Extreme Rules 2015 passa da Chicago agli archivi, dando una nuova connotazione moderata alla parola “Estremo”. Alla tastiera Danilo che dopo un riscaldamento alla Doumbia sostituisce il buon KingHunter7, infortunato al polpastrello destro.

Chicago Street Fight: Dean Ambrose sconfigge Luke Harper in 55:45. L’incontro è stato lottato in modo sufficiente da entrambi i lottatori, ed è stato diviso in due parti: prima e dopo la fuga in auto dall’arena. La fase finale è sicuramente quella che più strizza l’occhio ad un passato “estremo”, con lo spot delle sedie sul ring in grado sempre di suscitare una piccola lacrimuccia ai fan original e postumi della ECW: non mi è piaciuta molto la fuga in auto stile Bo e Duke, ma tant’è. Cosa più importante ha trionfato l’uomo giusto, Dean Ambrose, che vince il suo primo incontro in PPV dalla rottura dello Shield ed è proprio questo dato che deve far riflettere: nonostante il suo status da upper-midcarder, Dean ha faticato tremendamente in questi mesi da singolo. A questo punto fategli e fateci un regalo: separate la sua strada da quella del buon Harper (decisamente meno futuribile) e dategli qualcosa da fare in vista di un potenzialmente ottimo triple threat titolato tra i tre membri dello Shield. L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare, fermo restando che il suo futuro al vertice è decisamente da heel e non da face.

Voto 6, Transporter.

Kiss Me ArseMatch: Ziggler sconfigge Sheamus in 9:16. Il booking team WWE dovrebbe abbracciare un semplice mantra: se non vuoi portare a termine una stipulazione, non metterla in gioco dall’inizio. Già il celare cripticamente la frase “Kiss My Ass” in un forzato dialetto Irlandese è stato un tocco al livello dello spelling “c*ulo” nei commenti DISQS, se poi alla fine del match vinto inspiegabilmente da Ziggler con un roll-up la stipulazione non viene rispettata, il tutto contribuisce a mandare i miei pochi neuroni in tilt. L’incontro non è il primo tra i due, ed il lottato è stato sufficientemente stiff mantenendo un ritmo discreto sino alla fine. Ditemi quello che volete, ma in questo nuovo Sheamus intravedo delle potenzialità: il non essere più il “Cena Albino” lo rende certamente meno indigesto, ed il suo stile di lotta così ruvido si presta benissimo ad una gimmick da bullo pestatore. Proprio per questo, e considerato che a match concluso è stato comunque lui ad avere la meglio, non capisco assolutamente il perché di una vittoria data a Ziggler che, in assoluto, serve a ben poco. Fatto sta che “bell to bell” l’incontro non è stato male, ma c’erano pochi dubbi in merito.

Voto 6+, Terzo Tempo.

The New Day (Kofi Kingston & Big E) sconfigge Kidd & Cesaro in 9:36 laureandosi come New Tag Team Champions. Da incontro da preshow a match della serata: direi che i quattro atleti coinvolti sono stati i mattatori del PPV a mani basse. La forza di Cesaro, che solleva Big E con la stessa facilità con cui un essere umano normale solleva un SuperTele per il rinvio, è un elemento che lo rende assolutamente unico, mentre Kingston e Kidd hanno dimostrato una volta in più di essere dei “lavoratori” in grado di saper mescolare sapientemente tecnica ed agilità. Vincono i New Day di rapina, a causa dell’interferenza di Woods e della “tirata di pantaloncini” su Cesaro. Unica nota stonata: non sono un fan dei match heel vs heel in cui, senza spiegazione alcuna, una delle due parti veste i panni da babyface. Menzione di merito per i New Day: dopo mesi di vomitevole anonimato finalmente i tre Power Rangers afroamericani hanno trovato una loro dimensione come heel celebrali in grado di infastidire genuinamente il pubblico con il loro terribile clapping e le loro intenzioni da falsi redentori. Well done.

Voto 7, Match of The Night.

Russian Chain Match: John Cena sconfigge Rusev in 13:36 mantenendo lo US Title: Incontro decisamente inferiore rispetto a quello disputato a Wrestlemania per due ordini di motivi: l’attire di Lana e la mancanza totale di pathos e carrarmati. Questo match caratterizzato dalla presenza di una catena forgiata dagli antenati del KGB, ottenuta con minerali estratti dalle grotte della tundra durante il Grande Inverno, avrebbe avuto bisogno di un piccolo elemento per essere reso decente: il sangue. Non esiste un match in cui due avversari sono legati, che sia un bull rope match, un texas rope, un chain o uno strap match che non abbia bisogno di quel quid di violento in più, per rendere l’intera dinamica visiva del match più accattivante. Invece questo incontro ha visto una serie di strattonamenti, calci e pugni vari, uniti ad un finale illogico secondo le regole del match (dopo l’AA le luci avrebbero dovuto resettarsi) che ha reso il tutto decisamente poco scorrevole ed anche abbastanza noioso. L’incontro finale di Payback vedrà i due impegnati in un “I Quit Match” (stipulazione trademark di Cena che avevo personalmente previsto per WM31), in cui Rusev andrà fisiologicamente verso la sua terza sconfitta, venendo ridimensionato in modo irreversibile dopo un anno di ottimo lavoro. Peccato che Marella non sia più in giro, sarebbero stati ottimi tag team partner. Well done 2.0.

