Mancano pochissimi giorni al 24 novembre del 1983. Sarà il giorno del ringraziamento e a Greensboro, North Carolina, andrà scena il primo, storico, evento in PPV della famigerata National Wrestling Alliance. Si terrà nella Greensboro Arena e si chiamerà Starrcade.

Ma questo succederà quel giovedì, a chilometri di distanza. La nostra storia però inizia in un ristorante di New York. Al tavolo ci sono sedute quattro persone: due uomini e due donne. Non è un pranzo qualunque. Non so nemmeno se fosse davvero un pranzo, o una cena. Quello che so è che il cibo non è l’argomento portante dell’appuntamento. Ci sono altri temi da trattare, altre questioni da sviscerare e proposte da avanzare.

A un lato del tavolo accanto a sua moglie Linda, infatti, c’è Vince McMahon. Dall’altro lato, anche lui accanto alla sua terza moglie Evon, c’è Harley Race.

Potrebbe sembrare un semplice incontro di lavoro, quello fra il Promoter più rabbioso e intraprendente della scena del periodo e uno dei migliori Wrestler del mondo, e infatti lo è, un incontro di lavoro. Il problema però, è che non era affatto semplice. Harley Race era, oltre che uno dei nomi più grandi del panorama a stelle e strisce, anche il campione del mondo in carica della NWA, al suo settimo regno e sul viale del tramonto.

Vieni via Harley, da quella parte vogliono farti fuori ormai, Ric Flair scalpita, perderai la cintura. Lo sai. Da noi avrai ancora anni di gloria e potresti essere uno dei pochi in grado, fra non molto, di sconfiggere il ragazzo che sto lanciando. Hulk Hogan. Immagina che grandissimo Match di unificazione potrebbe essere. Quando sembrava che non potessi più chiedere nulla alla tua carriera, ecco una nuova occasione”.

Avete letto bene. Unificazione. Si, perché nonostante quella dell’unificazione dei due titoli con Hulk Hogan sia una suggestione, il progetto di Vince McMahon era proprio quello di portarsi a casa la cintura di campione del mondo della NWA, all’epoca, senza timori di sorta, la più importante corona in giro per il mondo. Harley Race avrebbe avuto un compenso di 250.000 dollari, più o meno 800.000 di oggi, e la possibilità di essere uno dei volti della WWF, una compagnia che, aldilà di tutto, era visibilmente destinata a prendersi ogni cosa.

Race, un uomo di quelli che non è diventato duro perché ha fatto il Pro Wrestler, ma che ha fatto il Pro Wrestler perché era un duro, si prese un attimo. Si alzo domandando scusa e andò in bagno.

Dirà 30 anni dopo:

Il problema non era soltanto il rispetto che avevo per la NWA o il fatto che non ero felicissimo di passare tutto in mano a Ric Flair. Il problema era guardarmi allo specchio il giorno dopo il mio debutto, con la cintura NWA, in WWF. E davanti a quello specchio, in quel bagno, presi la mia decisione”.

Jim Ross aggiungerà:

Nonostante tutto, Harley Race aveva sputato sangue per costruire la sua fama, per costruire quel titolo che aveva vinto 7 volte in 10 anni e per arricchire la NWA. Anche Ric Flair faceva parte del gioco. Ebbe dei dubbi, ma li ebbe per poco”.

Harley Race tornò a sedersi, mise da parte i problemi economici per un investimento mal riuscito, si intromise fra le chiacchiere accondiscendenti del resto del tavolo e rifiutò, ringraziando, l’offerta.. E scatenò, incredibilmente, l’ira di Vince McMahon. Sembra strano, ma non fu l’unica volta. Anni più tardi, come racconta Howard Cosell, giornalista sportivo degli anni 80, Vince ebbe uno scatto d’ira al telefono, subito dopo il suo rifiuto:

E allora fottiti, Howard. Il Wrestling diventerà lo sport più famoso degli Stati Uniti e tu starai li a guardare. Non abbiamo bisogno di te, in fondo”.

