Cosa sta accadendo ai Death Riders? Figli di una storyline che si è persa nel tempo e che sta riacquistando, via via, centralità. Lo dicono i numeri e l’apprezzamento del pubblico (americano) che da mesi sta supportando quanto accade alla stable. Che ora, anche mentalmente, sta andando in difficoltà.

Già con Cope avevano rischiato. L’ex Edge li aveva decimati ad uno ad uno, arrivando ad un passo dal colpaccio: togliere il titolo a Moxley. Ma in quelle settimane c’era qualcosa di più profondo che si stava perdendo. La certezza che i Death Riders fossero degli Highlanders, in grado di superare qualunque avversità. Le crepe si erano viste ben presenti, e il rattoppo era bastato per sopravvivere.

Ma i Death Riders sono in grado di sopravvivere? Moxley ha provato a spiegare la lezione a Yuta, per molto tempo. Ora quella lezione gli sta ritorcendo addosso. Rischiando di farlo annegare. La perdita dei titoli Trios è un primo passo, che fa porre domande e leva la lucidità.

Basti vedere la sconfitta di Castagnoli con Adam Cole. Sorprendente ma in piena continuità con un gruppo che si sta disgregando e che ora ha la necessità di capire cosa fare del proprio futuro. Serve inserire forze nuove? Senza Pac sono di meno e più vulnerabili. Serve inasprire la violenza? Non è certo quella che manca, ma è come viene portata che manca dei valori fondanti del Death Riders.

Certo, liberarsi dei Bucks può essere una buona mossa. Ma fino a che punto? La AEW non è nelle loro mani. E alle spalle sta nascendo una stable più ampia, più forte, più talentuosa, come la Don Callis Family. Dove è entrato un talento come Josh Alexander, è rientrato Baretta, si è aggiunto Romero e stanno crescendo Takeshita e Fletcher.

A quel punto può accadere di tutto. Anche che la stable si perda del tutto. All In è vicina. La fine è vicina.