Avere un buon regno da Campione è importante quasi quanto avere un’ottima rincorsa al Titolo, sin dagli albori della nostra disciplina preferita. Come si sta comportando il team creativo con il nostro Daniel Bryan, prescindendo dal pessimo tempismo del suo infortunio? Più sbilenco di un rinvio di Perin, ecco a voi l’editoriale odierno!

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 Su Daniel Bryan, in modo più o meno programmato, ci hanno costruito un’intera edizione di Wrestlemania. Pensateci bene: Triple H è tornato ad avere un ruolo “attivo” nel post Summerslam dopo aver fregato Bryan, con il culmine della faida avvenuto (grazie, CM Punk) a WMXXX con tanto di job concesso. Inoltre nel main event, in un triple threat match che sapeva tanto di atteso clichè, con buona pace del secondo e del terzo incomodo, ossia Orton e Batista, Bryan si è laureato Campione assoluto. La faida che vedeva contrapposto DB all’autorità, o ancora meglio il pubblico alla WWE stessa è culminata, come giusto che sia, con il trionfo dell’utenza e del proprio idolo, dopo un percorso lungo più di sei mesi (o forse 4 anni) ed un “Wrestlemania Moment” che in un attimo non solo ha lavato, ma in parte ha anche dato senso a tutti quei PPV di transizione finiti in modo un po’ discutibile, che hanno visto coinvolto l’ex Campione Orton e lo stesso Bryan. Un momento di catarsi, un premio, un appagamento fanatico tanto atteso quanto necessario.

Non credo, in tutta sincerità, che Bryan possa avere nella sua carriera un momento più importante di quello vissuto a WMXXX: nella stessa serata ha sconfitto Orton, Batista, Triple H e soprattutto una gestione iniziale di booking che proprio faticava a percepirlo come degno della zona main event. Dunque avere una fase di calo dopo un apice così alto è in fin dei conti quasi inevitabile, fisiologico e giusto…proprio come la vittoria di Punk a Money in The Bank se vogliamo: vittoria inaspettata contro Cena, nella sua città natale l’ultimo giorno (presunto) di contratto, in una serata in cui sarebbe stato difficile chiedere qualcosa di meglio dall’allineamento planetare. E le serate successive, una volta “tornato” in WWE sono state sicuramente belle, ma impallidiscono nella mente dei fan se paragonate al momento in cui, cintura in spalla e con i capelli spettinati, il Campione WWE salutò la federazione con un bacio beffardo.

Difficile, dunque, raggiungere un apice più alto del monte Everest per Bryan, trionfante davanti ad uno stadio in visibilio. Tuttavia, ciò non toglie che una volta ottenuto il catartico momento, almeno sino a questo punto è difficile non notare come la gestione del suo personaggio non abbia subito solo un calo, bensì una drastica calata a picco. Se poi mettiamo nel calderone la possibile perdita del Titolo visto l’infortunio al collo…beh, alla mala gestione si aggiunge anche un bel po’ di sfortuna.

Lungi da me esaltare la TNA, soprattutto in questo periodo di caos creativo. La stessa storyline che vede Eric Young contrapposto a Steph e HH…ehm, Dixie ed MVP, se vogliamo, è una copia slavata del trionfo di Bryan, tuttavia anziché farla durare sei mesi è durata due puntate dal densissimo contenuto creativo e dal marcatissimo revisionismo storico. Ad ogni modo, nonostante i limiti creativi abnormi e la scarsa originalità, la TNA sta gestendo Young esattamente come dovrebbe gestire un Campione babyface: desideroso di lottare, EY non ha paura di nulla ed affronta tutte le sfide a testa alta, vincendo PULITO contro sfidanti di tutto rispetto come Magnus, Abyss e Roode, ossia i tre top heel della federazione escluso il neo turnato MVP. Mai Young, da quando ha vinto la cintura, è apparso debole. Vulnerabile forse si, ma di certo non debole.

