A tutti piace NXT: un programma snello, con alcuni dei migliori interpreti dell'indy wrestling e una durata adeguata. Dopo l'esperimento stile reality, la WWE ha saputo dare una fisionomia ad un programma che già alla seconda chiamata dava segni di stanchezza. Oggi, seppur con qualche passaggio a vuoto, è lo show di wrestling che tuttii aspettano grazie alle gesta di Neville, Zayn, Cesaro, Ascension e Lucha Dragons. Inutile dire che merito principale è quello di Triple H.

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Il CEO della federazione ha capito che per impossessarsi della creatura deve creare qualcosa di suo. NXT è qualcosa di suo e ci sta ricavando quello che gli serve, passo dopo passo, show dopo show. Il rapporto con Vince McMahon è un dare/avere equo, dove tutti vincono e nessuno si sente deluso. Come sta capitando recentemente con gli exploit di Roman Reigns e Kevin Owens.

Rimbalza il rumor che HHH e Vince si siano trovati d'accordo su come gestire i loro pupilli. Il Triplo adora Owens, lo adora da quando è arrivato, da come si è messo a disposizione e da come si è imposto all'attenzione degli addetti ai lavori senza mai essere invadente, ma ascoltando e consigliando idee buone a catalizzare lo sguardo di tutti. Al Triplo, Owens piace da morire perché in lui vede l'uomo giusto per dimenticare CM Punk: buona mic skill, ottima interpretaziione da heel, prestazione in-ring che non scende sotto il 7, abnegazione totale alle scelte del team booking con una discreta dose di improvvisazione. Ma qui andiamo anche oltre: HHH ci vede anche il Lesnar prima maniera che possa colmare quei momenti in cui il Next Big Thing non può partecipare agli show. Due in uno: un Paul Heyman Guy nato da una fusione e su cui si basa tutta la credibilità di Paul Levesque a livello dirigenziale. Ma Owens non basta: ecco allora rinforzare i tryout con la chiamata di Johnny Gargano, Biff Busick, Drew Gulak, Taeeler Hendrix, Athena, Jessika Havok. Tutti consigli che arrivano dai collaboratori Regal e Sara del Rey, e dal pupillo Owens. In questo modo, se queste prove dovessero andare male, diminuisce il potenziale di qualche eventuale "concorrente" con troppi grilli in testa (GFW) e irrobustisce la propria forza contrattuale in sede dirigenziale.

Cosa restituisce? Un Roman Reigns integro e arruolabile ai piani originari. Ricordate? Il samoano doveva vincere il titolo da babyface, essere la stella della promotion, far scivolare bambini e pulzelle ai suoi piedi. Poi ci si è messo di mezzo l pubblico con i suoi cori, i fischi e quant'altro. A Wrestlemania il vincitore è Rollins, ma è solo una pedina di passaggio. La longa manus di Triple H interviene a ristabilire il senso delle cose: tu concedi che io faccia quello che voglio con Owens nel main roster, ed io mi prendo in cura Reigns e te lo porto dove vuoi tu. Detto fatto: oggi la gestione del samoano ha senso, non forzata, bene nel limitare gli eccessi e nel riportarlo dalla parte del pubblico. In ogni puntata Roman viene tifato e osannato. Ritornare di fianco ad Ambrose gli ha fatto bene, non c'è che dire. E se dovesse vincere il MITB, una vittoria titolata a seguire sarebbe scontata. Se dovesse passare heel durante il ppv, nulla di male, è rimasto babyface finché è servito. Co Cena in un ruolo secondario e Bryan ai box, la sua è una presenza di peso. E Triple H ha capito che andava insistito contro l'Authority, che andava messo sotto pressione davanti alla sua figura. L'ultima puntata ha mostrato un Reigns Superman sì, ma legittimato a vincere ancora nel ppv che verrà. E fu così che Triple H e Vince McMahon vissero felici e contenti, ognuno con le sue convinzioni, ognuno con il suo pupillo in rapida ascesa verso il top della WWE.

Corey
Dal 2007 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia e Coppa dei Campioni. Attualmente coordinatore ad interim del sito.