Cari amici dell’Indy City Beatdown, benvenuti ad una nuova edizione della vostra rubrica preferita sull’indy wrestling mondiale. A differenza di quanto annunciato la scorsa settimana, quest’oggi non troverete risultati delle promotion e né il focus promesso su una delle compagnie che meglio stanno operando in questo 2018. Tutto rinviato alla prossima settimana. Oggi però parliamo di All In e vi do in pasto una bella review. Let’s go!

ZERO HOUR (7 / 10)

Quando ti affidi ad atleti preparati e di esperienza non sbagli mai. Ecco perché partire con i Briscoes contro Kazarian e Scorpio Sky può essere solo che una scelta felice: i quattro offrono un match discreto, con qualche picco, ma sempre attento a tenere alta l’attenzione del pubblico in quella che sarebbe stata una lunga serata di passione. Vincono i face perché si inizia sempre così, questo show è fan service allo stato puro e deve andare così. E lo dimostra in pieno con la Rumble: che dovesse vincere Gordon dopo la lunga costruzione del #BookFlip era quasi scontato, ovviamente non era scontato il modo dopo che un po’ tutti i partecipanti avevano avuto l’occasione di mostrare le proprie qualità. Nulla di eclatante ma il divertimento non è mancato, seguendo anche un po’ di narrazione logica visto che Bully Ray e Gordon sono in feud anche in Ring Of Honor, e allora era giusto che si risolvesse in questa maniera.

MATT CROSS vs MJF (6,5 / 10)

Due note negative sono state l’accoppiamento e la presenza stessa di questo match. Non che i due non se lo meritassero, MJF è il nuovo che avanza e avanza anche abbastanza bene. Ha carisma old school, sa farsi odiare, sa fare poche cose ma abbastanza bene. È un personaggio azzeccato così come è un wrestler bravissimo Cross, esperto e pulito. Questo incontro sarebbe buono per qualsiasi promotion medio-piccola degli Stati Uniti ma in questo contesto era un pesce fuor d’acqua. Chiara la voglia di assegnare al più giovane un atleta maturo, scelta molto intelligente ed infatti i due hanno fatto anche abbastanza bene, ma non sono riusciti a creare un link abbastanza forte col pubblico. Non un grande inizio, ma una buona vetrina per entrambi.

CHRISTOPHER DANIELS vs STEPHEN AMELL (7 / 10)

Altra scelta intelligente quella di assegnare un attore ad un wrestler di esperienza. Bravissimo Amell a capire che se avesse voluto creare un “impatto” avrebbe dovuto seguire a menadito il suo avversario. E ciò è accaduto dal primo all’ultimo minuto, con una sequenza notevole di scambi ben dati e di bump ben presi. Che un attore metta a repentaglio il suo fisico schiantandosi su un tavolo non è cosa da tutti i giorni, e infatti Amell si è presentato non come il protagonista di Arrow ma come un wrestler che voleva mettersi in seria competizione. Daniels era il compagno ideale per questo viaggio ed infatti il match è stato godibile ed ha svegliato definitivamente il pubblico.

BRITT BAKER vs CHELSEA GREEN vs MADISON RAYNE vs TESSA BLANCHARD (7,5 / 10)

Che cos’è la rivoluzione femminile? E come mai non esiste solo in WWE? Ecco, Cody e i Bucks hanno dimostrato che ci sono dei talenti anche fuori Stamford e li hanno inseriti tutti in un incontro appassionante, appassionato, dove il pubblico è uscito chiaramente fuori di testa con senno. Vince la Blanchard che al momento è anche detentrice di un titolo, ma vincono tutte e quattro con quell’abbraccio finale da applausi dopo un match da applausi. Se la Rayne ha fatto poche cose da “veterana”, le altre si sono date alla pazza gioia sviluppando in corso d’opera tutte le mosse presenti nel proprio paniere di possibilità. Spiccano in particolare la fidanzata di Adam Cole e quella di Zack Ryder, ma è stata una corsa senza fiato che ha premiato la scelta degli organizzatori.

