Dopo mesi di sofferenza, fra speranze un po’ buttate li di noi fan, speranze vere e ardue dei suoi famigliari e speranze sue, che lo hanno portato ad afferrarsi alla vita con le unghie, con i denti e chissà con che cos’altro, Big Van Vader è morto. La verità è che sapevamo che questo momento si stava avvicinando. Sapevamo da tempo che purtroppo, gioie e dolori stavano per finire e che l’aria di un reparto di cardiologia, o di chissà quale ramo della medicina, non è il posto ideale per una bestia che ha sempre scaraventato lontano le imposizioni fisiche.

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Purtroppo è cosi, è uno dei paradossi di questa vicenda: un letto di ospedale è tanto forte da reggere le centinaia di kilogrammi di un uomo come Vader, ma un uomo come Vader non può assolutamente reggere un letto di ospedale, non abbastanza a lungo, per lo meno. Il suo cuore ha smesso di battere asfissiato e stanco. Ha smesso di combattere contro un flusso sanguigno troppo debole, a volte, altre volte troppo forte. Ha smesso di combattere con un ossigeno sporco, carico di polveri. Ha smesso di combattere contro il suo padrone, che per anni, fra voli, fatiche e peccati, lo ha preso a pugni proprio come se fosse un avversario. Lo ha calpestato con le Vader Bomb, lo ha macinato con i Moonsault.

Il viaggio di Leon White è un viaggio comune a tanti. Si sfonda nel football e poi ci si sfonda il corpo per un infortunio. Si passa al Wrestling, altrettanto duro ma meno chiuso in uno schema. Si sfonda nel Wrestling, in tutto il mondo, e ci si crede un dio. Non può mai cambiare niente. Non si può invecchiare, non si può finire deteriorati, non si può cadere dal piedistallo della grandezza.

Arriva invece la vecchiaia. Arrivano gli acciacchi. Arriva tutto come una valanga. Aumentano i “rimedi caserecci”, accompagnati da quelli “chimici”. Il circuito elettrico interno comincia a fare cortocircuiti  piccoli ma insistenti, fastidi che sembrano solletico, ma che sono il sintomo del male. Poco importa, nel momento del decadimento, se hai vinto tre titolo del mondo in una metà  giapponese, poco importa se ne hai vinto altri due nell’altra metà. Poco importa se sei stato uno dei più grandi Big Man di tutti i tempi. Poco. Pochissimo importa.

Però come tutti, Big Van Vader, ha vissuto come ha voluto. Ha scelto, capace di intendere e di volere, di seguire un percorso che non posso condividere, perché mi ha portato a doverlo piangere troppo presto,   a 63 anni, ma che rispetto. E’ morto mandando a fanculo le regole del buon vivere per tutta la vita. Ha vissuto per estremizzare il suo essere fino alla morte.

E’ vero, forse ha chiesto aiuto tardi, forse ha chiesto aiuto pretendendo che questo gli venisse dato secondo le sue regole, ma per uno che ha fatto decine di errori per non dover convivere con centinaia di rimpianti, direi che è il minimo. Un uomo che dietro una maschera che mai lo ha nascosto davvero, ha costruito un impero di grandezza ancora oggi ampiamente sottovalutato. Probabilmente lui stesso, dentro, non ha trovato il modo di nascondersi dietro la maschera del suo animo, sottovalutandosi come persona e decidendo che se doveva vivere col fuoco sulla pelle, allora era giusto bruciarsi per bene.

Le sue felicità, per fortuna, le ha avute. 2 titoli massimi della All Japan pro Wrestling, 3 della New Japan Pro Wrestling (primo Gaijin della storia a vincere la cintura), altri 3 titoli del mondo nella World Championship Wrestling. Niente male per uno che pochi anni prima non riuscì a vincere il titolo assoluto della AWA perché qualcuno non credette in lui fino in fondo. Vader ha avuto tante delusioni, come quel titolo WWF tanto sperato e mai arrivato, ma tante soddisfazioni.

La più grande di tutte si chiama Jesse. Jesse White. Suo figlio, come lui giocatore di football e come lui Wrestler, nato nel 1986 e rimasto accanto a lui sempre, anche in queste ore di agonia. Anche Jesse ha provato in WWE, anche qui nessuno a creduto in lui. Chissà, magari, fra non molto, con l’angelo di suo padre accanto, anche Jesse potrà levarsi quelle soddisfazioni per le quali anche Leon ha dovuto aspettare e viaggiare lontano, come predetto da Ric Flair.

Muore un uomo che ha dato tantissimo al mondo del Professional Wrestling. Muore un uomo che ha dato tanto al Puroresu. Muore un uomo che ha dato tanto a noi, semplicemente, fan di una vita, fan di generazioni diverse dalla sua, ma che non possono e non devono scalzarlo dal trono dei più grandi. Perché Vader non è stato soltanto un grande Character, una grande Superstar. Vader è stato un grandissimo lottatore. Vader è stato un vero e proprio signore del Ring, uno di quelli dai quali prendere esempio. Vader non ha definizioni se non quella di “Vader”.

Adesso può tornare in posa e farsi fotografare con una birra in mano e Bam Bam accanto. Adesso torna a essere Big, Bad and Dangerous. Adesso tornano insieme. Adesso, e definitivamente per l’eternità, “It’s Vadeeeeeer Time”.

GiovY2JPitz
Appassionato di vecchia data, una vita a rincorrere il Pro Wrestling, dal lontano 1990. Studioso della disciplina e della sua storia. Scrive su Zona Wrestling dal 2009, con articoli di ogni genere, storia, Preview, Review, Radio Show, attualità e all'occasione Report e News, dei quali ha fatto incetta nei primi anni su queste pagine. Segue da molti anni Major ed Indy americane e non. Jerichoholic nel profondo!