Due settimane a This Means War, nuovo evento dell’ASCA Wrestling che si terrà ancora una volta ad Almenno San Bartolomeo. Mi ritrovo con uno dei deus ex machina della promotion, Andrea Tagliabue, per discutere cosa è stata finora l’ASCA e cosa potrà diventare.

Il percorso è stato lungo, pieno di imprevisti. Eppure ad oggi siamo di fronte a una delle 2/3 realtà italiane capaci di fidelizzare un certo target di pubblico, tenerlo saldo spettacolo dopo spettacolo, grazie ad una incentivazione sempre costante. I malpensanti chiosano: “facile con uno o due show l’anno”. Da altre parti però, con 1/2 show l’anno, i risultati sono diversi, meno appaganti sotto il profilo sia dello spettacolo, sia del lato umano. Le emozioni dell’ASCA Dome infatti sono impagabili e impareggiabili.

Sulla pagina ASCA chiedete cos’è la promotion per i fan. Per te invece cosa è stata l’ASCA in questi anni?
La destinazione di una marea di pensieri e speranze. La speranza di creare qualcosa che fosse anche mio all’interno del mondo del wrestling, la speranza di dare una scossa all’indistruttibile senso di sconfitta che c’è in Italia in questi anni, dove sembra che tutto è già stato provato e niente ha funzionato…la speranza di cambiare anche la mia vita facendo della mia passione un lavoro ed un mezzo di sostentamento (speranza che è ancora solo tale ovviamente), e la speranza di raddrizzare alcuni torti della storia, diciamo così (ad esempio, il fatto che Iceman e Kyo Kazama, due tra i migliori atleti italiani, non abbiano ricevuto pressoché alcuna considerazione). Per quanto riguarda i pensieri, beh…per una card che poi diventa realtà, ce ne sono almeno 100 che rimangono nell’etere, nello spazio dei pensieri.

Ritorniamo a dicembre 2013: come avvenne la scelta degli atleti stranieri alla Super 8 e che rapporto si instaurò con gli italiani?
L’ASCA nasce ibrida, come una federazione che voleva proporre contemporaneamente MMA e Wrestling (suona incredibile a dirsi, ma è davvero così! Flavio Pantaleo, in arte Iceman, nei primi tempi cercava di convicermi che sarebbe stato MOLTO più conveniente proporre eventi di MMA anzichè di wrestling…e forse aveva anche ragione XD); gli atleti scelti furono proprio quelli che, a nostro parere, più potevano attrarre dei fan di arti marziali: Tommy End, col suo background marzialistico; MK McKinnan, un giovanissimo e promettentissimo wrestler che a tratti sembrava quasi un kick boxer….e Jack Gallagher, il maestro del grappling. Trent Seven ci fu consigliato da MK stesso come maestro assoluto dello strong style britannico; rimasi estremamente scettico quanto alla definizione, finchè non vidi il suo match contro Eddue Edwards, e quella devastante combo di dragon suplex e piledriver….Trent era senza dubbio il wrestler che mancava per rendere quel torneo PERFETTO! Per quanto riguarda i wrestler italiani invece, tre erano “nostri” (per modo di dire ovviamente, visto che non possediamo nessuna esclusiva o nessun cartellino, semmai sono appunto gli stessi Iceman e Kyo Kazama che si sentono prima di tutto wrestler ASCA, cosa che ovviamente mi fa un piacere IMMENSO), mentre il quarto, di cui non faccio il nome solo per creare un po’ di mistero (AHAHAHA!) ha dato la sua indisponibilità all’ultimo ( sul ring ASCA di conseguenza non ha mai più messo piede)… e dato che Silvio stravedeva per Mark Fit, prenderlo come sostituto è stata la conseguenza OVVIA. Manca solo Charlie Kid…. la sua presenza aveva lo scopo di dare una certa credibilità alla nostra neonata federazione, difendendo la maggiore cintura esistente in Italia, il titolo assoluto della ICW.