E sembrava uno di quelli che non doveva chiedere mai..

Howard Cosell però era al telefono, e non era uno dei più maledetti testardi, orgogliosi e letali lottatori della storia. Quello sguardo allungato, senza sorriso, con gli occhi stretti, del padre padrone della WWF, fu un’evidente manifestazione di un disprezzo immediato e sregolato. Race non distoglierà, dopo quell’espressione accanita, mai lo sguardo da Vince. Sua moglie Evon si raddrizzerà nella sedia e comincerà a tremare nel vedere l’attenta assenza del suo uomo.

A quanto pare, infatti, Vince cercò di arrivare alle mani. Racconteranno diverse fonti, che lo stesso Harley Race confermerà, che Vince tentò di afferrarlo ad una gamba dopo essersi alzato ed averlo quasi sfidato. Harley aveva avuto un bruttissimo incidente più di vent’anni prima, nel quale morì la sua prima moglie Vivian, e aveva riportato un serissimo infortunio alla gamba. Ma nonostante questo, non funzionò. Race afferrò la testa di McMahon sotto il suo braccio e come da lui detto:

Avrei potuto facilmente spezzargli il collo. Ma mi limitai a farglielo capire”.

Il pranzo, o forse la cena, finì male, con le rispettive mogli che cercarono di calmare gli animi, fortunatamente riuscendoci.

Harley Race pochi giorni dopo tornerà a Greensboro, andrà alla Greensboro Arena, anche se giusto in tempo per il Main Event, a quanto disse anni avanti Ric Flair smentendo le affermazioni di Race nel suo libro, nel quale disse di essere arrivato alle 5 di sera, e prese parte ad uno dei Match più iconici della storia dell’NWA e dell’intera storia del Wrestling.

Come spesso accade, il tempo addolcisce i ricordi. Nel corso degli anni Vince McMahon, Harley Race e Ric Flair, lavoreranno ancora insieme. Vince, come sappiamo, diventerà il più grande ed importante Promoter della storia della nostra disciplina. Harley Race lavorerà per lui e si fregerà di vincere il secondo King of the Ring sconfiggendo in finale Don Muraco a Foxborough, Massachussets. Ric Flair vincerà 16 titoli del mondo contati male per difetto, e sarà, proprio come gli altri due, una stella brillante nel cielo delle icone.

Sono davvero orgoglioso di te” dirà Harley Race all’orecchio di Flair il giorno del suo ritiro.

Non ci sarebbe stato Ric Flair senza Harley Race” affermerà il Natura Boy.

Harley Race è stato letteralmente il re della sua professione per 25 anni. Lunga vita al re” dirà Vince McMahon dopo la sua morte, e dopo aver pagato le spese di un trasporto a pochi giorni dal suo decesso perché potesse vedere un’ultima volta la sua famiglia”.

Quel Main Event di Starrcade fu uno Steel Cage Match. E nel vedere quello scorcio di immagine nella quale Ric Flair intrappola Harley Race nella Figure 4 Leglock, in bianco e nero, con liquidi muscoli e grida senza colore né rumore, trovo il senso che questa storia ha. Un incontro nel quale nessuno poteva interferire. Nessuno poteva entrare e i contendenti non potevano uscire. Quello Steel Cage Match fu una metafora della carriera di Harley Race. Fuori da quella gabbia lasciò il suo orgoglio di grande campione, passando il testimone a Ric Flair. Allo stesso tempo diede forza e valore al suo orgoglio di uomo, non lasciando che sparisse dietro le maglie della gabbia, mantenendo fede alla parola ed evitando di voltare la faccia a ciò che, anche e soprattutto lui, aveva contribuito a creare.

E soprattutto versò ancora una volta quel sangue e quel sudore che per un ventennio sono stati suoi compagni, testimoni e prova della sua forza, dentro e fuori dal quadrato.