E se il Performance Center fosse stato un fallimento? E se invece di chiudere la Florida Championship Wrestling e creare NXT, quello vero, si fosse andati avanti con la nuova Extreme Championship Wrestling o con la la prima versione dello Show giallo? E se la WWE avesse deciso di continuare a formare i propri lottatori nelle compagnie satellite? Ci potete, conoscendo la situazione attuale, anche solamente pensare?

Non è cosi. NXT c’è, il Performance Center c’è e non solo ha prodotto e produce decine di lottatori ogni anno, ma è anche diventato una grande attrattiva per tantissimi Wrestler indipendenti in giro per il mondo. Rivoluzionario, direbbero alcuni. Si, rivoluzionario, ma non inedito.

Molti anni fa, infatti, la vecchia World Championship Wrestling decise di mettere su qualcosa di simile. Comprò una scuola di Wrestling a uno ormai troppo grande per lottare e cominciò a collaborare con lui. Quell’uomo si chiamava Jody Hamilton e la sua scuola, nel giro di pochi anni, dopo essere stata spostata ad Atlanta, Georgia, diventerà famosa col nome di Power Plant.

Il Power Plant con questa nomea è stato attivo dal 1995 al 2001, anno nel quale la compagnia di Ted Turner venne venduta a Vince McMahon che la inglobò nella World Wrestling Federation. Prima del 95 però, qualche grande nome era già passato di li: gente come Kevin Nash, Bryan Clark, William Regal, insomma tutta gente che dopo ha deciso di andare altrove a continuare la propria formazione o che comunque non aveva tutto quel bisogno di allenarsi per sviluppare i propri margini di miglioramento.

Dal 1995 in poi, però, la WCW comincia davvero a cercare talenti in giro per il mondo. Passano dal Power Plant parecchi pesi leggeri americani, ovvero quei lottatori che la WCW decise di farsi in casa per cercare di ricreare i talenti Cruiser arrivati dall’esterno, per esempio Eddy Guerreo, Dean Malenko, Rey Mysterio Jr, Psycosis o Juventud Guerrera. Cosi pian piano mise sotto torchio i vari Evan Karagias, Shannon Moore, Shane Helms (giuro che non li ho messi insieme a posta), Jamie Knoble o Jimmy Yang.

Oltre a loro, però, anche alcuni lottatori più “classici”, come Buff Bagwell, Marc Mero, Steve McMichael, Alex Wright, Kenzo Suzuki, un giovanissimo AJ Styles, si formarono nel Power Plant.

Sono solo due, però, i lottatori che la World Championship Wrestling ha davvero sfruttato dopo averli formati nel Power Plant: Diamond Dallas Page e Bill Goldberg. DDP e Goldberg sono gli unici lottatori che dopo aver calpestato il tappeto del Power Plant hanno riscosso un successo che è valso davvero tanto, tanto denaro alla compagnia guidata, al tempo, da Eric Bischoff.

La domanda quindi è: possiamo considerare il Power Plant un degno predecessore del Perfomance Center?

Chiaramente la risposta è no. La World Championship Wrestling ha speso un sacco di soldi nella formazione di parecchi talenti, che dopo una tassa iniziale di 2.500 dollari, o mollavano o venivano mantenuti a spese appunto della compagnia, per cercare di tirarne fuori il nuovo Stone Cold. Goldberg, che già aveva una popolarità prima del Wrestling, restituì qualcosa agli sforzi della dirigenza, mentre DDP, probabilmente l’unico vero prospetto costruito dal niente dalla WCW, non è mai stato quella grande icona che ci si aspettava.

Il simbolo del fallimento del Power Plant, però, è una Storyline che attraverso quella palestra stessa si sviluppava. Sto parlando dei Natural Born Thrillers.

I Natural Born Thrillers vengono pensati dalle menti ormai stanche e piene di inutili intrecci di Eric Bischoff, fossilizzato sulla Storyline dell’NWO, l’NWO Wolfpac e l’NWO chi più ne ha più ne metta, e di Vince Russo, che senza la guida di Vince McMahon non è mai riuscito a trovare la giusta via per scrivere i suoi Show. Sono un gruppo di giovani lottatori che vengono tutti dal famigerato Power Plant, sono gli Enforcer di Bischoff e Russo e puntano, grazie ad un Push immediato, a conquistare e cercare di salvare una debilitata World Championship Wrestling.

Inutile dire che non ci riusciranno mai. Non ci riuscirà Chuck Palumbo, che dopo un periodo in coppia in WWE, finirà a jobbare a Heat e infine verrà licenziato. Ritirato. Non ci riuscirà Mike Sanders, leader del gruppo, corpo meno “fisicato” e cervello più fino. Si ritirerà. Non sarà Shawn Stasiak, figlio d’arte che neanche durerà poi tanto nel mondo del Wrestling e che ben presto si ritirerà. Non sarà Reno e non sarà Johnny Stamboli, i più forti fisicamente del gruppo, caratteristica che non gli servirà a nulla. Reno si è ritirato, e Johnny The Bull va avanti fra una compagnia molto indipendente e l’altra, a fare cose tipo Rellik. Non sarà il povero Sean O’Haire, passato a miglior vita più di 10 anni fa, lottatore che forse, aldilà di tutto, avrebbe potuto togliersi qualche soddisfazione se ben utilizzato. Non sarà Mark Jindrak, lasciato per ultimo soltanto per la sua vittoria, una volta, del titolo del mondo della Consejo Mundial de la Lucha Libre e perché protagonista di uno Stint degno, seppur breve, in WWE.

Il Power Plant è stato un fallimento. E’ stato un fallimento perché si è creduto di poter aprire una scuola e affidarla agli amici, agli amici degli amici e ai raccomandati. E’ stato un fallimento perché non si è puntato su qualcosa di identitario, di personale, di proprio. Si è cercato di copiare il resto e quelle che sono venute fuori sono state soltanto brutte copie. Quando l’idea è arrivata, quella dei Natural Born Thrilles, è stata il simbolo del fallimento per due motivi: il primo è il più palese, perché non ha avuto nessun successo; il secondo è nascosto, ma è anche importante, ed è ciò che dovrebbe far mordere le mani: perché era l’unica idea buona, con potenziale, con fascino e con personalità, ed è arrivata troppo tardi, quando ormai si aveva rinunciato, senza speranza, a tirare fuori i talenti fotocopia della WWF.