Voto 5, Vladimir Kozlov.

Nikki Bella sconfigge Naomi in 7:18 mantenendo il Divas Championship. Anche qui, un heel vs heel in cui una delle due parti inspiegabilmente si comporta da face. Ma parliamo di cose serie. Le scarpe di Naomi, unite al suo nuovo look da dominatrice sadomaso, sono il valore aggiunto di un match tremendamente slegato, che senza quel tamarrissimo led subplantare sarebbe stato semplicemente inguardabile. Naomi ha un atletismo allucinante e questo è assodato, se imparasse almeno un pochino ad utilizzarlo in modo disinvolto unendolo alle mosse usate nei suoi match sarebbe anche una cosa gradita. Nikki mantiene, pronta a sfidare Cena in un altro chain match di li a breve.

Voto 4.5, We’re going to Ibiza.

Last Man Standing Match: Reigns sconfigge Big Show in 19:47.Quando vado a mangiare, se mi propinano riso in bianco e fesa di tacchino bollita per l’intera durata del pasto non riesco ad alzarmi contento solo perché c’è la cheesecake alle fragole come dessert. Un incontro lento, macchinoso, eterno che ha visto la luce solo in due spot interessanti sul finale: la chokeslam sui tavoli e la spear finale. Possono due spot in venti minuti regalare entusiasmo? Ditemelo voi. Per il resto, Reigns vince giustamente per ovvi fini riabilitativi in vista dell’incontro Titolato a Payback e Big Show continua a fare il suo e prendere bump nonostante abbia la stazza e la storia per poterselo anche evitare. Resta però il fatto che il gigante rimane un cliente difficile anche per il più tecnico e spettacolare dei wrestler, figuriamoci per un worker onesto ma non eccelso come Reigns: questo ragazzo verrà ricatapultato nel main event, stavolta in un periodo di transizione decisamente meno pericoloso di Wrestlemania. Se questo incontro fosse durato 10 minuti in meno, probabilmente avrebbe potuto raggiungere anche una piena sufficienza: così purtroppo non è stato.

Voto 5,5, Gianni Morandi match of the night.

Ryback asfalta Bo Dallas in un non sancito pausafisiologica match:Poco da dire su Dallas. Un augurio più che altro: che il suo nuovo pizzetto da lercio possa essere preludio per un salvifico affiancamento al più blasonato fratello Bray Wyatt.

Steel Cage Match: Seth Rollins sconfigge Randy Orton in 21:02 mantenendo il WWE World Heavyweight Championship. Anche qui, incontro a mio avviso decisamente inferiore rispetto a quello disputato a WM, nonostante il minutaggio più elevato e la stipulazione della gabbia in grado di poter “aiutare” i protagonisti nel racconto di una storia: gabbia invece quasi totalmente inutilizzata se non per qualche urto accidentale e qualche colpo di carambola su Kane e la J&J Security. Ironia della sorte, invece, la storia del match è stata quasi totalmente incentrata su Kane e sul suo controverso rapporto con Rollins e con l’Authority: il finale è stato degno di un PPV TNA del 2011, con una dose massiccia di overbooking ed una leggera forzatura nell’utilizzo della bandita RKO che, di fatto, apre per Orton legittime possibilità di rematch. Incontro combattuto ad un ritmo buono ma non esaltante, che ha visto nell’utilizzo del Pedegree da parte di Orton il personale picco emozionale vissuto in questo match. Da un main event, forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più.

Voto 6, Overbooked.

Voto complessivo al PPV: 6. E’ vero che il mese di Aprile è gratis per il neo abbonati al network, così come è vero che nel post WM è lecito “decantare” per qualche mese. Tuttavia la WWE dovrebbe approfittare di questi mesi promozionali per dare il meglio di se e per attrarre nuova clientela, non per vivacchiare in vista di periodi creativi maggiormente proficui. Il lottato di questo PPV è stato raramente sopra la sufficienza, così come i processi creativi che avrebbero dovuto fornire linfa ad un roster che non mi è mai sembrato così “corto”. La quasi totalità degli incontri visti in questo PPV, infatti, è stata condita da rematch immediati o da incontri abbastanza triti (Sheamus e Ziggler, Naomi e Nikki per esempio) ed il main event, che avrebbe potuto fornire anche una certa spettacolarità vista la stipulazione, è stato portato avanti non ingranando mai la quarta marcia, figurarsi la quinta. Bastano un paio di tavoli rotti ed un tappeto di sedie per rendere un PPV “estremo”? Decisamente no. La WWE dovrebbe decidere una buona volta di prendere le distanze dai vari TLC, Extreme Rules, No Holds Barred e quant’altro decidendo di utilizzare le stipulazioni solo se la storyline lo richiede e non perché il PPV ha un tema preciso e schedulato. Concludendo PPV sufficiente nel complesso, con pochissimi picchi (uno nel preshow) e tanto, troppo piattume: un vero peccato aver “sprecato” un’audience come quella di Chicago per uno show così sottotono.

Danilo

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.