Sono stato un assiduo fruitore della AEW dal primo episodio di Dynamite fino a circa l’inizio del regno di Adam Page, poi per motivi di tempo ho dovuto limitarmi a recuperare qualcosina di qua e di là, a volte exploit come l’ascesa di Swerve Strickland, a volte dei punti bassi che preferirei rimuovere dalla memoria come l’incasso di Christian nel match tra Moxley ed Edge. Ma questa domenica ad All In il cowboy è tornato campione mondiale, perciò colgo l’opportunità per provare da spettatore ormai occasionale a buttare giù 2 righe che analizzino l’ultima puntata di Dynamite, comparando dove possibile il mutamento del prodotto della compagnia rispetto a 3-4 anni fa, almeno per me è come chiudere un cerchio. Hoka Hey!!!

La regia

Partiamo da una piccolezza che però tale non è, un grosso difetto della AEW del 2019-21 era una pessima regia che rasentava l’amatoriale, difetto che guardando questa puntata sembra un lontano ricordo, in particolare ho apprezzato il continuo cambio di riprese durante i match, si passava velocemente da un’inquadratura all’altra con ciascuna col compito di dare la visuale migliore della manovra eseguita. Insomma credo che adesso la federazione sia definibile come sperimentale da questo punto di vista, ha trovato la sua identità in quest’ambito. Inoltre vogliamo spendere 2 parole sull’Aragon Ballroom, una location magnifica con una capacità di giusto 5000 fan che gremiscono l’antica sala da ballo, un colpo d’occhio di gran lunga migliore rispetto alle grandi arene semideserte alle quali siamo stati abituati per un periodo. Invece non ho mai avuto la sensazione che la AEW punti molto sui video package, ricordo solo 3 che reputo realmente memorabili: quello sulla faida Adam Page-Kenny Omega, l’intera Long Island che sostiene MJF a Worlds End e quello che precede il ritiro di Sting. Se ne avete altri in mentre sparate pure. Comunque è un peccato perché se usati abilmente possono fungere da solide transizioni oltre che aggiungere profondità a personaggi e storie, ma di questo ne parleremo meglio dopo.

I giovani sono ancora il fulcro

Quando incominciò Dynamite e in contemporanea NXT su una rete televisiva, ero indeciso su quale prodotto seguire, scelsi quello di Jacksonville tanto per vedere qualcosa di slegato dalla WWE e rimasi piacevolmente sorpreso dello spazio dato a wrestler appena 20enni, un qualcosa di inaudito per Stamford all’epoca, per fortuna poi ci pensò 2.0 e Shawn Michaels a svecchiare almeno il territorio di sviluppo(miglior Booker al mondo), però in quel momento fu davvero una ventata d’aria fresca. Abituato com’ero a vedere debuttare nel Main Roster wrestler quasi 40enni, un MJF 24enne che faceva il galletto nel pollaio era magnifico, un Adam Page 28enne in balia dei suoi demoni era così empatico e poi c’era Sammy Guevara che tolleravo. Chiarisco la ragione per cui preferisco i wrestler giovani, sono motori narrativi più malleabili, ad esempio hai bisogno di una storyline dove il wrestler in questione sia ingenuo e si faccia manipolare da un veterano che lo vuole solo sfruttare, ha più senso che nel tranello ci caschi un 23enne della Georgia o un 43enne di Honolulu? Nel primo caso io posso pure immedesimarmi nella situazione, capire cosa ci si prova, sono giovane e anche chi non lo è più lo è stato e comprende che è una narrazione credibile. Nel secondo caso penserei che è un idiota, punto. Al 40enne appena arrivato di default un sacco di potenziali storyline sono precluse, perché sarebbe ridicolo a prendervi parte, invece il 20enne lo puoi far innamorare e spezzare il suo cuore subito dopo, puoi fare in modo che il suo migliore amico lo abbandoni nel momento del bisogno, puoi farlo squashare senza doverti preoccupare del suo status, renderlo un alcolizzato, una scheggia impazzita sull’orlo del licenziamento, farlo entrare in una setta e poi fare in modo che pure questa sua nuova famiglia surrogata lo pugnali alle spalle e proseguire come desideri la sua novella. Infatti appena ho appreso la narrativa dei 4 Pillars ne sono rimasto affascinato, certo non si può dire che abbia ripagato come avrebbe dovuto a causa di scelte di booking e problemi vari, tuttavia è stata innegabilmente un’ottima mossa pubblicitaria. Nell’ultima puntata hanno trovato spazio Kyle Fletcher e Nick Wayne, il primo capisco perché riceve tante lodi da mesi nonostante il ring attire rosa shocking, mentre ho trovato indifferente il promo dell’ex figlioccio di Christian eppure è già qualcosa. La AEW ha puntato su molti giovani, alcuni sono esplosi come MJF, Swerve Strickland e Adam Page, altri sono ancora sospesi in quel limbo dal quale possono uscire da un momento all’altro come Darby Allin e Jack Perry, diversi si sono rivelati impreparati o non allenati adeguatamente come Hook e poi c’è Sammy Guevara. Quindi non so se tra 5 anni Nick Wayne e Fletcher saranno Uppercarder o jobber, ma non colpevolizzerò mai una federazione per puntare su un 20enne nel loro show principale, non in questo momento. La criticherò piuttosto sul come ci stia provando o se non debba dare le stesse chance a un altro 20enne. In definitiva sono contento che alla fine della fiera questo aspetto non sia cambiato.

