Negli Stati Uniti le tematiche del razzismo e dell’eguale dignità di tutte le razze è sempre più sentito. Probabilmente in un modo che ancora nel nostro paese stentiamo a comprendere.

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Ha fatto scalpore negli Stati Uniti il promo dell’Indo-canadese Jinder Mahal, che ai microfoni di SmackDown si è rivolto a Nakamura come “Maestro Miyagi”, deridendone le origini giapponesi. Uno scherno legato ovviamente alla personalità “heel” del campione WWE, ma che ha fatto arrabbiare molto gli appassionati sugli spalti, che hanno subito intonato dei cori di disapprovazione inequivocabili.

Anche il Washington Post si è occupato della vicenda, con un lettore che ha scritto al giornale dicendo che il razzismo è un modo stupido e superato di attirarsi l’antipatia del pubblico da parte dei wrestler che recitano la parte dei cattivi.

La WWE ha dovuto emettere un comunicato in cui ribadisce la sua posizione: “Come molti altri show televisivi e film, la WWE crea programmi con personaggi di immaginazione che interpretano i problemi e le tematiche sensibili del mondo reale. Come produttrice di show televisivi, la WWE si impegna ad abbracciare ed esaltare individui di qualsiasi background, come dimostrano le estrazioni variegate dei nostri impiegati, dei nostri performer e dei nostri fan in tutto il mondo”.

Una risposta abbastanza scontata ma doverosa, considerando l’importanza che l’immagine presso l’opinione pubblica ha per la WWE. Un colosso che deve molte delle sue fortune all’imponente macchina di pubbliche relazioni che ha costruito.