Dura la vita del rookie. Da prima stella a meteora. Occorre fare in fretta e riprendere le sorti delle nuove leve esordite nel main roster.

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Mai come oggi è alquanto appropriato affermare che avere successo ad NXT non presuppone lo stesso risultato una volta entrati nel giro che conta. Una realtà ben evidente come purtroppo dimostrano i numerosi ostacoli che stanno rallentando e compromettendo l'ascesa delle nuove star. Le ragioni di questi debutti sottotono dopo degli esordi ben auguranti possono essere dovuti in prima battuta all'idea di trasformare il cosiddetto territorio di sviluppo in una sorta di indy in stile ROH. Disputare ogni singolo show nella stessa città e nella stessa arena ha dato modo di generare un gruppo di spettatori fissi che con il passare del tempo diventasse parte integrante di NXT entrando in totale sintonia con i wrestler, face o heel che sia. Ciò ha notevolmente aiutato le nuove leve diventando popolari in tempi brevi potendo contare su una gran fetta di supporter. Con la copertura televisiva e via web, il bacino d'utenza è andato progressivamente a crescere portando al debuttante di turno una vera e propria identità. Infatti Paige, Bo Dallas, Rusev e Adam Rose sono arrivati a Raw e a Smackdown con le spalle già larghe e con una storia ben definita tra incontri, rivalità e promo. Aspetti inizialmente positivi che nel giro di qualche settimana hanno cominciato a vacillare venendo sopraffatti dagli aspetti negativi. Avere allevato, cresciuto e formato la nuova generazione della WWE in un suddetto luogo all'interno delle mura di un palazzetto ha creato una netta separazione tra piccolo e grande schermo. Il passaggio dall'acquario all'oceano ha messo i propri cadetti di fronte ad un pubblico più esigente che mai, abituati alle grandi top star già presenti.
Una partenza in salita per i rookie che senza una storyline adeguata che mettesse in luce le caratteristiche e le qualità del personaggio non sono riusciti a lasciare un impronta ritrovandosi a galleggiare nelle acque tiepide della fed.

Proporre nell'arco di poco tempo diversi rookie è possibile, l'importante è presentare un progetto credibile che sia innovativo e/o funzionale al periodo attuale catturando l'attenzione dei fan, così come è stato fatto per Rusev, entrato in contropiede affermandosi in seduta istante grazie appunto ad una gestione accurata del character confidando sul passato e sul fascino del big man che arriva e distrugge facilmente i propri avversari. L'aspetto politico poi ha ulteriore spinto la riuscita del lottatore così come l'accostamento di una manager come Lana. La contrapposizione tra Russia e USA con i due uomini più potenti e più chiacchierati del momento (Putin e Obama) hanno completato l'opera. L'esempio Rusev insegna eppure l'ottimo lavoro con l'atleta in questione non è stato stato ripetuto per le altre stelle di NXT. Poca attenzione nei dettagli, nessuna aggiunta speciale per risaltare una dote in particolare, contenuti ridotti al minimo termine e ripetitività dei fatti accaduti.
Cominciando da Paige è innegabile come “la prima” in England e la vittoria del titolo a discapito di una AJ Lee quanto mai implacabile sia stato un biglietto da visita considerevole ma il tutto si è tramutato in una bolla di sapone trovando inspiegabile come l'impegno della categoria femminile di NXT non sia messo in pratica anche nel main roster. Mentre una Charlotte finisce in prima pagina dopo un incontro superlativo contro Natalya, la giovine Paige si deve accontentare ti un trafiletto dove peraltro la vera protagonista è Alicia Fox. Summer Rea e Layla che si contengono Fandango ma per la campionessa nonostante una cintura da difendere niente di niente.
E' innegabile come Adam Rose abbia portato sorriso e ironia per via del personaggio stravagante sulla scia di quanto proposto ad NXT ma anche in questo caso l'enfasi del pubblico europeo ha tratto in inganno il team creativo lasciando il buon wrestler al suo triste destino (nel caso Adam venga cancellato come riportano le ultime news).
E' innegabile come a Bo Dallas siano stati in grado di affidargli un personaggio con il credo americano e della buona condotta in generale. Tanto lavoro, arrendersi mai e credere sempre. Il sorriso da ebete e quell'espressione tutto dire gli hanno dato un identità ben precisa ma affidargli la classica e scontata streak del nuovo arrivato che vince contro un avversario random sa di vecchio, di visto e stravisto.

In certe situazioni bisogna andare con i piedi di piombo ed evitare di bruciare qualcosa di prezioso e valoroso. A far la differenza sono i dettagli e la gestione globale in primis. Anche Windham Rotunda era goffo e senza speranza nei panni di Husky Harris mentre sotto le vesti di Bray Wyatt le sua azioni sono schizzate alle stelle facendo la sua fortuna, la nostra e quella della WWE. A volte basta un niente per dare la svolta definitiva e far si che un atleta diventi una superstar con la S maiuscola. Per invertire la rotta c'è ancora tempo a disposizione. I wrestler analizzati devo essere rivisti sotto il punto della gestione e ricavare il meglio dalle loro potenzialità altrimenti si finirebbe per ottenere un flop totale intaccando la loro carriera.