Criticato, odiato, subissato di fischi e malcontenti (talvolta meritati): stiamo parlando di John Cena. Ma diciamoci la verità, forse un pochino vi manca? Più triste di una qualificazione a sei punti in un girone con il Bate Borizov, ecco a voi l’editoriale odierno.

Mi siedo sul divano, accendo la TV e come ogni martedì sera mi sparo Monday Night Raw. Sono le ore 20:30, nella mano destra ho il telecomando e nella sinistra una Adel Scott da 33, pronto a godermi lo show, ansioso di vedere quali imprevedibili mosse creative sono state messe in cantiere per rispondere all’inabissamento in verticale degli ascolti e dell’indice di gradimento. Finisco la birra, produco metano ed all’improvviso gli occhi si fanno pesanti…il torpore è combattuto da uno strano obbligo morale totalmente autocostituito, che però deve al dunque capitolare miseramente: mi risveglio che è mezzanotte passata, e dopo aver visto solo i primi 30 minuti di raw in modo cosciente decido di rimandare la visione del capolavoro di Vince alla giornata successiva.

Già la settimana scorsa mi sono dilungato sin troppo su ciò che non va del prodotto attuale, dunque non mi sembra il caso di dilungarmi più di tanto. Dico solo una cosa: la fase finale di Raw di questa settimana è stata qualcosa di assolutamente atroce, eterna, lenta, inconcludente, noiosa e totalmente anestetizzante…e non è colpa di Reigns o di Sheamus, bensì di un insieme definito di fattori soporiferi. L’ultima cosa che voglio provare guardando uno show di wrestling è la consapevolezza che sia tutto finto e scriptato: tale interruttore viene spento nel momento in cui decido di approcciarmi ad una serie tv, ad un film, ad un porno, ad uno show WWE per non rovinarmi il godimento complessivo. Raw di lunedì non solo risultava scriptata all’inverosimile, ma anche interpretata male nello script da quasi tutti gli attori coinvolti. In tal senso, mi sono soffermato su una mancanza nello show: su quella di Cena.

E’ proprio vero ciò che dicono in molti: il valore di alcune cose viene capito con maggiore consapevolezza nel momento in cui queste cose mancano. Pensate alla prima Epifania in cui i vostri genitori vi hanno ritenuto troppo grandi per essere meritevoli di una calza: quanto freddo è stato quel risveglio? E quanto avete rimpianto quelle monete di cioccolata aberranti e le Elah da discount?

Ecco, Cena è proprio quella caramella da discount che si attacca ai denti, ha un retrogusto strano ed una consistenza sospetta. Nonostante tutto però, una volta privati di questo sbalzo glicemico intimamente sappiamo che siamo stati depredati di una sensazione non sempre gradevole ma dotata di uno strano livello di comfort e di calore. Piaccia o non piaccia, ogni volta che risuona la theme di Cena il nostro livello di attenzione si alza inesorabilmente: la sua presenza porta nello spettatore, amante o meno del bostoniano, una particolare cura dei particolari, un senso critico e di coinvolgimento che ci sveglia, ci fa arrabbiare, ci indigna, ci fa sognare. In quel momento amiamo o odiamo il performer, dimenticandoci del fatto che…è un performer, che non fa nulla più che eseguire ciò che gli viene chiesto, seguendo uno script preciso e dei binari ben definiti. Un po’ come Sheamus. Un po’ come Reigns. Uno po’ come Wyatt. Eppure, quando ci sono questi interpreti spesso il sonno prende il sopravvento, mentre invece quando c’è il Cena nazionale tutti hanno le antenne alzate, volte a captare qualsiasi elemento sia positivo che negativo.

Senza contare che, nell’ultimo anno, con la sua open challenge aveva di fatto vinto anche quella diffidenza meritata nel corso degli anni precedenti nei confronti della frangia maggiormente smart del pubblico (e sulla distinzione in accezione moderna dei termini oramai arcaici di smart e mark potrei scrivere un ulteriore articolo). La presenza carismatica di Cena, la sua energia a prescindere dal livello qualitativo delle faide in cui viene coinvolto, la sua presenza scenica in grado di impegnare in modo tutto sommato sostanzioso almeno 30 minuti di show tra promo e match sono la cosa che, paradossalmente, manca maggiormente in uno show divenuto oramai fisiologicamente monco di qualsiasi interesse di sorta.

Cena mi manca, così come Bryan, Rollins, Lesnar e Cesaro. E ciò che mi manca non è il performer in se, ma la sua capacità di tenere vivo, nella peggiore delle ipotesi, almeno il mio senso critico e la mia soglia calante di attenzione. Mai come questa volta, sono curioso di sentire la vostra in merito.

Danilo

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.