CODY RHODES vs NICK ALDIS (7,5 / 10)

Per atmosfera e emozioni è stato il miglior match della serata. Per un momento sembrava di essere tornati a Wrestlemania, a The Rock vs Hogan, col pubblico in piedi a supportare entrambi gli atleti (ma Cody un po’ di più). È possibile che un match per un titolo che a poco a poco si sta riprendendo la sua nicchia potesse avere così tanto appeal? Merito certamente del build-up del feud scritto da Dave Lagana e Billy Corgan, con i video giusti inseriti al momento giusto e due tra i migliori interpreti di un modo old school di intendere il wrestling. Infatti si è assistito ad un evergreen, niente di nuovo ma buono da guardare. Citazioni sparse e ben congeniate, mosse (quasi) sempre fatte bene, un overbooking cucinato a puntino (DDP su Daivari) e non invasivo, ed un finale per molti anticlimatico e per me unico su cui puntare. Perché? Perché non puoi far perdere in maniera convincente il tuo campione di oltre 8 mesi, devi lasciare spazio per un rematch e devi utilizzare un Dusty Finish: non poteva mancare il riferimento al papà di Cody che quel titolo lo aveva detenuto con piacere. Pecca non da poco il bladejob ritardato che ha allungato il match e lo ha reso meno fluido.

HANGMAN PAGE vs JOEY JANELA (7,5 / 10)

Partiamo dal presupposto che questo Street Fight è stato molto bello. Tanti spot, due atleti bravissimi, una Penelope Ford intensa e utilizzata a dovere. Poi quel volo di Janela sul tavolo che ha fatto gelare il sangue un po’ a tutti visto che Joey prende una brutta botta in testa. Ma i due sono andati avanti, hanno fatto un figurone ed hanno dato lo spettacolo che tutti si aspettavano. O quasi. Perché questo è un match hardcore in stile “Ring Of Honor” più che in stile “indy”. È una versione più edulcorata, con due atleti che sanno sì fare questo genere di incontri ma non sono specialisti. Se la cavano abbastanza bene, ma è chiaro che ti lascia sempre la mancanza di quel poco che sarebbe bastato per poter dire “ah, adesso sì che ci siamo”. Narrativamente esilarante e divertente l’angle con Joey Ryan: quando mai avremmo visto degli uomini vestiti da peni presentarsi ad uno show di wrestling?

JAY LETHAL vs FLIP GORDON (7 / 10)

Ancora tante citazioni, ed è un bene che ci siano. Il ritorno del Black Machismo, le analogie di Flip con Hogan, Lanny Poffo che fa la sua parte, Brandi Rhodes bellissima anche in completo militare. Poi la difesa del titolo, con un Jay Lethal che sembra arrivare a corto di fiato verso il finale del match, segno che gli anni passano e lo stile non può rimanere sempre lo stesso. Gordon mostra buona atleticità ma anche la necessità di mettere altro fieno in cascina per diventare presto il nuovo campione della Ring Of Honor. La massa dei 10 mila (o più) presenti a Chicago lo ha già riconosciuto come il wrestler indy del futuro. Discreto il segmento post match dove Bully Ray viene nuovamente messo al tappeto, questa volta da Colt Cabana.

KENNY OMEGA vs PENTAGON JR  (8,5 / 10)

Ci sono persone che si sono lamentate di questo match. “È puro fanservice, dovevano fare Omega vs Okada!” hanno gridato, nonostante fosse un incontro sognato da tutti. E non ha deluso le aspettative: mosse su mosse, near fall ripetuti, spot pericolosi. Non hanno mancato niente e si sono presi il match dell’anno a mani basse per quanto riguarda il wrestling indy (no, la NJPW non è indy, mi dispiace per i WWE mark). Hanno creato una alchimia che solo i grandi wrestler sanno tirar fuori, facendo capire che sì va bene il fanservice ma cos’è All In se non la serata in cui qualsiasi cosa può accadere? In cui i migliori wrestler si sfidano tra loro per concorrere al miglior spettacolo dell’anno? Ecco, questi due sono i migliori wrestler dell’anno 2018 e lo hanno dimostrato una volta di più. Uno spettacolo unico e irripetibile.

