Ronda Rousey, ipotizzata come entrata a sorpresa della Royal Rumble, conclude l’omonimo PPV con il suo ufficiale debutto in WWE, interrompendo la potenziale scelta della vincitrice Asuka in vista di Wrestlemania. Stupore, sgomento, eccitazione, polemiche e perplessitá: molte sono state le reazioni a caldo di quello che potrebbe essere definito come il debutto piú importante (in termini di stelle mainstream giá affermate) della storia della federazione, dunque analizziamo la situazione nel complesso nell’editoriale di oggi!

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Da appassionato di arti marziali miste, Ronda entra nel mio personale radar nel 2011, in un’edizione di Strikeforce Challangers: in poco piu´di 30 secondi sottomette Julia Budd, vincendo il suo quarto incontro consecutivo con un’armbar in meno di un minuto. Pochi mesi dopo Scott Coker, padre putativo delle arti marziali miste femminili, allora CEO della Strikeforce ed attuale Presidente della Bellator MMA, intravedendo il suo enorme potenziale la spedisce (a detta di molti prematuramente) contro la neo campionessa Miesha Tate, laureatasi Campionessa in modo inaspettato sconfiggendo una vera leggenda del mondo MMA femminile, l’Olandese Marlos Coenen.

La prima faida con Tate consacra Ronda come fenomeno mediatico: il match finisce con un’armbar, neanche a dirlo, nel primo round…ma il bello viene dopo. Intervistata nel post match, Ronda sottolinea come non sia per nulla preoccupata della quasi rottura del braccio dell’avversaria ed, anzi, sarebbe stata ben lieta di portarsi l’arto a casa come souvenir. Capiamo dunque il contesto: un ex bronzo Olimpico, con una tragica storia alle spalle (padre morto suicida a causa di una probabile depressione) diviene Campionessa del Mondo al suo quinto incontro professionistico a meno di un anno dal suo debutto, finendo tutti i suoi incontro in meno di un minuto con una finisher da pro wrestling, un’inarrestabile armbar. A questo aggiungiamo la sua estetica decisamente gradevole, la sua personalitá abrasiva ed otteniamo un mix irripetibile, un cocktail dal sicuro successo globale.

Da li in poi, un’escalation a dir poco eclatante. Difesa del Titolo Strikeforce contro Kaufmann, passaggio come Campionessa in UFC, 6 difese Titolate, 5 vittorie nel primo round, 3 via armbar: Ronda Rousey è un fenomeno mainstream come nessuno, maschio o femmina, prima di lei. Ospitata in qualsiasi show americano degno di nota, la sua storia diviene di pubblico dominio, la sua ascesa storica, partecipa a filmoni di Hollywood, diviene fonte di ispirazione durante concerti di Star Galattiche (Beyonce su tutti), pubblica un libro di successo, viene etichettata come un fenomeno “once in a lifetime”: la sua vita diventa leggendaria ben prima dei trent’anni, ed attorno a lei (e solo a lei) le MMA femminili diventano un fenomeno degno di attenzione, un vero e proprio movimento sociale.

La sua carriera nelle MMA termina in modo repentino e stranissimo: frizioni tra la sua famiglia ed il suo controverso allenatore, tante, forse troppe distrazioni extra ottagono ed il gioco è fatto. Ronda viene messa k.o. da Holly Holmes, un’atleta il cui gioco MMA (ex pluri campionessa mondiale di Boxe) è stato creato nel corso degli anni solo ed esclusivamente per annullare i punti di forza di Ronda: i media le voltano le spalle, la sconfitta per lei assume caratteri di tragedia personale (al punto di intrattenere pensieri suicidi ed interrogarsi sul senso della propria vita), la pressione psicologica che ella stessa, assieme al mondo, aveva posto sulle proprie spalle (ritirarsi da imbattuta) la schiaccia in modo inesorabile rendendola l’ombra di se stessa. Al suo ritorno le viene concessa una Title Shot contro Amanda Nunes, a poco piú di un anno dalla cocente sconfitta contro Holmes: Ronda non parla con i media e non partecipa alla promozione del PPV (che fará comunque numeri da capogiro), sembra triste e sfuggente. L’incontro si conclude del primo round, in modo devastante, a favore della brasiliana. La porta delle MMA per Ronda sembra essersi chiusa per sempre, o meglio sembra che la chiave che aveva portato al suo successo sia divenuta un bromuro capace di avvelenarle la vita, nonostante la sua valenza storica ed il suo ampissimo livello di benessere.

