Negli anni ’90 si è spesso parlato di tensioni tra Shawn Michaels e The Rock, ma oggi la situazione appare molto diversa.
L’attuale responsabile creativo di NXT è tornato sull’argomento durante il podcast 7PM in Brooklyn with Carmelo Anthony, ridimensionando le voci su un presunto vero e proprio feud dietro le quinte.
Michaels: “Non mi sopportava… ma nulla di così serio”
Michaels ha ammesso con ironia che tra lui e The Rock non c’era grande simpatia in passato, ma ha anche sottolineato come la situazione sia stata spesso esagerata.
“Non gli piacevo. C’è sempre stata questa grande storia su me e Triple H che gli facevamo cose e lo trattavamo male… ma è tutto stato esagerato, niente di realmente accurato.”
L’Heartbreak Kid ha poi chiarito che col tempo i rapporti sono cambiati.
“Col tempo abbiamo sistemato le cose. Oggi andiamo d’accordo, parliamo tranquillamente.”
Il match mai avvenuto
Uno dei grandi “what if” della storia WWE resta proprio il mancato incontro tra Michaels e The Rock.
Secondo HBK, le tempistiche hanno giocato un ruolo decisivo.
“È uno di quei match che tutti avrebbero voluto vedere. Ma quando io sono tornato, lui era già lanciato a Hollywood.”
Rispetto totale per The Rock
Michaels ha poi speso parole importanti per The Rock, arrivando addirittura a dire che sceglierebbe lui rispetto a se stesso.
“Se devo scegliere, scelgo lui.”
Ha anche ricordato i difficili inizi del People’s Champ, quando veniva fischiato dal pubblico.
“All’inizio riceveva tanti ‘Rocky Sucks’. Nello spogliatoio c’è sempre stato un po’ di scherzi e prese in giro.”
Secondo Michaels, la svolta è arrivata quando The Rock ha deciso di reinventarsi.
“Ha preso del tempo, ha riflettuto sulla sua carriera e ha cambiato tutto.”
La svolta con la Nation of Domination
Infine, Michaels ha indicato nel periodo con la Nation of Domination il momento chiave della carriera di The Rock, che lo ha portato a diventare una delle più grandi superstar della storia WWE.
Da rivalità e incomprensioni a rispetto reciproco: oggi tra Shawn Michaels e The Rock resta solo la consapevolezza di un match che avrebbe potuto segnare un’epoca.