KAZUCHIDA OKADA vs MARTY SCURLL (8 / 10)

Della serie, lamentiamoci che fa sempre bene. Anche questo incontro ha avuto critiche alla vigilia: che senso ha mettere un peso massimo contro un peso leggero? E io mi chiedo: che senso hanno queste distinzioni nel mondo indy? Nessuno, infatti i due hanno messo su un match strepitoso, senza che si perdesse mai il filo narrativo. Chiaramente è stato troppo lungo, ma per raggiungere questi risultati non ci si può lamentare. Anzi per una volta è stato mostrato come un peso leggero non debba aver paura del più alto e più grosso, ma possa addirittura andare vicino alla vittoria senza che nessuno ci trovi qualcosa di strano. Altro fanservice in cui è stato dato tutto, col buon arbitro Hattori a fare da special guest di lusso ed un pubblico impazzito per entrambi i wrestler.

BANDIDO, FENIX & REY MISTERIO vs GOLDEN ELITE (8 / 10)

Quando il tempo stringe, bisogna mettere il turbo. E tutti questi ragazzi sanno benissimo cosa vuol dire correre, sia per esigenze televisive che per esigenze di booking. Il minutaggio più corto li ha costretti a condensare il meglio nel giro di 10 minuti, mostrando come si possa fare molto in poco. Tutti hanno avuto il loro spazio, tutti hanno saputo esaltare il pubblico che era lì da quasi quattro ore. Non era semplice mantenere alta la concentrazione di diecimila persone e il posizionamento di questo incontro è stato il più azzeccato possibile. Bene Rey Misterio poiché dosato e ben gestito, e forse la competizione di coppia può essere il suo futuro per tenerlo integro per altri anni a venire. Gli altri cinque sono il presente e il futuro del wrestling, sono una gioia per gli occhi ed un piacere da vedere e rivedere in continuazione. Una degna chiusura di un ppv enorme.

Commento finale:

Non è stato lo show che avrebbe dovuto spaccare in due il wrestling, ma è stato quello che ha dimostrato come le possibilità non le abbia solo la WWE. Una nicchia è diventata grande, adulta. Ha raccolto tifosi delusi, che non seguono più, che aspettano una luce in fondo al tunnel. Che hanno goduto con la ECW, si sono illusi con la ROH e la TNA, e che oggi sono sempre più spaesati. La voglia c’è, ma le promotion indy sono tante e lì manca il tempo. Manca qualcosa che faccia dire: questo non lo vedrò da nessun altra parte. E infatti All In è stato e sarà irripetibile per come è stato proposto. Ha unito indy e mainstream, ha mostrato al mondo chi c’è oltre il WWE Universe e perché sono tanto fighi e vendono così tanto. Non è stato lo show del Bullet Club (nonostante abbiano vinto quasi tutti i match) ma la stable è stato il veicolo per qualcosa di più grande. Faranno un All In 2? Probabile, ma intanto c’è il Madison Square Garden per molti dei protagonisti visti sabato notte e sarà un’altra grande serata di wrestling.

Voto: (7,5 / 10)

Corey
Dal 2006 redattore di Zona Wrestling e autore di rubriche come il Pick The Speak, Wrestling Superstars, The Corey Side, Giro d'Italia tra le fed italiane, Uno sguardo in Italia, Coppa dei Campioni, Indy City Beatdown e tante altre. Studioso del wrestling in tutte le sue sfaccettature, col tempo ha voluto perdere la definizione di "Marco Travaglio del wrestling web".