Dopo anni di corteggiamento reciproco, l’amore mai celato per la WWE sboccia dopo una fugace presenza a Wrestlemania: Ronda é libera dal giogo dorato della UFC e, dopo un piano abortito ad NXT, domenica scorsa ha fatto la sua apparizione alla Rumble, suscitando l’interesse delle testate sportive e non dell’intero globo, compresa la nostrana Gazzetta, che in genere tocca il wrestling solo con il dispositivo anti radioattivo della centrale nucleare dei Simpsons. “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” chiosava l’abusatissimo Oscar Wilde.

Partiamo da un’analisi critica della sua limitata prestazione: Ronda è apparsa decisamente felice (non la si vedeva sorridere in pubblico da anni), emozionata, a tratti confusa, un pochino tenera se vogliamo, e non so se l’impressione che la WWE volesse dare fosse proprio di tenerezza piuttosto che di minacciositá. Le istruzioni fornitele, ossia indicare piu´volte il logo di WM in modo coreografico, sono state eseguite in modo abbastanza forzato se vogliamo, poco “organico” e distraente, rendendo l’intero segmento qualcosa di confuso ed a tratti strambo. Infine, la visuale di Ronda vestita da fangirl di Piper (il tributo ci sta e ci stava, non è questo il punto) vicino a due colossi con i tacchi come Charlotte e Stephanie McMahon ha avuto un non so che di stonato, rendendola “piccola”. I punti negativi, tuttavia, terminano qui.

Ronda ha dimostrato, nel corso della sua leggendaria carriera, di essere capace di fare sue tecniche complesse, adottando un livello agonistico perennemente di caratura olimpica: parliamo di una ragazza che in un anno ha vinto un Titolo Mondiale difendendolo tantissime volte, parliamo di una judoka capace di mettere k.o. lottatrici che facevano dello striking il loro punto di forza. Cosa potrebbe precludere a un’atleta di questo calibro, con una tale determinazione, di poter eccellere sul quadrato dopo un periodo congruo di allenamenti?

Lo stile ibrido wrestling/MMA, adottato principalmente dalla sua fida scudiera Baszler ma anche da Lesnar, O’Reilly, Riddle, Sonya Deville è qualcosa di estremamente funzionale, soprattutto nelle fasi iniziali del match. Isolare un arto cercando la sottomissione, cercare la posizione maggiormente dominante sul quadrato effettuando transizioni “simulando” un vero combattimento è, a mio avviso, a tratti anche piu´affascinante di una serie di resthold, chinlocks e via discorrendo. A questo aggiungiamo un parco mosse passabile, fondamentali solidi ed otteniamo non il performer del millennio, ma di certo un atleta in grado di stare 15 minuti sul ring senza far addormentare nessuno, nemmeno quelli con il palato fino che si nutrono di puroresu e marmellata indy.

Una cosa è certa la chiave potenziale del successo di Ronda passerá di certo dalla sua primissima gestione: il modo migliore per bookarla, a mio avviso, potrebbe essere proprio colto dalla sua carriera nelle MMA, una carriera che come abbiamo visto non poteva davvero essere scritta in modo maggiormente appassionante. Sarebbe strano vedere Ronda sottomettere atlete in meno di un minuto, cosí come avvenuto in un contesto NON predeterminato come le MMA? Sarebbe strano ridurre il suo parlato al minimo, magari concedendole un manager? Sarebbe strana una gestione alla Lesnar, mantenendo la stessa RR come un’attrazione speciale, in grado di creare movimento anche durante la sua assenza? No che non sarebbe strano, cosí come non sarebbe strano, ne assurdo, farle fare un match a Wrestlemania contro l’heel femminile maggiormente over della federazione, Stephanie, facendola cedere in modo immediato con la sua micidiale armbar. Altro punto a favore di Ronda come wrestler: ha giá una finisher decisamente over ed una theme song (Bad Reputation di Joan Jett: la WWE non comprava i diritti di una canzone mainstream dai tempi di Cult of Personality di CM Punk quando lo stesso Punk era la cosa maggiormente over al pari della sempiterna) decisamente riconoscibile, oltre ad un soprannome, Rowdy, “rubato” illo tempore dal compianto Piper, che aveva acconsentito il modo estatico all’utilizzo dello stesso da parte di Ronda.

Mi perdono per essermi dilungato eccessivamente, tuttavia l’argomento è talmente grande da non poter essere accennato in modo frettoloso. Ho letto molto criticismo online circa il debutto della Rowdy One alla Rumble e si, il tutto poteva essere gestito meglio…ma vi posso assicurare che anche i piú aspri critici guarderanno con enorme interesse alla vigilia del suo debutto in ring.

 

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.