Come visto nella penultima puntata di 205 Live, Buddy Murphy è stato escluso dallo show per non aver rispettato il limite di peso; quelle 205 libbre, poco più di 92 kg, che fungono da vincolo obbligatorio per chiunque voglia lottare per il titolo viola.

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Sin da subito, già dal CWC, si intuiva che questo limite fosse ben poco rigido. Atleti come Nese, Alexander, Ibushi o Gulak risultavano, ad un’occhiata superficiale, decisamente più pesanti di 205 libbre.

Fino al caso “Murphy”, questo vincolo è rimasto inutilizzato, dato per scontato o volutamente taciuto. La stazza dell’australiano, che mal si concilia con i “soli” 92 kg necessari per competere nello show, ha richiesto di mettere in evidenza e gestire questa soglia di peso.

Ecco, allora, le “pesate”, in pieno stile pugilistico, ad ogni, o quasi, apparizione di Murphy. L’idea di utilizzare questo vincolo in chiave storia è assolutamente corretta e giustifica la presenza del limite stesso, il quale diventa, a questo punto, un utile strumento per costruire delle storyline.

Ciò detto, quanto questa soglia di peso è veramente utile e quanto, invece, risulta essere un limite per lo show?

In primis, questo vincolo affonda le sue radici da una netta divisione tra pesi leggeri e massimi, tra omoni da power moves e lottatori agili in grado di piroettare dentro il quadrato.

Questa separazione, con l’evoluzione della disciplina, si è di molta ridotta. Non è raro, infatti, vedere ora wrestler, ben al di sopra delle 205 libbre, eseguire salti dalla terza corda, somersault o suicide dive.

Questa circostanza, invero, è per alcuni uno dei motivi dello scarso successo di 205 Live: “Perché devo guardarmi un’ora di show dei pesi leggeri, quando posso vedere gli stessi match a Raw o Smackdown?”.

D’accordo o no con questa affermazione, non si può negare che, ormai, ci sia commistione tra i diversi stili di lotta.

Su questo (e tanti altri aspetti a dir il vero) la cara vecchia TNA dei Jarret era decisamente avanti. Nella X divisione, uno dei primi trade mark della federazione, non vi erano limiti di peso ma solo di stili: si apparteneva alla categoria unicamente per l’essere in grado di eseguire manovre “estreme”.

Ecco che il titolo, pur con qualche forzatura, è stato detenuto da un Angle o da Abyss, per non parlare di Samoa Joe, uno dei più importanti campioni di categoria.

Forse anche in WWE è il caso di mandare in pensione questi limiti di peso e andare verso una divisione per stili.

Adottare un diverso criterio di selezione dei lottatori, permetterebbe allo show di potersi garantire la presenza di nuovi performer.

Penso ad un Apollo Crews, tra tutti. Il buon Uhaa potrebbe, difatti, dar sfoggio di tutto il suo talento sul ring, concentrandosi su ciò che sa fare meglio: lottare.

Vedremo se alla fine la WWE si deciderà ad abbattere questa barriera e a liberare lo show da questo enorme peso.

 

 

Claudio
Nel sito dal 2014, editorialista occasionale e reporter di 205 Live. Orgogliosamente sardo, venne folgorato da un Velocity su Italia 1 in giovane età; da allora non ha più smesso di seguire il Wrestling.