I cocci si notano, la colla pure. Ci vorrà ancora una volta molto tempo prima che il vaso torni fiorente come un tempo. Però da questa notte la TNA ci riprova: abbandonata non senza polemiche Destination America, il passaggio a Pop Tv ha ridato una minima speranza ai fans e alla federazione stessa. Il motivo? Un po’ a sorpresa papà Carter ha deciso di investire nuovo capitale sulla creatura. Siamo ad un punto di volta: se la TNA deluderà ancora, la fine sarà certa. Lo spiraglio però è dietro l’angolo, saranno decisivi gli ascolti e gli incassi.

Pop Tv offre un bacino di 80 milioni di case e un entusiasmo che Destination America non aveva. La TNA paga lo spazio televisivo come ai tempi di Fox, offre lo show e incassa i soldi della pubblicità. Uno scambio per tenere viva la fiammella e farci godere di buon wrestling. Buono o brutto che sarà, una cosa è certa: l’augurio è che vi sia almeno un po’ di logica di lungo periodo senza l’assillo degli ascolti. È un controsenso? Forse sì, gli ascolti sono la prima cosa a cui pensare. Ma gli ascolti non si ottengono né con gli shock improvvisi, né con gli annunci particolari. Per questo tutto l’hype dell’approdo a DA venne mandato al macero dal finale della prima puntata. Ecco perché non possono più sbagliare: basta feud di dubbio gusto, basta stipendi in ritardo, basta gimmick ridicole, basta eventi speciali trattati come house show. Basta.

Cosa ci propone il debutto? Le semifinali e la finale valevoli per il titolo mondiale TNA, reso vacante con una storyline tremenda; una open challenge di Bobby Roode per l’inutile King of The Mountain Title; il debutto di “The Miracle”; il ritorno di Trevor Lee dopo il feud TNA-GFW; storie nuove e possibilmente appassionanti. Fino a qualche giorno fa si parlava di un contatto fitto con Goldberg per una comparsata sul nuovo network ma credo rimarrà il classico rumor accostato ai Carter: a prescindere dal passato, oggi Da Man non è capace di attirare nuovi appassionati dato che la generazione attuale è quella sviluppatasi a partire dal 2005 in poi, quando l’ex campione aveva già lasciato la WWE. Dieci anni son già passati, Goldberg fa parte di un passato che la compagnia di Stamford ha sotterrato per bene affinché nessuno lo ricordi con nostalgia.

Matt Hardy, Eric Young, Bobby Lashley ed Ethan Carter sono i finalisti delle World Series. Il contratto di Matt scade a breve, dargli il titolo potrebbe essere un contentino per convincerlo a restare – e, di conseguenza, trattenere un Jeff Hardy di nuovo in orbita WWE. Non è il prototipo di campione migliore per un prodotto che si vuole rilanciare, l’unico nome dei 4 è Ethan Carter: dinamico, heel odiato, pronto a tutto pur di rientrare in possesso di un titolo che non ritiene aver perso per davvero. Il problema principale non sarà tanto incoronare un nuovo campione quanto lavorare nelle retrovie per trovare nuovi interpreti e sfidanti che non siano i soliti di questi due anni. Anderson, Galloway, Bram e Abyss hanno il profilo giusto per diventare vittime o carnefici.

La Challenge di Roode potrebbe essere gestita come quella di Cena in WWE. È la moda del momento dato che anche la ROH proverà a bissare il successo sottoponendo Roderick Strong a numerose e impegnative sfide. Roode ha il profilo giusto per gestire la storyline, le qualità adatte per match stellari. Alle sue calcagna non solo i midcarder ma anche qualche campione delle altre categorie: avversari come Davey Richards o Eddie Edwards non sarebbero affatto da buttare. Dall’altro canto però potrebbe uscir fuori “The Miracle”: per chi non lo sapesse è uno dei soprannomi utilizzati da Mike Bennett agli inizi della carriera ed anche recentemente. Si spera non esca una idea assurda che macchi per sempre uno dei talenti del roster.

Da stanotte in poi vi sarà una settimana di fuoco tra dirette (stanotte), tapings (domani e dopodomani), special ppv (One Night Only, venerdì). Pop Tv ha fatto partire una campagna comunicativa enorme – per le sue possibilità, vedremo se sarà in grado di aiutare le sorti di una nobile decaduta. La TNA dovrà aiutarsi poi da sola: intraprendere una strada dritta e non guardarsi attorno per non deragliare. Volendo, la rinascita è ad un palmo di naso.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".