Qualche giorno fa Triple H, a capo del team creativo della WWE e persona simbolo della Compagnia, ha annunciato che Wrestlemania 43 si terrà a Riad, capitale del Regno dell’Arabia Saudita. La notizia, lanciata sui canali ufficiali della Federazione, è stata data da Hunter in persona, coadiuvato dall’ex ministro della corte reale araba e potentissimo imprenditore dello sport del Regno, Turki Al-Sheikh. Dietro loro, sullo sfondo, diversi wrestler “bandiera” della WWE, come Undertaker, Bianca Belair, Liv Morgan ed altri. L’annuncio è stato presentato come epocale, rivoluzionario e di primario interesse per ogni fan di wrestling.

Che fosse una notizia straordinaria ci credo poco. L’andazzo era quello, con un sempre più alto numero di eventi ospitati in Arabia Saudita. L’annuncio di una Wrestlemania lì era solo un passaggio forzato. Soprattutto considerando gli introiti che generano quel tipo di eventi in quelle terre. Conclusa Night of Champions ‘25, tenuta proprio a Riad, la WWE ha guadagnato 600 milioni di dollari da tutti i PLE organizzati in Arabia Saudita dal 2018. Questa cifra supera di una volta e mezzo quella relativa al guadagno complessivo di 40 anni di Wrestlemania. 7 anni contro 40. E 600.000.000 contro 400.  Insomma, una bella differenza.

Nonostante la riprovazione popolare occorsa su Internet in queste ore dopo l’annuncio, la WWE sta facendo esattamente ciò che dovrebbe fare: Mungere la vacca grassa. Lì c’è il maggior guadagno, lì si va ad esibirsi. L’accordo che c’è tra il governo Arabo e la WWE ammonta ad un miliardo di dollari in 10 anni.  Poco importa se si supera il confine americano, poco conta il patriottismo Statunitense. Ciò che conta, ed è sempre contato, sono i soldi. Quindi, la ribellione “sciovinista” dell’americano medio può anche essere tranquillamente trascurata. La seconda obiezione a questo annuncio, quella più importante che forse interessa i fan di tutto il Mondo, è quella relativa alla qualità degli show arabi.

Siamo ancora gravemente scottati dai match pubblicitari organizzati lì. DX contro i Brothers of Destruction, o Goldberg contro Undertaker per dirne due (a cui aggiungo il titolo di Campione dei Campioni più recente). Ma, a ben vedere, sono eventi di diversi anni fa, tra i primissimi ad essere organizzati lì, e sotto una diversa gestione. Gli ultimi PLE ospitati dal Regno Arabo sono stati sensibilmente migliori. Tanti match belli, card “pulite” (ossia senza essere sporcate da ritorni improbabili o dream match da incubo). Se si eccettua la dubbia scelta di incoronare un Campione dei Campioni, tutto quanto fatto in Arabia negli ultimi anni è al pari, e alle volte migliore, di ciò che è stato fatto in Occidente. Perciò, scontato che non mi disillude di nulla la scelta di organizzare a Riad Wrestlemania 43, mi preoccupa solo ciò che mi preoccupa sempre in tutti i PLE tenuti nel resto del Mondo: Lo show in sé, e che ci sia buon wrestling. Del resto mi importa, e dovrebbe importare a tutti, molto poco.

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