Il legame che si creò tra tutti comunque fu subito magico: sarà che non avevamo la minima idea di che cazzo stavamo facendo, sarà stata l’assurdita di andare a combattere a 6 ore da casa quando la metà di noi proveniva da Milano o giù di lì, ma si intaurò un rapporto bellissimo e strettissimo tra tutti, organizzatori, staff, wrestler ASCA, stranieri e wrestler ICW. Lo spogliatoio fa miracoli, pensammo, e pensammo che bastasse mettere tutti insieme nello stesso show per risolvere ogni lite del wrestling italiano. Nella sua totale ingenuità, eppure, questa idea funzionò alla perfezione.

Ready to Start fu, forse, un primo spartiacque, con un pubblico già fidelizzato e ospiti importanti. Quanto ti ha pesato l’assenza di Uhaa Nation? Ad oggi, cosa pensi sarebbe successo con Uhaa presente allo show?
Ready to Start fu davvero uno degli show più utili nella storia ASCA al fine di insegnarci qualcosa….perchè dal punto di vista economico fu un flop TOTALE, una carneficina, un bagno di sangue, e dal punto di vista organizzativo le difficoltà che incontrammo furono gigantesche…sembrava quasi che ci aveva invitato a mettere in piedi questi show (per i quali noi ci prendemmo un po’ la mano ed esagerammo nel volerli rendere imperdibili…ma eravamo solo al secondo show, perciò pensammo di dover per forza lasciare ol segno) volesse in ogni modo far si che i medesimi non andassero in scena. In un simile clima, perfettamente bilanciato da una situazione paradisiaca per quel che riguarda i rapporti umani tra wrestler e staff ASCA, dato che ci sentivamo davvero contro tutti e facemmo squadra su ogni cosa, la notizia di Uhaa Nation non risultò niente più che un piccolo prurito sulla schiena. Il dispiacere fu principalmente personale, perchè desideravamo vedere dal vivo quel fenomeno assurdo che era Uhaa, ben sapendo che prima o poi una major (che fosse giapponese o americana) se lo sarebbe portata via per sempre…e inoltre, Uhaa inaugurò una strana tradizione (proseguita poi con Kick ‘Em All e This Means War) secondo la quale la scelta della data in cui tenere lo show conseguiva agli impegni di un wrestler che poi, per motivi diversi, lo show se lo sarebbe saltato (abbiamo Uhaa in questo caso, Ospreay a This Means War e…Kid Kazama, ebbene si, a Kick ’em All). Comunque, penso che la presenza di Uhaa, strano a dirsi, non avrebbe giovato alla card perchè ci avrebbe privato di quel capolavoro che fu Dave Mastiff vs Trent Seven, che fu incredibilmente funzionale nella nostra evoluzione perchè ci mostrò come potessimo rischiare di mettere in scena anche incontri lunghi e piuttosto impegnativi…come un Iron Man Match da 30 minuti.

L’atmosfera che si era creata in quella tre giorni però mi manca TANTISSIMO. Era tutto così surreale, un weekend del genere in un comune sperduto come Pizzoli, show fatti all’aperto di fronte ad un panorama assolutamente STUPENDO…a fianco di una strada statale, con le persone che potevano incrociare lo show per caso e fermarsi nel parcheggio dove lo spettacolo si stava svolgendo…e tutto, finalmente, salvato su hard disk, perchè a differenza che alla Super 8 Cup II, i filmati ci furono e furono di alta qualità.

