sottile il confine tra performance e percezione in WWE, soprattutto in un’epoca in cui i wrestler erano incoraggiati a restare in character sui social, ma allo stesso tempo dovevano muoversi con estrema cautela tra le rigide dinamiche del backstage. Un promemoria di come, anche quando un performer pensa di stare semplicemente facendo il proprio lavoro e arricchendo una storia, le conseguenze dietro le quinte possano essere molto reali.

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