Partiamo da un dato: 5 ore e 36 minuti. Non è durato poco AEW Revolution, ma sappiamo la volontà della compagnia di dare al pubblico quanto più wrestling possibile. Pubblico che ci restituisce un altro dato: circa 13 mila spettatori, seconda volta di sempre per questo ppv dopo la scorpacciata del ritiro di Sting. Segno di come negli eventi speciali, Tony Khan e i suoi collaboratori stiano lavorando bene, aumentando o stabilizzando i numeri anno dopo anno. Ricordiamoci che la All Elite non è nel “prime”, non è più la novità da seguire tutti i costi, e dunque lo sforzo che stanno facendo è decisamente importante.
E se di sforzo si intende, in questo ppv hanno provato a ricordare a tutte e a tutti come siano davvero l’alternativa alla WWE. Non tanto per i numeri, quanto per lo stile. Che può piacere o non può piacere, ma strizza evidentemente l’occhio ai fan più hardcore e a tutti coloro che stanno cercando qualcosa di diverso rispetto all’impronta segnata da Stamford in 50 anni. Hanno fatto bene o male? Provo a darvi la mia top 5 da ricordare.
Il dolce, alla lunga, appesantisce
Siamo saltati in piedi al ritorno di Copeland e Christian Cage. La categoria di coppia in questi mesi ha preso tempo in attesa del loro ritorno. Gli FTR hanno fatto un lavoro egregio. Ma due pezzi da 90 così si fanno sentire ed è certamente un bel vedere. Nella prospettiva del “revenge” che non si farà attendere. Dax e Cash sapranno accompagnarli: il percorso è stato spezzato a metà. Non siamo però saltati in piedi per Ronda Rousey, il cui arrivo ha certamente fatto strabuzzare gli occhi (e alimentare le polemiche). Non credo che “is All Elite”, soprattutto con un match da tanti zeri con Gina Carano da combattere. Più possibile che rimanga una “special guest”, cercando di sfruttare il traino dell’evento su Netflix. Pazzesco il ritorno di Will Ospreay, con la citazione a Dragonball, in piena coerenza nel far riemergere il feud coi Death Riders dopo quanto accaduto lo scorso anno. Se il britannico deve arrivare al main event di All in, questa storia da chiudere è un bel modo per partire. Poi c’è Kenny Omega, che salva Brody King. Tutte queste cose avvengono entro i primi cinque match della card. E la cosa incredibile è che il momento più debole sia paradossalmente quello di The Cleaner. Il motivo è semplice: abbiamo fatto una scorpacciata di momenti, così tanti e così fragorosi, che l’ultimo della fila ne risente. Personalmente ne avrei fatti due (Copeland/Cage e Omega), gli altri due sarebbero stati più utili a Dynamite – Ronda che a sorpresa aiuta Marina a vincere il No Holds Barred e Ospreay che si ripresenta contro i Riders. Alle volte smussare aiuta a rendere più lineare ciò che il pubblico guarda.
C’è un problema con Thekla
In sede di preview avevo messo in conto come il regno di Thekla non stia funzionando. C’è un problema di angoli, anche qui: nei promo è costantemente sopra le righe, poco coerente col suo personaggio; nei match non viene aiutata dalla struttura dei match. Kris Statlander, a differenza di quanto dicono alcuni, ha avuto un regno che verrà presto rivalutato. E in questo incontro ha fatto quanto possibile per far risaltare la campionessa. Alla quale però manca qualcosa, frenata da un ostacolo che la sta rallentando. Viste le scelte fatte fino a qui, il rischio è che il regno prenda una piena in declino, dato che non ci sono pronte delle avversarie face con le quali sviluppare nuova narrativa. RJ City o chi per lui devono farci molta attenzione: non è detto che una ragazza di talento possa funzionare alla guida della categoria. Toni Storm ha settato un livello forse troppo alto da raggiungere. Per ora.