Timeless

Un difetto di questa puntata è stato l’averla divisa in comparti stagni: Promo sul ring—>Match—>Promo nel backstage—>Match e così fino al Main Event. E’ qui che qualche video package ben realizzato poteva conferire fluidità alla puntata. In questa formula semplicistica ad aver attirato la mia attenzione è stata l’unica persona che l’ha interrotta, Timeless Toni Storm, colei che ha sfruttato appieno l’Aragon Ballroom parlando dal balcone rialzato dell’arena. Nel suo promo nei fatti non ha detto nulla però mi è rimasta impressa, molto più di qualsiasi cosa abbia blaterato Briscoe o quanti Superkick abbiano tirato i Bucks. Mai come ora avverto come se il wrestling stia provando a rendersi serio ottenendo grottescamente l’effetto opposto, l’aver quasi bandito il comedy ne è la prova, invece la Storm non è un personaggio serio, nella vita di tutti i giorni se vedeste una donna atteggiarsi e parlare così la mandereste in clinica, ma traslando tali manierismi nel wrestling ottieni un personaggio magnetico. Più come lei, anche tra gli uomini, perché non sei figo se indossi una giacca di pelle provando a fare il grugno da duro e poi su instagram posti i Pokémon, sapete di chi parlo. Avrei gradito che molti altri prendessero spunto dalla cosplayer di Marylin utilizzando le peculiarità dell’arena, grazie a lei non la definisco un’occasione sprecata totalmente però occhio la prossima volta.

Il liberatore

Ad aprire la puntata è stato un cowboy vero, un uomo tutto d’un pezzo che per 2 volte ha liberato la AEW da regni del terrore, potrei dire che si è arruffianato il pubblico nei primi minuti ma no, si è guadagnato il diritto di farlo, è il campione del popolo. E non so quando ma ad attenderlo c’è sempre lui, anche a distanza di 5 anni il conto con MJF è aperto. Ho sempre ipotizzato che Hangman originariamente doveva perdere il titolo contro Maxwell ma poi hanno preferito Punk e il resto è storia, che sia arrivato il momento giusto di riallinearsi a quella strada abbandonata più percorribile che mai oggi.

Detto questo a un casual dopo questa puntata viene voglia di seguire la federazione con costanza? No, personalmente dopo All In mi aspettavo una puntata molto più energica e variegata. Unico wrestler che davvero con la sua sola presenza scaturisce in me curiosità per settimana prossima è Darby Allin, forse non è abbastanza nonostante abbia tutta la mia stima per aver schienato l’Everest

Un fan fedele è motivato a proseguire la visione? sì, i tifosi della AEW hanno aspettato 9 mesi affinché il titolo mondiale fosse libero, sicuramente una parte vuole vedersi Okada vs Strickland, altri la reunion di Edge & Christian e ci metto la mano sul fuoco che ci siano già fanboy di Fletcher.