I compleanni sono fatti per stare assieme e festeggiare con gli amici. Al primo compleanno avete anche piazzato quello che probabilmente è una gemma del wrestling italiano (Nemesi vs Bodom vs Fit). Che hai sentito quella sera? Che aria tirava il giorno dopo? Come vedevi il futuro?
Ho descritto varie volte la girandola di eventi che ci portò a fare quello show, a farlo completamente GRATUITO, ad annunciare la card solo a partire da due settimane prima, facendolo risultare quasi un fulmine a ciel sereno. Perciò non mi ripeterò su questo, ma appunto come chiedi tu, su quello che ho sentito, e quello che ho sentito consegue a quella che era la sfida di quello show. La sfida fu quella di ripartire da zero, costruire uno show più piccolo, più “casalingo” (l’atmosfera dell’ASCA Dome significò tantissimo in questo senso), con meno stranieri…ma cercando di proporre comunque uno spettacolo godibile. Fatto tesoro dell’esperienza di Mastiff vs Seven da trenta minuti, l’idea (di Silvio) fu rischiare concedendo minutaggi estremamente elevati a dei match tra atleti italiani. Ci aspettavamo uno show godibile, ne venne il miglior show dell’ASCA fino a quel punto. Fummo TOTALMENTE INCREDULI. Era come se l’ASCA fosse finalmente giunta in quella che doveva essere la sua CASA. Davanti al suo pubblico. Quella fu la sensazione. Ora avevamo un luogo dove cominciare davvero a crescere, dopo lunghe e bibliche peregrinazioni.

A Kick Em All credo abbiate avuto la prima card compatta, un segno distintivo che continuerete a perseguire poi. Al di là dei numeri, rifaresti lo stesso show e la stessa card? Sposteresti qualche match?
Kick ‘Em All fu un altro evento da cui imparammo tantissimo, visto che commettemmo degli errori, e fai bene a segnalare che furono soprattutto nella costruzione della card. Lo show aveva degli incontri complessivamente migliori di Happy Birthday to Us, eppure l’impressione nel post show era come molti fan avessero preferito l’evento precedente. Fu così che ci rendemmo conto che il posizionamento dei match all’interno di una card pesa moltissimo sulla riuscita degli stessi, al di là delle banalità riguardo all’opener veloce, il main event epico ecc ecc. C’è molto di più, e ce ne rendemmo conto solo in quel momento. Rifacessi oggi quella card, la separerei in show e preshow, ovviando così al principale dei problemi, che era quello del triplo Main Event (Iceman vs Kyo Kazama, Trent Seven vs OGM e Lupo vs Charlie Kid), aggiungendo due incontri da zero.

Best in Italy un altro unicum che recentemente si è cercato di replicare. Cosa ti ha insegnato l’approccio con tutte le promotion italiane e cosa hai imparato dal confronto con diversi atleti?
Se la palestra di Almenno è l’ASCA Dome, il PalaIdea potrebbe essere definito l’ASCA Hall: è vero, ci abbiamo organizzato un solo show, ma che show! E quanto ha significato per me! Era veramente, finalmente, la realizzazione di un sogno di convivenza tra le diverse realtà italiane, con un finale esplosivo fatto di tre match per tre cinture assolute di tre federazioni diverse (BWT, FCW e ICW). Tuttavia, questo show mi ha mostrato (e questo è il suo insegnamento) come la strada da fare sia ancora tantissima in questo senso, perchè in Italia le federazioni continuano a vedere se stesse come clan, ed il mischiarsi agli altri viene visto con enorme diffidenza. Oggi sono le motivazioni pratiche, concrete, ad volte economiche, ma soprattutto il voler far esperienza e migliorare a far si che gli atleti viaggino combattendo nelle varie federazioni italiane…ma manca ancora un senso unificato di fratellanza tra le varie compagnie. Forse ci vorrebbe un nuovo Best in Italy, che metta sul ring il maggior numero possibile di eccellenze italiane, in una grande città come Milano, Torino, Napoli, Roma, mostrando “al mondo” quanto gli atleti italiani siano validi e come ormai ci siano ottimi wrestler nei più diversi stili, dallo strong style, al wrestling tecnico, all high flying. Best in Italy inoltre mi ha messo a conoscenza di un atleta che ora io personalmente adoro, e secondo me è tra i più promettenti e svegli dell’intera scena italiana, uno che davvero ha un futuro….e sto parlando di Horus.

