La divisione femminile di Smackdown divide, e per certi versi confonde. Nello show blu si sta facendo un buon lavoro, oppure il roster è troppo “sottile” per poter essere seriamente interessante? Più decisivo di un pressing alto, ecco a voi l’editoriale odierno!

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Wrestlemania è uno show sui generis. E non mi riferisco necessariamente alla spettacolarità dell’evento o all’importanza assoluta che ha il solo nome del brand…mi riferisco al fatto che molte delle regole applicate nel corso dell’anno vengono sospese durante questo show, che mai come negli scorsi tre anni ha assunto una dimensione praticamente a se stante, sospesa in una bolla spazio/temporale simile a quelle del film Donnie Darko. Nelle scorse tre edizioni non vi sono stati piani a lungo termine, faide particolarmente lunghe, costruzioni elaborate di match colossali: vi è stato tanto starpower, questo si, ma con poca sostanza alla base. Un elemento tuttavia permane anche per questa edizione, così come per praticamente tutte le altre: l’esigenza di far partecipare tutto (o quasi) il roster in qualche modo all’evento.

Da qui match con più avversari, l’espediente salvifico rappresentato dalla Andre The Giant memorial battle royal, tag team match con tre o più sfidanti e via discorrendo. Anche nello show blu, ed anche nella divisione femminile, il discorso non cambia: espunte Nikki Bella, Maryse e (forse) Naomi, le cinque restanti componenti del roster si daranno battaglia per l’alloro massimo, detenuto dall’ottima Alexa Bliss.

Partiamo proprio dalla campionessa. Non amo, in senso generale, la gestione di Campioni bollati da subito come “deboli” o comunque poco adeguati rispetto alla posizione occupata. Tradotto, far schienare Alexa Bliss in tre minuti da tre quarti del roster, non mi sembra affatto una scelta opportuna, sia in caso di mantenimento del titolo che in caso di passaggio di consegne. Detto questo, grande fiducia viene data a questa performer che migliora a vista d’occhio, sia in un ambiente “protetto” come quello di Smackdown, sia in quel di Talking Smack, dove i suoi segmenti con Bryan sono sempre un piccolo highlight dello show in quanto ad intrattenimento: sul quadrato ho visto sinceramente sia di meglio che di peggio, ma i margini per una lunga e proficua permanenza nel main roster ci sono veramente tutti.

Altra sfidante sarà Mickie James. Tornata prima ad NXT e poi a Smackdown come braccio armato della Bliss, fa piacere vedere questa performer insegnare ciò che le è sempre riuscito meglio: lo sviluppo del proprio character. Le mimiche facciali, i promo, i manierismi sia durante che prima e dopo i match sono piccoli appunti che tutte (e dico tutte) le ragazze del roster dovrebbero valutare a peso d’oro, ed il suo stato sia fisico che psicofisico mi sembra assolutamente all’altezza del delicato ruolo affidatole. Poi da suo fan di vecchia data, non posso che salutare con piacere il ritorno di una delle “antenate” della rivoluzione.

Altra performer che in questo momento mi sta assolutamente convincendo è Natalya, che ha messo su un personaggio heel davvero niente male. Abrasiva ed un po’ psicotica al microfono, il pezzo forte ovviamente arriva sempre quando sale sul ring: la sua aggressività sia nelle mosse più basilari e la cattiveria con cui è capace di applicare le sue mosse di sottomissione (stile storicamente da “cattivi”, di cui Nattie è maestra) sono piccoli dettagli che rendono il suo personaggio convincente…tuttavia sempre poco vincente. Sarà per il suo status, sarà perché il focus è sempre stato concentrato sul qualcun altro, anche lei è forse schienata e sconfitta più del dovuto, ed è proprio per questo motivo che non arriva a WM con i migliori auspici di vittoria. Passiamo ora alle dolenti note.

Becky Lynch, per amor del cielo, è un’ottima wrestler. Tuttavia ultimamente, almeno a mio modestissimo avviso, qualcosa non va: il suo personaggio è oramai statico da tanto, forse troppo tempo, ed il suo essere babyface al 100% 24/7 è forse un tantino too much, in considerazione del fatto che il meglio di se riesce a darlo sempre e comunque sul quadrato e meno al microfono. Essendo la stella di maggiore grandezza del roster, ed essendo de facto la top face in questa landa semi desolata, servirebbe un minimo di sviluppo in più per il suo personaggio per riacchiappare quella fetta di pubblico che pian pianino si sta assuefacendo al colore orange del suo character.

Dulcis in fundo…nah, se si parla di Carmella. Personaggio che, a parer mio, non dovrebbe andare il ruolo di valletta o manager semi silente, la principessa di Staten Island non migliora al microfono, non migliora sul quadrato, non è un heel efficiente e soprattutto non crea intrattenimento in coppia con il buon Ellsworth, che sarebbe dovuto sparire dalle scene dopo la styles clash beccata sui gradoni. Probabilmente, al pari ad esempio di Dana Brooke (performer molto più completa, intendiamoci) e Nia Jax, che rivaleggia con lei come peggior performer femminile bi/roster, qualche annetto in più nel territorio di sviluppo non le avrebbe fatto disservizio.

Concludo con una speranza in vista di Wrestlemania. Un ingresso a sorpresa di Naomi, reduce da un infortunio, che in una sola serata conquista folla, titolo e match a Wrestlemania sarebbe una bellissima pagina di wrestling, che potrebbe tranquillamente essere arricchita dal contorno successivo di Total Divas. In questo periodo dell’anno tutto può accadere, dunque una piccola chicca di questo genere potrebbe valorizzare una divisione, oggettivamente, poco folta e leggermente poco seguita.

E voi come la vedete questa divisione quasi alla vigilia della serata di wrestling più importante dell’anno?

Danilo

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.