Negli ultimi giorni, è uscito ufficialmente WWE 2K19. Dopo diversi mesi di attesa e di annunci di vario genere, siamo arrivati finalmente alla fatidica data dell’inizio della vendita del prodotto, e, come ogni anno, io sono entrato in possesso del gioco fin dal Day One carico di curiosità. Sì, perché questo videogame si è caricato sulle spalle diverse responsabilità, soprattutto quella di segnare la definitiva svolta della saga, diventata nel corso degli anni sempre più noiosa. Per questo, nonostante siano passati solo pochi giorni dall’uscita, oggi sono qui a fare una prima analisi su WWE 2K19, cercando di capire se questo videogioco possa essere davvero un’inversione di rotta.

Partiamo subito parlando di un punto focale dei videogame di wrestling: il roster. Purtroppo, non mi sento di giudicare positivamente i personaggi giocabili di WWE 2K19 per diversi motivi. In primis, il roster di quest’anno risente della mancanza di alcuni lottatori molto importanti: parlando di wrestler ancora in attività, è ingiustificata l’assenza due performer come Nikki Cross e, soprattutto, Tommaso Ciampa, in particolare perché entrambi erano dei personaggi giocabili su WWE 2K18; allo stesso tempo, manca anche qualche superstar del passato molto importanti come Mick Foley, rimosso dal videogioco di quest’anno senza un motivo apparente. Oltre a questo, vi sono dei wrestler con le tenute non ancora aggiornate: ad esempio, mi viene in mente Baron Corbin, che, nonostante abbia cambiato completamente il suo attire ad inizio estate, presenta ancora i capelli lunghi ed un costume di battaglia che risale al suo periodo di permanenza a Smackdown. Infine, ad alcune buone aggiunte come Rey Mysterio, Ronda Rousey o Batista, c’è da aggiungere la presenza di personaggi completamente inutili: mi riferisco in particolar modo ai protagonisti della carriera, ovvero Cole Quinn e Barron Blade. Insomma, un passo avanti e tre indietro.

Ricollegandoci a quest’ultimo punto, è necessario elogiare il lavoro che è stato fatto con la Career Mode: senza troppi dubbi, c’è stato un notevole cambiamento rispetto agli anni scorsi. Grazie all’introduzione di una storia portante che il videogiocatore è obbligato a seguire, si perde quel senso di noia ed inutilità che si provava giocando le precedenti versioni di questa determinata modalità. Difatti, ogni match che la nostra superstar creata intraprende ha quasi sempre un suo perché, cosa che non accadeva negli anni passati. Certo, non stiamo parlando della perfezione: a tratti mi sembra che questa carriera prenda fin troppo spunto da ciò che sta succedendo tra ROH/NJPW e WWE, oppure fa storcere il naso vedere i due roster non ancora aggiornati o Daniel Bryan GM di Smackdown, ma, alla fine, ci si può passare sopra. C’è ancora molta differenza con la Career Mode proposta sui giochi NBA, ma sicuramente è stata costruita un’ottima base sulla quale lavorare in futuro.

Continuando a parlare di modalità di gioco, sono da citare il ritorno della 2K Showcase Mode, l’introduzione di Le Torri 2K e la più classica Universe Mode.

Partendo con la prima, sono molto contento del ritorno della modalità, soprattutto per la storia che WWE 2K19 ci permette di ripercorrere: la travagliata carriera di Daniel Bryan. Praticamente tutti i match sono stati riprodotti nella maniera più fedele possibile, cosa permessa pure dai numerosi obiettivi da completare nel corso dell’incontro. A questo c’è da accompagnare un comparto video tanto semplice quanto efficace, con il quale lo stesso American Dragon ci accompagna nel rivivere il suo passato. Peccato che vi siano solo 11 scontri da poter rivivere, troppi pochi per una modalità storia.

Pur non partendo troppo ottimista, sono rimasto soddisfatto pure da “Le Torri”: seppur presenti un concept basilare, questo sistema di gioco si dimostra coinvolgente, dando un’alternativa divertente a chi gioca il videogame. Vi consiglio di giocarci: anch’io sono partito pensando che Le Torri 2K fossero un po’ fine a se stesse, ma, giocando ad una di esse, mi sono ricreduto. Dategli una chance.

Infine, la Universe Mode rimane sostanzialmente la stessa: nonostante siano state apportate alcune modifiche interessanti per gestire il proprio universo WWE a 360 gradi, su tutte la maggiore libertà nell’utilizzo del Money In The Bank, la base della modalità non cambia. Può piacere come può non piacere.

Rimanendo sempre in tema Money In The Bank, il reparto creazioni continua a migliorare. La novità più importante la troviamo sicuramente nella possibilità di poter produrre una valigetta personalizzata, miglioramento che lascia intendere come gli sviluppatori abbiano prestato più attenzione verso questo oggetto, cosa che si nota pure nella modalità Universe. Inoltre, come ogni anno, vi sono sempre più particolarità e stranezze che possono essere impiegate nella creazione di un personaggio, che testimoniano ancora una volta come questo reparto sia in continua evoluzione. A partire dal limitato spazio creazioni di WWE 2K15, la casa di produzione videoludica ha svolto un ottimo lavoro per arricchire di anno in anno questa sezione, ottenendo dei risultati più che incoraggianti.

Si nota qualche tentativo di miglioramento pure nel gameplay: il cambiamento che salta più all’occhio sta nell’introduzione dei payback, ossia delle abilità speciali che ogni wrestler possiede da poter sfruttare in determinati momenti di difficoltà. A questo, si aggiunge pure una rivisitazione dell’Hell In A Cell Match, la possibilità di giocare con i wrestler dotati di teste giganti e l’aggiunta di diverse nuove stipulazioni che riguardano soprattutto la categoria Tag Team, rendendo l’esperienza di gioco sempre più coinvolgente ed appassionante.

Infine, rimane giustamente invariata la grafica. Il salto di qualità è stato fatto l’anno scorso e, quindi, non c’era la necessità di andare a lavorare su un aspetto già praticamente portato alla perfezione. 

Tirando le somme, il mio giudizio personale su WWE 2K19 è più che positivo: complice in particolar modo la rivoluzione attuata con la carriera, il videogioco targato WWE di quest’anno ha come scopo principale quello di coinvolgere il più possibile il fan nella sua esperienza videoludica, puntando più al divertimento piuttosto che alla perfetta simulazione della disciplina, riuscendo nel suo obiettivo. Se dovessi dare un voto in decimali darei un bel 8, dato che considero questo videogioco come il possibile punto di svolta per una saga diventata ormai troppo monotona negli anni passati. Ottimo lavoro, 2K!

The Notorious

The Notorious
Ho 19 anni. Seguo il wrestling da quando sono bambino, ed è tutt'ora la mia passione. Mi autodefinisco un WWE guy, perchè mi interessa soprattutto la federazione di Stamford, ma allo stesso tempo, quando ne ho modo seguo anche le indipendenti. F**k The Mayweathers.