Stanno emergendo diversi profili interessanti
Alcuni sono già ben noti. MJF nelle prossime settimane dovrà prendere atto che Swerve Strickland e Andrade El Idolo sono delle top star da cui guardarsi alle spalle. Qui c’è però un problema di personaggi: sono tutti e tre heel. Servirà far prendere tempo a uno dei due o inserire qualcun altro per tentare di riequilibrare la situazione (Jay White?). Hanno vinto, hanno vinto bene, convincendo come sanno fare loro, grazie anche agli avversari giusti per risaltare. Certamente vorrei rivedere Swerve con Brody in qualcosa di più complesso. Il messicano invece può levarsi di dosso le scorie della Don Callis e puntare al titolo. A meno che non abbia voglia di provocare Hangman Page, qualora questi decidesse di non prendersi una pausa. Il terzo nome che faccio invece è Clark Connors. Ma com’è possibile, proprio lui che si è preso il pin? In quel Trios è emerso meglio degli altri in tutti i frangenti e anche il pubblico si sta accorgendo di come possa essere qualcosa di più di un semplice membro sacrificabile dei The Dogs. Le sue prestazioni vanno monitorate.
Certi stili o si amano o si odiano
Nel post ppv, soprattutto lato fan italiani, è ripartita la tiritera su cosa sia giusto o sbagliato proporre nel wrestling. Un dibattito che alla lunga diventa anche stucchevole. Lo stile AEW o si ama o si odia. Non è una via di mezzo come quella della WWE, che punta ad accontentare un po’ tutti. Dunque se c’è il sangue, il vetro, il filo spinato, il mattone, gli stecchini piantati in testa o l’anestesia alla bocca, non ci si scandalizzi. Almeno non vedendo gli show di questa compagnia. Non è un obbligo vederli, così come non è un obbligo criticarli. Tutto quanto segnalato mi piace? Sì e no. Ma sono consapevole di potermelo aspettare. Soprattutto, magari, in un Texas Death match (nomen omen). Lo stesso discorso vale anche per gli infiniti near falls, i fighting spirit, e quanto mutuato dal Giappone per rendere più spettacolare gli incontri.
Cosa deve ancora dimostrare MJF per essere uno dei migliori di questi tempi?
Sono passati 7 anni da quando il mondo lo ha visto su un ring AEW. Lo conoscevo già in precedenza e aveva addosso scritto a chiare lettere che fosse un predestinato. Ma è voluto andare oltre i suoi studi, le sue preferenze, la sua qualità in ring. Che ancora oggi è inspiegabilmente sottovalutata, nonostante abbia messo in fila una quantità significativa di ottimi match (sia nel suo prime, che negli ultimi anni). L’adattamento ad un match estremo come il Texas Death non era scontato. Invece ci è rimasto dentro, ci ha aggiunto momenti di ottimo storytelling (marchio di fabbrica) e l’ha portato a casa con tutti gli onori. Non voglio togliere meriti a Page. Ma bisogna darne tanti ad un ragazzo che a 30 anni ha raggiunto una maturità e una dimensione ben definita rispetto a tantissimi colleghi molto più grandi e con molti più anni alle spalle. Il suo regno può essere molto molto lungo.
I miei voti ai match:
AEW National Title 21 Man Blackjack Battle Royal: 5,75
FTR vs The Young Bucks: 7,5
Toni Storm vs Marina Shafir: 6
Jon Moxley vs Konosuke Takeshita: 7,75
Megan Bayne & Lena Kross vs Harley Cameron & Willow Nightingale: 5
Swerve Strickland vs Brody King: 7,5
Thekla vs Kris Statlander: 6,5
JetSpeed & Mistico vs Okada, Fletcher, Davis: 7
Andrade El Idolo vs Bandido: 7,5
Cassidy, Strong, Allin vs The Dogs: 6,5
MJF vs Hangman Page: 8
Voto finale: 7,5