Kevin Owens sembra aver trovato, in quel di Smackdown, una nuova dimensione di eccellenza. Se a questo aggiungiamo che la sua prima faida “blue” di rilievo è il miglior wrestler attualmente sotto contratto con la WWE, gli ingredienti sono quelli giusti per una ricetta mica da ridere. Più irriverente di un ottenne che si butta sulla transenna alla prima near fall di un evento live, ecco a voi l’editoriale odierno!

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Smackdown, ultimamente, è di gran lunga lo show meno skippabile in WWE. L’improbabile ruolo da main eventer affidato a Jinder Mahal (che ci sta mettendo tutto se stesso, gli va dato atto), la presenza di Charlotte nella divisione femminile, l’imminente esordio in ring di Nakamura e, soprattutto, un super appetibile Kevin Owens contro AJ Styles. Che poi, se ci pensate bene, definirlo dream match è anche limitativo.

Lo è perché uno dei tre migliori prodotti “finiti” sfornati dalla ROH (lo metto alla pari con Bryan e Punk come livello di maturità in ed outside the ring) sfida il miglior prodotto mai sfornato dalla TNA (senza dubbio alcuno) su un ring WWE. Un’ipotesi, sino a pochissimi anni fa, decisamente da fantawrestling. Invece oggi, per un mix sapiente di fattori costituito da wrestler “pionieri” (Bryan e Punk, appunto) e soprattutto dalla crescente influenza acquisita da HHH in WWE, un match del genere non solo è possibile, ma quanto mai logicamente attaccato a tutte le storyline di maggior rilievo della WWE. Ad ogni modo, mi soffermerei sulla nuova gimmick di K.O. come il nuovo volto dell’America.

I personaggi che incorporano all’interno del loro repertorio sentimenti anti americani, strano a dirsi, funzionano anche nel 2017. Jinder Mahal, Rusev e Lana, Neville, Kevin Owens attingono a piene mani nel nazionalismo statunitense, sfruttandolo a proprio vantaggio e rendendolo funzionale alla propria necessità di acquisire heat nei confronti del pubblico live e non. Eppure ognuno di questi personaggi ha una sfaccettatura diversa dall’altro, ed in particolare Owens ha un approccio decisamente più “cerebrale” ed efficace.

Il Canadese che si erge come esempio per un’America più virtuosa di certo non è un’idea originalissima ,chiedere a Bret per conferma. Tuttavia il modo di interpretare questa gimmick che Owens si sta pian pianino cucendo addosso, grazie a Smackdown e soprattutto grazie ad una piattaforma fatta praticamente apposta per lui come Talking Smack, lo rende non solo un heel facilmente odiabile, ma soprattutto un elemento di facile interazione per qualsiasi babyface posto come tutore di un ideale di nazionalismo. L’incorporare nel suo attire le stelle e strisce, da Canadese sprezzante, è quasi un atto di vilipendio alla bandiera: il suo ergersi come Campione imposto dalle circostanze e non scelto, lo rende indigesto a buona parte del pubblico nonostante il suo enorme talento, cosa difficilissima da fare nel 2017. Che questa sua gimmick e questo suo stint possano ridare lustro ad una delle Cinture meno importanti di tutti e due i roster? Non arriverei a sbilanciarmi così tanto, ma di certo male non sta facendo ad un Titolo sin troppo bistrattato. E, come detto in precedenza, se di fronte a K.O. mettiamo il miglior wrestler in attività, otteniamo una miscela a dir poco esplosiva.

AJ Styles meriterebbe pagine e pagine di elogi. Che fosse eccellente era noto sin dai tempi della TNA…ma, paradossalmente, la sua più grande fortuna è stata proprio la rottura dell’idillio in quel di Orlando, che una volta persa la sua stella più grande, ha avuto una parabola discendente che nulla oramai sembra poter arrestare, nemmeno un’osmosi così massiccia con la GFW. E’ stata la sua fortuna perché Styles, in Giappone, è diventato senza dubbio alcuno un gaijin di lusso prima, ed una leggenda poi, sinonimo di eccellenza assoluta e di spettacolo costante e garantito. E’ stata la sua fortuna perché in WWE AJ Styles ha avuto un miglioramento esponenziale al microfono, acquisendo una totale padronanza del suo personaggio e ponendosi, in meno di un anno, come sfidante credibile contro uno a caso, un certo John Cena. Ed i match contro Cena, tocca ammetterlo, hanno consacrato AJ come main eventer fatto e finito, capace di reggere sulle sue spalle il peso di un intero show.

Peso che ora potremmo tranquillamente definire come distribuito in parti uguali tra lui, K.O., Orton (maybe), Charlotte e Nakamura. Naturalmente destinati a feudare per un periodo di tempo di certo non brevissimo e non soltanto per il Titolo U.S., per ora Owens e Styles sono alle prime schermaglie, preludio di una faida che si prospetta a dir poco scoppiettante nel corso dei prossimi mesi. Il paradosso, in questi termini, è che non c’è paragone da NESSUN punto di vista tra la faida valida per il Titolo US e quello WWE: Jinder vs Orton impallidisce, si fa pipì sotto e va a mettersi faccia al muro con le ginocchia sui ceci secchi se paragonato a Styles contro Owens. Tuttavia la sensazione è che il tutto sia volto non tanto a rilanciare un Titolo secondario, quanto a tenere occupati due main eventer nell’attesa che le incombenze relative ad un main eventer a metà (Orton) ed un Jobber dagli stivali di cartone (Jinder) trovino la loro naturale conclusione.

In tale ottica, sono curioso di sentire la vostra opinione. Questa faida riuscirà nel riportare la Cintura U.S. ad un livello di accettabilità, oppure (come ad esempio la U.S. open Challenge di Cena) l’interesse attorno al Titolo permarrà solo finché questi due super wrestler feuderanno tra di loro, per poi scemare pian pianino con il sopraggiungere dei Dillinger e dei Corbin?

Danilo

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.