Bryan invece rischia di avere, sempre che la cintura non gli venga strappata via, una classica gestione alla “Underdog Babyface Champ” che tanto piace alla WWE. Lo stesso canovaccio che tanto bene ha funzionato, ad esempio, con Rey Mysterio potrebbe essere letale per il nostro beniamino barbuto (non Conchita, Bryan you fools): intendiamoci, passi lo sfidante di transizione Kane, non ho assolutamente nulla contro il character e men che meno contro il performer, ma in questo momento Bryan avrebbe bisogno d’altro. Tuttavia, tralasciando il fatto che fino a Wrestlemania il “Corporate Kane” altri non era che un misero jobber-comedy heel, ammettendo con riserva il fatto che, una volta indossata la maschera, il sadismo di questo uomo disturbato possa conferirgli un livello di pericolosità accettabile e lasciando passare il fatto che i trascorsi tra Bryan e lo stesso Big Red Monster nel team Hell No sono stati a malapena accennati in fase di commento…beh, una volta lasciato perdere tutto, resta il fatto che assolutamente la faida contro Kane non doveva andare oltre il singolo mese. Altrimenti di transizione non si tratta.

Intendiamoci, la mancanza di performer come Big Show e Kane, “riciclabili” come sfidanti credibili in qualsiasi momento della carriera a prescindere dalle vaccate di booking a cui sono stati e vengono ancora sottoposti, si sentirà tremendamente quando si ritireranno. Tuttavia la faida contro il Demone favorito da Belzebù, a prescindere dal bassissimo peso specifico che sta assumendo, ha assunto addirittura toni ridicoli, con il coinvolgimento di Brie nei panni della donna in pericolo (assolutamente ATROCE la sua recitazione, la Ferilli al confronto sembra Nicole Kidman posseduta da Meryl Streep), Stephanie nel ruolo di guida nella casa infestata, booking team guidato da Dario Argento in crisi glicemica ed infine un atteggiamento da debole codardo che non solo non si addice a Bryan in se per se, ma men che meno alla figura di CAMPIONE babyface, punto e basta.

Stone Cold, Cena, Hogan sarebbero scappati da Kane con la coda tra le gambe al solo sentire un pyro? La risposta e no, ed il fatto che Bryan non sia percepito o fatto percepire come una reale minaccia per i suoi avversari è gravissimo, specie se il suo avversario sino a ieri era un midcarder. Ripeto, il fatto che dopo la conquista titolata si sarebbe andati incontro ad un lieve “raffreddamento” era qualcosa di assolutamente prevedibile, ma qui si sta parlando di un concreto rischio di criogenia a lungo termine.

Bryan è over come pochi prima di lui, ha le caratteristiche per ottenere match dignitosi da chiunque ed in un periodo in cui per andare over da face devi necessariamente essere un buon heel, lui è riuscito ad accattivarsi le simpatie del pubblico semplicemente essendo se stesso, ossia un wrestler con i controfiocchi. Ma non esiste ballerino di tango che possa performare da solo, infatti ciò di cui Bryan necessita sono faide complesse contro main eventer che riescano a suscitare, o meglio, a far restare vivo l’interesse del pubblico. Orton non è una soluzione, Wyatt si. Triple H. John Cena. Lesnar. CM Punk (?). Batista (con la giusta storyline). Sono questi i personaggi contro cui Bryan dovrebbe non solo feudare, ma trionfare.

Resta da vedere, a questo punto, se la cintura gli verrà strappata, se la storyline che mescola realtà e finzione sul suo infortunio assumerà toni “centrali” e soprattutto se, una volta tornato, ricoprirà il ruolo di main eventer appena lasciato oppure se verrà smistato lontano dalla cintura, per ricreare una nuova “rincorsa” che potrebbe essere interessante, ma decisamente non coinvolgente come quella appena ultimata.

Solo in questo modo, credo, la sua longevità al top potrà essere prolungata, prima che Cena non passi a riprendere la fiaccola che, di tanto in tanto, finisce con il prestare a qualcuno, senza mai poterla passare realmente. Ed in questo caso, non è proprio colpa di Big Johnny.

Danilo

 

Danilo
Atarassico, eclettico, nuotatore tendenzialmente pigro, amante dei fagioli con le cipolle, delle serie tv, dei manga e delle botte di Natale. Lavora anche, ma solo nel tempo libero.