Il Miz Tv di settimana scorsa ci ha consegnato un punto focale della storia del wrestling, uno di quelli che vengono riproposti a sprazzi con la necessità di avvicinare i titoli singoli di un brand. In questo momento avere due nomi caldi è un affare grosso, soprattutto se questi due nomi sono delle sicurezze a livello intrattenitivo e lottato. E all’ora quando The Miz sostiene che AJ Styles sia un grande campione ma che esista una persona capace di rendere ancora più prestigioso un titolo… ho pensato volessero cambiare faccia ad AJ Styles e proporre nuovamente una sfida tra i due. Dopo tutto Miz l’aveva sparata grossa (ma neanche tanto): ha reso il WWE Intercontinental Championship leggendario, e forse è giunta l’ora di rendere leggendario anche il WWE World Championship. Il tutto dopo aver schienato Dean Ambrose, il maggiore oppositore dell’attuale WWE Champion.

Diverse molte il titolo Intercontinentale si è avvicinato al passo di quello mondiale. Più che altro significava assistere a momenti da “Bound for glory”, quasi come se quella cintura secondaria fosse la scala adatta per raggiungere la cintura primaria. Quando nel 1990 Ultimate Warrior si ritrovò a sfidare Hulk Hogan per il titolo WWE rappresentava una icona ben forte da poter esser visto come il successore del campionissimo. Venne costruita una sfida dove Warrior tenne testa al suo avversario, lo fece vacillare e lo battè in un modo a cui nessuno era mai arrivato. Certo fu una vittoria a metà, con quel braccio di Hogan che si alza come a dire “il campione è ancora qua”. Ma la battaglia tra giganti venne gestita in una maniera per cui nessuno dei due fosse in grado di prevalere con certezza sugli altri. Ma gli accostamenti non finiscono qui: Bret Hart-Ric Flair, British Bulldog-Bret Hart, Shawn Micheals-Bret Hart, Chris Jericho-The Rock, Kurt Angle-Steve Austin, Daniel Bryan-Seth Rollins. In tutti questi casi il possessore del titolo Intercontinentale ha avuto uno status tale da poter essere paragonato al campione mondiale.

Nel lungo periodo che passa da Angle a Bryan, è invece il titolo americano a prendersi la responsabilità di lanciare talenti. Non lo fa nel migliore dei modi dato che l’unico che acquisisce forza e coraggio è John Cena, per ben due volte: la prima quando iniziò la scalata verso i vertici della federazione, tale che nel 2005 divenne campione mondiale; la seconda quando nel marzo di un anno e mezzo fa tornò in sella alla categoria e difese il titolo per cinque mesi senza che il suo status venisse messo in discussione. Un regno che per gli esperti di storia riprese la memoria di un indisponente Shawn Micheals dei primi anni novanta: non ho bisogno del titolo WWE per sentirmi una superstar. Fu una frase che nella realtà fece inviperire Bret Hart e che nella Keyfabe gli diede quel pizzico di sfrontatezza e incoscienza in più per renderlo “The Showstopper”. Quella stessa che ha alimentato il brusio del pubblico di Smackdown alle parole di Miz, pronunciate da una bocca spaccona che per anni ha dato a Miz quel pizzico in più che altri colleghi non hanno mai ottenuto. Quel suo modo di dire “fermatevi un attimo, sul ring ci sono io, a me i vostri occhi”, riportando alla memoria il Lance Storm di russiana memoria, col canadese che riusciva ad attirare come una calamita l’attenzione di ragazzi e adulti abituati a seguire Steiner, Hogan, Nash, Sting, DDP e compagnia. Due atleti che non hanno bisogno del titolo WWE per eccellere ma che con quel titolo saprebbero (e avrebbero saputo) certamente che farci. Non mi stupirebbe dunque vedere ,Mizanin campione WWE nel 2017, anche se solo per pochi attimi, anche se solo per pochi show.

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".