Sabre e Havoc, Gibson e Seven: quanto sono stati importanti per la crescita degli italiani? Quanto hanno inciso sul loro status?
Penso che la risposta a questa domanda arriverà più avanti, ora è ancora troppo presto per vedere tutte le conseguenze della Super 8 Cup, in particolare sulla crescita degli atleti. Probabilmente il dato che sto per portare alla luce è assolutamente insignificante, ma se paragonate il numero di visite dei filmati dei nostri vecchi match con quelli della Super 8 Cup III, vi renderete conto dell’enorme impennata che si è avuta. Non sto parlando di numeri astronomici, ma Zack Sabre Jr vs Iceman viaggia verso le 900 visite, e per gli standard ASCA su YouTube è un numero altissimo. Insomma, penso che questi incontri saranno decisivi per far conoscere al pubblico internazionale alcuni dei nostri atleti migliori. Alcuni atleti italiano stanno davvero conquistando una dimensione internazionale. Ci sono wrestler che ormai hanno affrontato buona parte della creme europea, penso ad Iceman che si è confrontato sia con Tommy End che con Zack Sabre, a Mark Fit che ha affrontano i migliori pesi leggeri quali Morgan Webster, Damian Dunne, Josh Bodom e ora Paul Robinson….Mr.Excellent che è andato contro i due maestri europei del wrestling a tappeto, Jack Gallagher e Zack Sabre Jr…Kyo che si scontra coi wrestler di maggior cuore in assoluto, tipo Trent Seven o Chris Renfrew…. insomma, i wrestler italiani nel panorama europeo ora ci sono. E se l’indiscrezione su Tommy End è vera…. significa che ora anche l’Europa è stazione di un treno che può portare al massimo palcoscenico mondiale, la WWE.

La domanda clou di questo viaggio: cosa ti aspetti da This Means War e cosa dovrebbero aspettarsi i fans? Cosa vuoi vedere di diverso rispetto al passato?
Insisto spesso su questo punto, ma a ragion veduta: aspettatevi una storia. Aspettatevi i colpi di scena. Aspettatevi match notevolmente migliori rispetto alla Super 8 Cup, perchè questo show non è un torneo, quindi ogni accoppiamento è studiato per far si che il wrestler coinvolto dia il meglio, e dia il meglio in un singolo match all’interno dell’intera card. In questo show vogliamo provare a mettere in piedi uno spettacolo tale da poter rivaleggiare con quelli delle federazioni europee migliori… la Insane Championship Wrestling, la wXw, la PROGRESS, la Southside Wrestling Entertrainment, la Revolution Pro Wrestling. Vogliamo fondere il raccontare delle storie con il creare una supercard. Stiamo puntando in altissimo, e per la prima volta con la coscienza di quello che stiamo davvero facendo. E’ questo che non vorrei rivedere del passato… il fatto che le cose, se riescono, riescono anche per l’aiuto della fortuna, oltre alla nostra consapevolezza. Ora siamo consapevoli, completamente. Sappiamo cosa vi stiamo proponendo, sappiamo che è straordinario, sappiamo che in Italia ed in Europa disponiamo di FENOMENI, sappiamo come costruire una card, anche molto lunga, e sappiamo cosa serve per tenere un fan incollato dall’inizio alla fine. Ed è questo che accadrà. Non vi invito ad esserci, voi che leggete, vi dico solo che a non essere a questo show farete solo un danno a voi stessi.

Grazie ad Andrea per le risposte in vista del nuovo show ASCA che si terrà sabato 25 giugno dalle 18.30 ad Almenno San Bartolomeo, sede in via Piusano 2. Di seguito la card attuale:

– Preshow
Paul Robinson vs Mark Fit
Iceman vs Tommy End
Trent Seven vs Marty Scurll

– Main Show
Davey Boy vs Doblone
Kyo Kazama vs Chris Renfrew
TG vs Zack Gibson
Charlie Kid vs Lupo
5 vs 5 (ASCA vs Arcadia)
Marty Scurll vs Tommy End

I biglietti sono disponibili sul sito ufficiale della promotion: www.ascawrestling.altervista.org

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".