Durante la sua apparizione avvenuta il 15 luglio al The Ariel Helawni Show, l’Hall of Famer ha parlato di come abbia dovuto stare al passo con gli acciacchi in vista del suo match di ritiro contro Gunther a Saturday Night’s Main Event.
Goldberg ha sottolineato il ruolo cruciale della medicina:
“Non avrei mai potuto farlo […] senza ricorrere alle cellule staminali. Assolutamente impossibile. Il corpo con cui vivevo prima non ce l’avrebbe mai fatta.”
La sua priorità era riuscire a proporre ai fan un incontro intenso, nonostante le condizioni fisiche precarie, in particolare alle ginocchia. Ha dichiarato chiaramente di avere un ginocchio malmesso e di zoppicare, avendo però tutto il diritto di farlo, essendoselo guadagnato sul campo: “Mi sono meritato la mia zoppia.”
Un sofferto percorso verso il ritiro
Ha aggiunto poi che, anche se avesse dovuto presentarsi con paraspalle, casco e tutore, lui sarebbe entrato comunque: voleva uscire “come un guerriero”. Spiega che le cellule staminali sono state fondamentali: con dolori al ginocchio, alla spalla e al collo, senza quel trattamento non sarebbe mai stato in grado di dare il massimo alla sua età. Lo ha ribadito con convinzione: “Non ce l’avrei mai fatta senza di loro.”
Racconta anche di aver rivoluzionato completamente la propria alimentazione per cinque mesi, cosa che non aveva mai fatto prima, proprio per preparare al meglio il corpo alla terapia con le cellule staminali e secondo Goldberg i risultati sono stati sorprendenti.
Conclude raccontando un episodio accaduto poco prima di un allenamento in una palestra di Muay Thai: ogni volta doveva limitarsi, perché sapeva di rischiare di farsi male. E in effetti, poco tempo prima dell’allenamento, il ginocchio gli ha dato problemi: hanno dovuto aspirargli 100 cc di liquido dall’articolazione. Un imprevisto sgradevole, che non rientrava certo nei suoi piani.
Che siate o meno fan dell’ex WCW, è indubbio che il capitolo (forse) finale della sua carriera si sia chiuso con un’uscita di scena che ha dimostrato tutta la forza di volontà del performer, molto più impattante di qualsiasi trattamento fisico.








