In tanti vogliono il titolo AEW. Ma la buona notizia è che tra quei tanti non ce ne sia uno di una generazione andata e sorpassata da tempo. La prestazione di Jon Moxley e Cope a Revolution sta lì a dimostrare che oltre il nome non c’è di più. E se la compagnia vuole dare una propria impronta, deve puntare sui propri nomi, sulle proprie star, sull’impianto base del proprio main eventing del futuro.

Hangman Page 2027, Jay White 2027, MJF 2027, Swerve 2029, Will Ospreay 2027: queste sono le scadenze delle star di primo piano della AEW. A cui si possono aggiungere Fletcher (2028), Takeshita (2027), Allin (2027), Guevara (2027). Senza contare i sempre verdi Omega (2028) e Okada (2028).

Questi numeri per dire che se la AEW vuole iniziare a costruire il suo futuro, deve farlo adesso. Anzi, sarebbe già in ritardo. È chiaro che Moxley e Cope non abbiano più il fiato, le abilità, magari le motivazioni per rappresentare il marchio AEW e renderlo riconoscibile. Che nel caso del fu Edge può essere comprensibile per una questione d’età, nel caso del campione del mondo lo è meno. Sia perché ha “solo” 39 anni (e un contratto sino al 2027 che ha rinnovato un anno fa), sia per l’estrema fiducia che gli è stata riservata dagli esordi a oggi. In parte ripagata per bene. In parte no.

Il primo a lanciarsi come un treno sarà Strickland. Sa come si vince a Dinasty, sicuramente una sua vittoria sarebbe necessaria per porre fine a una storia (quella dei Death Riders) che era partita con i migliori auspici e poi è naufragata, perdendo di vista i punti essenziali della scrittura. Non è scontato che perda al prossimo ppv (deve arrivarci, sempre che batta Cope), ma è certamente auspicabile che accada.

Hangman Page ha una storia che gira e rigira ritorna spesso a Swerve. Gli indizi che portano a All In sono stati resi via via palesi, che ci arrivino con o senza il titolo in palio. MJF, pur perdendo con lui, ha uno status tale che nella zona main event ci sta bene e ci può tornare quando vuole. Non so dove porterà il discorso con MVP, né cosa abbiano in mente. Ma in qualche modo possono giocare sulle crepe del suo personaggio per scrivere la storia di un Maxwell meno sicuro di sé. Meno “devil” rispetto a quel che si considera.

Jay White ha avuto un booking molto ondivago, le caratteristiche sfruttate ogni tanto, bei match pochi, promo fiacchi tanti. Avrebbe necessità di svoltare, nonostante sia ancora visto come il midcarder della ROH dei suoi inizi. Una scrittura certosina sullo stile di Page potrebbe aiutarlo a svoltare. Intanto ha detto chiaro e tondo che punta al titolo. E non è un profilo da sottovalutare.

Infine c’è Will Ospreay. La scelta di vederlo puntare all’Owen Hart Cup è stata criticata. Perché dovrebbe attendere 4 mesi per puntare al titolo massimo? La risposta è semplice: perché attorno c’è affollamento. E il britannico capisce sia meglio che la lista d’attesa si sfoltisca, prima di poter provare a dire la sua. Ha chiuso una storia importante, non ha fretta di iniziarne un’altra. Dopo un anno al massimo, se si prendesse qualche mese di pausa, non sarebbe niente male.